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Turismo: l’Italia “ignora” la crisi

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Nel 2010 il Bel Paese è primo nel mercato turistico nell’UE.

La crisi economica risparmia il turismo. O meglio, l’Italia in questo campo sembra aver fatto fronte alla crisi meglio dei Paesi più direttamente concorrenti, tornando ad essere mercato leader in Europa. È questa la principale evidenza del Rapporto sul turismo italiano 2011, vero e proprio punto di riferimento per operatori e policy makers del settore, curato da Mercury Srl (una delle maggiori società di ricerca e promozione del turismo e dei beni culturali) e Irat (Istituto di ricerche sulle attività terziarie del CNR) in collaborazione con Istat, Aci, Isnart-Unioncamere, Ciset, Enit, Banca d’Italia e il Dipartimento per lo Sviluppo e la Competitività del Turismo presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Per il turismo internazionale in Italia, nel 2009, si è raggiunto il minimo storico degli ultimi quattro anni del decennio, con 106,8 milioni di presenze straniere e 32,6 milioni di arrivi. Nel corso del biennio 2007-2009, però, la diminuzione media del movimento degli stranieri in termini di pernottamenti è stata dell’1,2%, in Grecia dell’1,5%, in Francia dell’ 4,7%, in Spagna del 5,7% e nel Regno Unito del 2,9%.

Questi andamenti hanno portato appunto l’Italia a riconquistare la prima posizione per il mercato turistico complessivo (domestico e internazionale) dei paesi UE, con una quota del 16,8%, mentre per quello internazionale il nostro Paese si colloca in seconda posizione fra i Paesi UE, con una quota del 18%, alle spalle della Spagna (22,7%).

Nel 2010 le rilevazioni ConIstat stimano un andamento differenziato con un aumento della movimentazione degli stranieri ed una diminuzione di quella degli italiani, effetto sia della crisi sia della concorrenza sui bassi prezzi degli altri Paesi mediterranei. Le presenze e gli arrivi degli stranieri sarebbero cioè aumentati rispettivamente del 2,4% e del 4,6%, quelli domestici diminuiti del 3,1% e del 2,6%. Questi movimenti opposti determinano una situazione di quasi stazionarietà del saldo complessivo, con un aumento degli arrivi dello 0,5% e una riduzione delle presenze dello 0,7%. È stato superato di poco il numero di presenze straniere dell’anno record, il 2007 (163,5 a 163,3 milioni), che verrà oltrepassato nettamente (previsione di 170 milioni: +4%) a fine 2011.

Le ultime rilevazioni stimano forti incrementi anche per l’effetto rimbalzo della movimentazione degli stranieri (e dei connazionali) a causa delle crisi istituzionali in atto nei paesi della riva Sud del Mediterraneo, che hanno contribuito ad allontanare i frequentatori internazionali, anche se in modo assai differenziato.

Dicevamo delle presenze straniere, la cui quota sul totale è in aumento: dal 41,4% del 2000 al 44,4% del 2010. Il mese di punta per i clienti stranieri è luglio, con il 18,1% delle presenze (per gli italiani agosto con il 25,2%). La più nutrita rappresentanza non indigena è quella tedesca (29,6%); seguono Paesi Bassi (6,8%), Regno Unito (6,6%) e Francia (6,6%). Veneto (22,5% del totale delle presenze), Trentino e Lazio attirano da sole la metà dei visitatori non italiani.

Andrea Buono

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