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Italiani in vacanza? Sono in calo i viaggi all’estero

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Turismo: in calo i viaggi all'estero

I dati – Questa estate saranno decisamente preferiti i nazionali.

Con l’arrivo della primavera (anche se non proprio meteorologica) è già tempo di pensare alle sospirate vacanze. Anche perché, non essendoci ponti festivi in primavera, quelle estive rimangono la meta più a portata di mano. Ma è tempo di fare anche i conti con la crisi economica, con le risorse (talvolta poche) a disposizione. Il 2010 è un altro anno di incertezza e prudenza, come quello che lo ha preceduto. Lo dice un recente sondaggio di Trademark Italia, società di consulenza e marketing per il turismo e l’ospitalità, che a breve renderà noti i risultati dell’indagine condotta a cavallo tra il mese di gennaio e febbraio 2010 dal titolo “Dove vanno in vacanza gli italiani”. Le anticipazioni rivelano l’immagine di un’Italia “sganciata dal mercato estero, turisticamente autoreferenziata e autarchica, caratterizzata da un’offerta di ospitalità datata, inadeguata e sconveniente”. Una cosa è comunque certa: gli italiani non rinunciano alla vacanza perché è ritenuta necessaria per la qualità della vita. Gli italiani si dimostrano attenti ai segnali di ripresa economica e aspettano la fine del tunnel – fanno sapere da Trademark – cresce il ricorso al credito al consumo e si rafforza l’idea, o l’auspicio, di un 2010 migliore del 2009. Nonostante l’avanzare dei network turistici online, il passaparola rimane anche nel 2010 lo strumento di marketing più influente.

 

E come se la passa il settore alberghiero? I dati e le analisi di Italian Hotel Monitor, che dal settembre 2000 studia il movimento alberghiero in 47 città italiane, elaborati da Trademark Italia, testimoniano che gli alberghi italiani superano lo stress della recessione, ma perdono punti per l’occupazione camere. La flessione c’è e si vede, ma si va avanti nonostante tutto. A Napoli, ad esempio, l’occupazione media delle camere sfiorava il 77% nel 2007, nel gennaio 2008 era scesa al 38%. Nel 2009 arrivano i segnali di ripresa, una situazione in controtendenza rispetto alla media nazionale con una media occupazione delle camere nell’ultimo anno pari al 55%. L’ultimo dato registrato a febbraio 2010 nel capoluogo campano rileva una percentuale del 46,4%.

In generale i prezzi nell’Italia alberghiera espressi dal Monitor (che comprendono piccola colazione e IVA) sono scesi. La variazione negativa vede, infatti, gli operatori costretti a ridurli per inseguire il mercato, anziché aumentarli per seguire l’inflazione. La sintesi dei prezzi al giugno del 2009 fissa la soglia di resistenza media dei 4 stelle intorno a 118 euro, mentre negli alberghi a 3 stelle raggiunge i 63 euro. Nell’ultimo anno hanno resistito le grandi città turistiche Venezia, Roma e Firenze. Anche Milano resta sul 63% di occupazione. Un caso in negativo è quello di Bologna, vittima di un’ondata di overbuilding, che passa, secondo Trademark, da un’invidiabile occupazione camere nell’ottobre 2000 pari al 79,2%, a una media del 49% nel 2009 nelle strutture alberghiere di categoria upscale.
Guardando al dato in Puglia, nel periodo compreso tra giugno 2008 e luglio 2009 la città di Bari presentava un’occupazione camere pari al 57,2% per l’upscale, mentre si viaggiava intorno al 61,3% per il midscale. I primi due mesi del 2010 registrano un calo: ci si attesta sul 54,7% per l’occupazione camere della prima categoria, e al 55,0% per la seconda. Gli inizi del 2010 confermano il dato già acquisito per Foggia nello stesso bimestre del 2009: una percentuale di occupazione camere che presenta una media attestata intorno al 43,4% per l’upscale e che non supera il 40% per il midscale. Buona la performance di Taranto con il 54,6% del primo bimestre targato 2010 nella categoria superiore, a fronte del 57,2% di tutto il 2009. Nella categoria midscale ha fatto registrare, invece, il 44,5% contro il 49.3%.

Unico segnale di allarme è quello del livello medio di occupazione camere. Quando si colloca al di sotto del 60% diminuisce o si azzera la redditività. L’Italia alberghiera spesso criticata, in un anno terribile, di altissima difficoltà per la finanza, l’economia e il commercio mondiali, mostra una sorprendente resistenza. Ad andare meglio sono le grandi città turistiche. La contrazione del turismo internazionale, il crollo delle attività congressuali, un minore movimento commerciale facevano presumere una sostanziosa flessione dell’occupazione camere media di queste 10 città, con perdite stimate del 12-15%. Questa ipotesi è stata smentita dai fatti. Considerando il calo a due cifre maturato nello stesso periodo da finanza, mercati e industria, gli alberghi – senza dubbio alcuno – hanno avuto una performance soddisfacente.

Enza Moscaritolo

Ulteriori approfondimenti su "La Gazzetta dell'Economia" num. 17 del 01 maggio 2010, pagg. 2-3-4-5-6-7

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