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Il nostro “tesoretto” è nell’armadio

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Ricerca – Una curiosa indagine dell’agenzia Added Value svela le nostre abitudini.

Se c’è ancora qualcuno pronto a sostenere che i vestiti inutilizzati debbano passare direttamente dall’armadio alla pattumiera durante il cambio di stagione, noi di Gazzetta dell’Economia saremmo proprio curiosi di conoscerlo. Soprattutto alla luce dell’indagine commissionata di recente da eBay.it (il primo sito di e-commerce in Italia) all’agenzia Added Value, il cui studio ha rilevato un dato sensazionale.

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La ricerca, infatti, riporta che negli armadi degli italiani c’è una mole di capi d’abbigliamento talmente ampia da fruttare, qualora fosse rimessa in vendita, un guadagno pari a circa 5 miliardi di euro. Oltre 35 milioni di italiani, di fatto, non indossano più un quinto del proprio guardaroba ma, nella maggior parte dei casi, non intendono disfarsene. Insomma, di paradossale – proprio come negli armadi – c’è davvero… tanta roba.

La fetta più cospicua degli intervistati, pari a circa l’80% della torta, ha perfino ammesso che tra l’abbigliamento e gli accessori messi da parte si trovano addirittura capi nuovi o comunque ancora in perfette condizioni. Passando però in rassegna i motivi principali per cui questi vestiti non si indossano più, il fatto che siano rovinati emerge solo nel 13% dei casi. La causa principale, invece, è che hanno stufato e non piacciono più per il 40%. Dato che sale del 4% se riferito alle donne.
Meno allarmante è quello relativo alla taglia di maglioni e jeans, che diventa causa di inutilizzo 37 volte su 100 (il 6% in più per le donne). Aver acquistato abiti nuovi in sostituzione dei vecchi (23%) o ritenere che i propri capi siano passati di moda (22%) completano la casistica. Non si è mai presentata alcuna occasione di indossarli per un altro 22%. Sebbene la differenza sia minima, in questo caso gli uomini (25%) si dimostrano più pratici delle donne. Incuriosisce però il fatto che il 18% si giustifichi con la scusa di essersi dimenticato di possedere certi indumenti.

Ma se davvero siamo in possesso di vestiti che non utilizziamo, perché non riciclarli facendo girare l’economia? Basterebbe dare una seconda chance al guardaroba. In fondo, Added Value non è solo una società di studi alla quale è stata commissionata questa interessante ricerca.

Si definisce Economic Value Added, infatti, anche una metodologia per il calcolo del rendimento di un investimento. E rivendere i nostri vestiti vecchi assomiglia proprio a un modo originale per generare denaro. Secondo lo studio, gli italiani disposti a rivenderli sono 15 milioni. Più della metà lo farebbe utilizzando il web come canale. Dall’indagine si evincono perfino le aspettative dei nostri concittadini, secondo cui il guadagno medio atteso sarebbe di circa 140 euro a persona.
Ma come mai la maggior parte tende ancora a conservare la roba che non indossa più? Per il 32% degli italiani è una questione di convenienza (prima o poi torneranno utili), seguita da una componente affettiva (il 28% è la media tra il 33% delle donne e il 23% degli uomini).

Sul gradino più basso del podio, infine, subentrano i rimorsi nel disfarsi di roba tenuta in condizioni ottimali (24%). A restare in fondo ai cassetti sono soprattutto cravatte, gonne, cappelli e pantaloni, mentre quelli che si mettono da parte con meno facilità sono proprio giacche e jeans. Sintomatologia di un costume diffuso.

Alessandro Schirone

Intervista all'autora su "La Gazzetta dell'Economia" num. 16 del 24 aprile 2010, pag. 14

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