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Deliolanes Dimitri - Come la Grecia

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L’Italia rischia di diventare come la Grecia. Da mesi questa aff ermazione è un ritornello. Dopo l’Irlanda e il Portogallo, e ora forse prima della Spagna, è il Belpaese a fi nire sotto osservazione. Dimitri Deliolanes, corrispondente in Italia della televisione pubblica greca Ert nel libro Come la Grecia. Quando la crisi di una nazione diventa la crisi di un intero sistema (Fandango, 2011), racconta e spiega le ragioni della grave crisi che attraversa il suo Paese e minaccia di contaminare l’Europa.

La Grecia, come l’Italia, è schiacciata da un enorme debito pubblico (sono rispettivamente al primo e al secondo posto della poco onorevole classifi ca dei più alti debiti pubblici europei in rapporto al Pil). Questo fardello (da 357 miliardi di euro, pari al 165% del Pil, contro i 1.899,5 miliardi di euro del debito italiano, pari al 120,6% del Pil) è il risultato di un sistema politico ineffi ciente, di una burocrazia ipertrofi ca e asservita ai politici, un governo travagliato e diviso dal clientelismo dilagante, un’opposizione irresponsabile, un sistema che vede l’80% delle spese statali destinate a salari e pensioni del settore pubblico, un’economia in forte rallentamento, un tasso di disoccupazione fra i più alti in Europa e un’evasione fi scale senza eguali (37 miliardi di euro secondo dati certi e uffi ciali diff usi dal ministro delle Finanze Evangelos Venizelos nei giorni scorsi, su un Pil di appena 280 miliardi). In altre parole, il Paese ha vissuto per decenni al di sopra delle proprie possibilità.

L’Unione europea ci ha messo un po’ a inquadrare la situazione greca. Anche perché sul defi cit, ha dichiarato il ministro olandese dell’Economia Wouter Bos, citato nel libro, “la Grecia ha sistematicamente mentito e ingannato la Commissione europea e gli altri Paesi membri”. Finché nel 2010, ricorda Deliolanes, “la crisi è scoppiata in tutta la sua magnifi cenza” e ha rischiato di travolgere l’intero sistema dell’euro (“una moneta - secondo la celebre frase di Tommaso Padoa Schioppa - senza uno Stato che la difenda”) e a porre all’Unione europea pressanti interrogativi sul suo presente e sul futuro. Il Trattato di Lisbona, infatti, spiega Deliolanes, “vieta esplicitamente di andare in soccorso degli altri Paesi dell’Eurozona. Né la Banca centrale europea poteva concedere prestiti. Per soccorrere le disastrate fi nanze greche bisognava ricorrere a un’interpretazione tutta politica delle clausole di solidarietà del Trattato, oppure avallare la decisione, politica, di una serie di Paesi che avrebbero unilateralmente aiutato la Grecia a uscire dalla crisi. Sulla debolezza politica dell’Ue nell’aff rontare questo inedito problema si sarebbero concentrati in pochi giorni i terribili attacchi degli speculatori”.

Declassati i titoli greci a livello di junk, “spazzatura”, di fronte al rischio concreto di default del Paese e sotto la pressione dell’Europa e dei mercati internazionali, il governo Papandreou ha adottato misure disperate di contenimento del debito e di tagli alla spesa pubblica per cercare di restituire i prestiti che l’Europa ha concesso alla Grecia. Misure che però stanno mettendo a durissima prova la popolazione. Da due anni si susseguono violentissime proteste con decine di scioperi generali e duri scontri con la polizia fuori dal Parlamento. Gli stipendi pubblici sono stati decurtati, eliminate le indennità, riformato il sistema pensionistico, aumentate le tasse. “E anche la Chiesa Ortodossa – scrive Deliolanes – ha contribuito al risanamento, dichiarandosi disponibile a pagare le tasse sugli immobili e a tagliare un po’ gli stipendi dei ministri del culto. Qualcuno pensa che la Chiesa cattolica dovrebbe fare lo stesso in Italia”.

Ma come ormai il problema non è più solo della Grecia (e di altri “Pigs”, in inglese “maiali” ma anche acronimo dei Paesi di Eurolandia ventre molle dell’Unione monetaria, con economie deboli e conti pubblici disastrati, ossia Portogallo, Irlanda e Italia, Grecia e Spagna) ma europeo, anche la soluzione non può essere limitata ai confi ni ellenici. Deliolanes riporta alcune delle soluzioni proposte, un’Ue a due velocità e con due divise, un Fmi europeo, non condizionato da Washington o gli eurobond, visti però con scetticismo dai Paesi più virtuosi, come la Germania, che non vorrebbero pagare per gli errori altrui. Quelli commessi dalla Grecia possono riassumersi nelle parole del primo ministro Papandreou: “Abbiamo chiamato spesso giustizia scandalosi privilegi di poche corporazioni, cultura il consumismo, imprenditoria la caccia al facile arricchimento e alla sovvenzione statale o europea”. Ossia vizi non distanti dalla penisola italiana.

GIUSEPPE DAPONTE

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