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Elio Cadevo - Perchè gli OGM

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OGM (organismi geneticamente modificati) sì, OGM no? La scelta positiva o negativa – ribadisce la Corte Costituzionale (sentenza 116/2006) – deve basarsi su criteri strettamente scientifici. Le riflessioni di carattere economico dovranno solo servire a completare il quadro cognitivo, facendo emergere i bisogni reali dall’attuale contesto economico- sociale, nonché eventuali rischi ed opportunità che si presentano nel campo agro-alimentare così come in altri campi di applicazione dell’innovazione biotecnologica.

L’opinione pubblica e la legislazione stessa, però, sono pervase da falsi allarmi, preconcetti, carenti o false informazione e comunicazione che creano paure ingiustificate e stato di allerta. A fare chiarezza a più e qualificate voci è il volume che Elio Cadevo, giornalista, scrittore, inviato speciale Giornale Radio Rai per la Scienza e l’alimentazione, ha curato e pubblicato per i tipi Palombi editori “Perché gli OGM”.

Un titolo non – come potrebbe attendersi –interrogativo a dichiarare, già in premessa, la natura esplicativa della materia. E spiegazione e comunicazione valide e fruibili da tutti sono fatte con il contributo di professionalità di alto profilo scientifico e bioetico.

Sgombra subito ogni preconcetto lo psichiatra Vittorino Andreoli che, spiegati i meccanismi fisiologico-comportamentali della paura, mette in chiaro che la ricerca, specie per i costi enormi che essa comporta, non è un capriccio ed è diretta al miglioramento della vita dell’uomo.

“Alcuni prodotti alimentari che noi chiamiamo sempre con lo stesso nome sono modificati per trasformazioni genetiche operate da muffe, germi patogeni, antiparassitari… Tutti consumiamo soia geneticamente modificata, ora prodotta a minor prezzo e in più alta qualità. Giungere a pensare che una soia geneticamente modificata cambi la struttura genetica delle cellule umane che se ne nutrono non è scienza ma stupidità”. “Tentativi di identificare il Dna transgenico nei tessuti animali, dopo somministrazione di alimenti Ogm, sono risultati sempre negativi. Il Dna ricombinante, individuato nell’intestino fino a 48 ore dopo l’ingestione, non è stato, poi, ritrovato – dice Girolamo D’Agnolo, biochimico, comitato nazionale biosicurezza – in alcuna altra cellula dello stesso animale che se ne era cibato. Gli studi di tossicità non hanno segnalato alcun fatto nocivo del Dna transgenico”.

La possibilità di creare organismi biologici “innaturali”, potenzialmente pericolosi – dice Corrado Clini, direttore generale Ministero Ambiente – esiste ma spetta alla scienza ed al costante controllo evitare che essi finiscano nella catena alimentare. D’altra parte, le piante “naturali” sono ricche di composti (80.000 conosciuti) sviluppati per difendersi ma che sono tossici per l’uomo e, in molti casi, cancerogeni nell’animale da esperimento. Nell’alimentazione umana, oltre il 99% delle tossine ingerite è di origine naturale, 1% da sostanze di sintesi.

In Italia, solo il mais avrebbe possibilità di sviluppo concreto ma con il calo di superfici e rese, nel 2009, ha causato un esborso di 300 milioni €. Nel 2008 si sono importati mais e farina di soia per 1,600 milioni €.

La domanda globale di cereali, dal 2008, è cresciuta del 75% e continua con 1,5% per anno; i prezzi sono cresciuti del 40%). Incrementa la richiesta di biocarburanti con un mercato di 50 miliardi di dollari, in raddoppio nei prossimi 10 anni, responsabile per oltre 60% di aumento dei prezzi dei prodotti agricoli. Le multinazionali investono in Ricerca e Sviluppo in media 10% del fatturato (Dow Chemical, nel primo semestre 2010, 1,6 miliardi di dollari). Questo cancellerà dal mercato i concorrenti (semi convenzionali) che non innovano. Il fatturato Monsanto 2010 è stato di 10,5 miliardi di dollari (62% semi).

Un esempio è dato dal grano Creso (superficie coltivata in Puglia, 38.754 ettari, in Basilicata 22.118) con un valore di 600 miliardi di lire nel 1983. Enea ha incassato, fino all’83, 180 milioni di roylaties.

Le applicazioni Ogm non sono limitate alle produzioni alimentari ma si rivolgono alla farmacologia, alle bioenergie, anch’esse rispettose dell’esigenza prioritaria di protezione della biodiversità.

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