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John C. Maxwell - Tutti comunicano, pochi si connettono

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Stando agli esperti siamo bombardati da 35.000 messaggi al giorno. Ci troviamo tutti i giorni di fronte a e-mail, sms, manifesti, programmi televisivi, film, trasmissioni radiofoniche, Twitter, Facebook e blog. Pronunciamo circa 16.000 parole al giorno. Parlare è facile. Lo fanno tutti. Ma come si può far “contare” le parole? Come si può comunicare “realmente” con gli altri?

John C. Maxwell, uno dei maggiori esperti di leadership del nostro tempo, autore di libri che hanno venduto più di 18 milioni di copie in tutto il mondo e di articoli sul New York Times, sul Wall Street Journal e su BusinessWeek, nel volume Tutti comunicano, pochi si connettono approfondisce un aspetto trascurato da molti aspiranti o pretesi “condottieri”: il modo in cui si relazionano alle persone che li circondano. Dai primi ministri ai presidenti ai manager una gran parte di leader si chiude in una casta di inarrivabili lontana anni luce da coloro che governano e gestiscono. Questo è un grosso, anzi il maggiore errore che possano fare perché la leadership efficace è impossibile senza la connessione con le persone, in aziende, organizzazioni no profit, associazioni ed enti, istituzioni, nazioni, e anche in famiglia.

Maxwell illustra ai lettori i “10 principi della connessione” e le pratiche che devono diventare la regola per chiunque voglia essere seguito, ispirare gli altri e ottenere risultati concreti. Diventa fondamentale focalizzarsi sugli altri, espandere il proprio lessico di connessione al di là delle parole, sfruttare al meglio l’energia che si può utilizzare per la connessione, prendere esempio dai grandi connettori, trovare un terreno comune, semplificare la propria comunicazione, catturare l’attenzione delle persone, ispirarle ed essere autentici. Attraverso storie, aneddoti, esperienze personali il libro dimostra che abili comunicatori in grado di connettersi non si nasce, si diventa: per parlare in pubblico, gestire team e trascinare gli altri.

Tra gli esempi riportati quello di Mosè che, secondo Maxwell, non fu un grande leader fin dall’inizio, anzi per avere successo dovette crescere in tutti gli ambiti della sua vita. Era così negato a relazionarsi con le persone che la prima volta in cui cercò di influenzarne una, un egiziano, finì per ucciderlo e dovette fuggire da quel paese e vivere in esilio. Quando ricevette la chiamata di Dio in mezzo alle fiamme non voleva accettare: non si fidava della propria capacità di comunicare con la gente. Per fargli dire sì all’incarico Dio dovette mandare insieme a lui suo fratello Aronne. Dopo aver guidato con successo i figli di Israele fuori dall’Egitto Mosè non si dimostrò particolarmente abile nel guidare ulteriormente il suo popolo. I seguaci continuavano a puntare nella direzione sbagliata e lui cercava di fare tutto da solo. Dovette intervenire suo suocero, Ietro, per identificarne gli errori e indurlo a nominare altri leader che lo aiutassero a condividere le responsabilità. Mosè raccolse le capacità che possedeva e le sfruttò al meglio. Fece ciò per cui era stato chiamato, accrebbe la sua influenza e la usò per aiutare un gran numero di persone. Ed entrò in connessione con loro. Quando morì un’intera nazione pianse. Il popolo di Israele restò in lutto per trenta giorni. Una storia che Maxwell “utilizza” per ribadire il suo “credo”: “C’è solo una cosa tra voi e il successo. Non è l’esperienza. Non è il talento. È la connessione”.

Fabio Traversa

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