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Simon Hermann, Danilo Zatta - Think! Gestire l’azienda con strategia e visione

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Più che “agire” la classe manageriale tende a “reagire”. Questo è l’assunto principale del nuovo volume di Hermann Simon e Danilo Zatta Think!, pubblicato per Il Sole 24 Ore Libri.

Entrambi consulenti aziendali con grande esperienza nel management internazionale vedono due ragioni per il disavanzo: un eccesso di informazioni e la fede delle mode di gestione. Zatta raccomanda una selezione rigorosa delle informazioni, e di allontanarsi dalle mode che confondono il management, soprattutto in tempi di crisi.

Uno dei peccati capitali oggi è l’assenza di visione. L’intera classe manageriale, top e middle, un po’ per attitudine, un po’ per inerzia, un po’ per emergenza, governa l’azienda considerando solo i risultati immediati, a breve termine, senza mai progettare, ideare, creare un percorso intero che faccia parte di una visione d’insieme, che tenga conto del passato, del presente, del futuro. Hermann Simon, con tono pacato, ma con piena consapevolezza e con lo stile under statement che lo contraddistingue, denuncia questa tendenza deleteria all’interno del mondo aziendale e indica la rotta per una gestione strategica, riflessiva, pensata.

Il manager, prima di agire, deve pensare e deve farlo in modo prospettico. Per avere successo nel mondo aziendale bisogna, allora, sviluppare strategie sostenibili nel lungo periodo e far guidare le attività quotidiane da una visione sistematica di ampio raggio. I manager devono agire piuttosto che reagire, seguire un piano di lungo periodo anziché soltanto pianificare le attività operative.

Non mancano, invece, esempi negativi. Rivisitando nel libro la “letteratura” degli anni 80, si ritrova regolarmente Ibm come esempio acclamato di vicinanza al cliente di una super azienda. Pochi anni dopo, però, Ibm cadde in una profonda crisi, dimezzando il numero dei dipendenti, per poi riprendersi dopo diversi anni. A inizio degli anni 90 venne, invece, attestata ai produttori automobilistici giapponesi una grandiosa superiorità in diversi best seller: si sottolineava come produttori europei ed americani avessero perso la sfida contro i giapponesi. Oggi le maggiori case automobilistiche giapponesi sono in mani occidentali e quelle indipendenti come Toyota versano in una forte crisi, realizzando pesanti perdite. Poco dopo furono i produttori di pc come Compaq o Hewlett Packard a rappresentare i vincitori, ai quali il mondo intero si sarebbe dovuto orientare. Queste aziende sono state oggi acquisite da altre e in parte completamente scomparse. Seguì poi alcuni anni dopo l’euforia per internet e la telefonia mobile con colossi come Amazon, Yahoo, Worldcom, Nokia o Cisco che divennero aziende di “culto”, distaccando tutte le imprese della old economy. Esse caddero successivamente pressoché tutte in una fase di crisi. E, come se non bastasse, a partire dagli anni 80 diversi autori e guru lanciarono sempre nuove mode, slogan o soluzioni definite come l’unica e omnicomprensiva ricetta per risolvere tutti i problemi ma i successi della loro applicazione sbiadirono dopo pochi anni. Anche aziende italiane si fecero contagiare, sia pure in maniera più sobria. Per molti questo comportamento esprimeva nelle fasi del boom l’arretratezza dei nostri manager. In realtà si trattava di buon senso. Peraltro, come si evince dal volume, solo un’approfondita comprensione mette al riparo da spettacolari abbagli di successi generati nel breve periodo.

Ciò che conta non è il momentaneo “come”, ma il “perché” di lungo periodo. La prospettiva storica relativizza così sia l’euforia borsistica durata fino alla fine del secolo passato sia il successivo scoppio della bolla che ha impattato negativamente i mercati dei capitali. Peter Drucker, un economista e saggista austriaco naturalizzato statunitense, ha caldeggiato questa conclusione come nessun altro. Lui interpreta la gestione dell’azienda alla luce della storia, che si deve conoscere a tal fine in maniera molto dettagliata. Un presupposto che la maggior parte degli autori manageriali nega completamente E, invece, solo chi comprende il passato e interpreta in maniera corretta il presente ne evince una migliore comprensione del futuro.

Søren Aabye Kierkegaard, filosofo danese, ha riassunto come segue questo pensiero: “La vita può essere compresa solo con lo sguardo indietro, ma può essere vissuta solo con lo sguardo in avanti”.

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