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David Lane - Terre Profanate

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“Bellezza e brutalità”. David Lane ha scelto questi due sostantivi per descrivere la Calabria nel suo ultimo libro, dal titolo “Terre profanate, viaggio al cuore della mafia”, ed. Laterza. Ma bellezza e brutalità sono presenti un po’ dappertutto nel nostro Sud, dove i paesaggi commoventi e le meraviglie di un passato ormai lontanissimo convivono con i morti ammazzati e i traffici miliardari delle organizzazioni criminali.

Lane è un giornalista inglese, corrispondente per l’“Economist” dal 1994. Deve la sua fama agli speciali dedicati a Silvio Berlusconi, che suscitarono clamore in Italia e in Europa. Si è affacciato per la prima volta in Italia nel ‘72, per poi decidere di rimanervi. Dopo 30 anni, ecco l’idea di un viaggio nel Mezzogiorno, alla scoperta non solo dei luoghi, ma delle persone e delle vicende terribili che impregnano la vita quotidiana dei suoi abitanti, che in più occasioni si sono opposte o si oppongono tutt’ora alla spietatezza delle mafie. L’Inglese non è stato certo il primo a cimentarsi con questo tipo di resoconto, ma a differenza di altri viaggiatori, a parlare quasi non è lui, ma le decine di magistrati, poliziotti, amministratori e persone comuni che ha incontrato lungo il suo cammino per spiegare nel modo più diretto cosa vuol dire mafia.

È partito da lontano: da “La Sicilia nel 1876”, la famosa inchiesta di Leopoldo Franchetti e Sidney Sonnino che per Lane è forse il testo migliore per comprendere il fenomeno mafioso. “È la storia del bene e del male – scrive Lane – del Mezzogiorno d’Italia”. Una vicenda che ha qualcosa di epico, nella lotta tra i criminali e chi li contrasta. Ma se cercate nel libro una definizione chiara e tonda di cosa sia la mafia, siatene certi: non riuscirete a trovarla. Perché Lane fa parlare direttamente i fatti: e così inizia il suo viaggio da Gela, in Sicilia, dove incontra il sindaco che ha vinto nonostante i brogli elettorali e vive sotto scorta. Passa per Corleone, ansiosa di liberarsi della sua fama dovuta al celebre film di Coppola, e per la Calabria, dove gli omicidi si consumano tra le piantagioni di bergamotto. E il viaggio prosegue lì dove un tempo sorgevano i templi e le città della Magna Grecia e ora trovi “strade cha partono dal nulla per arrivare nel nulla”, o zone industriali tanto imponenti quanto inutili. Ma ci sono anche le cooperative dei ragazzi che lavorano i terreni confiscati alla mafia, e le storie di quei giudici e di quei politici che per combatterla hanno perso la vita.

Il passo tra il diario di viaggio e lo sguardo alla Storia è breve. Tanto più se a tentarlo – con successo – è qualcuno in grado di gettare lo sguardo da posizione esterna, con gli occhi dello “straniero”. È una grande prova di giornalismo di inchiesta, frutto di 3 anni di lavoro, ricca di documenti e testimonianze, che può ben inserire David Lane nella prestigiosa tradizione letteraria del resoconto di viaggio. Scriveva Goethe 200 anni prima, nel suo secondo viaggio in Italia: “È ancora come la lasciai, ancora polvere sulle strade, ancora truffe al forestiero ognuno pensa per sé, è vano, dell’altro diffida, e i capi dello stato, pure loro, pensano solo per sé. Bello è il paese! Ma Faustina, ahimè, più non ritrovo. Non è più questa l’Italia che lasciai con dolore”.

Dario Bissanti

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