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Maurizio Viroli - La libertà dei servi

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Lui, italianissimo, vive negli Stati Uniti, dove è professore di Teoria Politica a Princeton. I suoi colleghi un giorno gli hanno chiesto di fare una fotografia politica del suo Paese, da mostrare al pubblico anglosassone. E il risultato è “La libertà dei servi”, pubblicato per i tipi Laterza. La fotografia è ben messa a fuoco e ritrae un paesaggio decisamente desolante. Una nazione fatta non di cittadini, ma di sudditi. Il tema è uno di quelli destinati a rimanere per sempre senza soluzione, quello della libertà.

Non che per Viroli la libertà non sia garantita dalle leggi, questo sia chiaro. Abbiamo una costituzione, dice, che è una delle più giovani e quindi anche delle più evolute, ma questo non basta. Se resta possibile la formazione di uno o più poteri arbitrari, infatti, allora i cittadini sono sì liberi, ma nel senso della libertà dei sudditi: non ostacolati nel perseguimento dei propri fini per legge, come nei regimi, ma destinati ad agire all’interni di recinti determinati dal malgoverno, dal malaffare, dalla corruzione, dall’ineguaglianza. Per Viroli questi recinti sono diretta conseguenza della corte. Un sistema politico che certo non rappresenta una novità nella tradizione italiana, e gli esempi sono molteplici: dalle corti imperiali di Roma, passando per quelle ducali, fino ad arrivare non troppo lontano nel tempo, con lo Stato della Chiesa prima, e il fascismo poi.

Che cos’è la corte? Basta immaginare quella medievale dei Medici, con un Signore al centro della scena che “distribuisce prebende circondato da una massa di individui da lui dipendenti in fatto di ricchezza, status e fama”. Fin qui nulla di nuovo. La novità consiste nell’essere riusciti a crearne una attorno alla quale ruotano milioni di individui: è andato in porto il progetto politico – quanto al grado di consapevolezza non ci è dato di sapere – della trasformazione di una grande repubblica in una grande corte, il tutto senza violenza quindi, se vogliamo, di un grado superiore rispetto ai regimi basati sulla coercizione. Non si parla di potere anonimo: Viroli gli dà un nome e un volto, che è quello di Silvio Berlusconi. La corte spiegherebbe molti dei mali profondi che affliggono l’Italia del terzo millennio. Le scelte politiche sono nelle mani di pochi Signori, se non uno, che decidono l’agenda in modo arbitrario. A metterla in pratica non sono i migliori, ma i cortigiani, scelti al di fuori di ogni principio di merito. Si crea un circolo vizioso per cui tra i sudditi “si diffondono o si rafforzano costumi servili: l’adulazione, la simulazione, il cinismo, il disprezzo per gli spiriti liberi, la venalità e la corruzione”.

E torniamo alla questione centrale: un Paese così, dove la sudditanza è interiorizzata, non può essere definito libero, anche se lo è formalmente. La corte, poi, si moltiplica e si diffonde per gemmazione a tutti gli ambiti del sistema sociale. La ritroviamo nelle pubbliche amministrazioni o sui luoghi di lavoro, per esempio. Viroli però, qui pecca a nostro avviso di determinismo. Per il Professore, se la corte si è diffusa nel Paese in modo così capillare, questo dipende esclusivamente da decisioni imposte verticalmente, dall’alto verso il basso. Purtroppo non viene considerato il fenomeno come processo, per cui se è vero che la corte ne determina altre mille più piccole, è innegabile che sia la moltitudine a decidere chi sarà il Signore. E lo crea a sua immagine e somiglianza. Il Signore, tra l’altro, fa di questo il fondamento del suo potere. Come sottolinea Viroli, Berlusconi non si stanca mai di ripetere che è stato eletto dal popolo, a cui – come recita la Costituzione – appartiene la sovranità. Ma chiunque ne abbia letto anche il solo primo articolo – scrive Viroli – sa che la Costituzione non recita affatto che la sovranità appartiene al popolo bensì a quel popolo “che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.

Dario Bissanti

Commenti  

 
+1 #6 Giuseppe Diana 2011-01-06 12:36
Ho letto il libro "la libertà dei servi "chemi ha impressionato positivamente e sarebbe bello se molti dei nostri giovani potessero approfittarne.
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+1 #5 Reck 2010-12-23 21:56
Gran bel saggio! l'ho letto di un fiato.
E' un'analisi fedele e precisa di come sia potuto accadere proprio in Italia.
Siamo circondati da cortigiani in una corte che coinvolge milioni di servi, taluni inconsapevoli altri meno di far parte di un progetto politico riuscito alla perfezione e che si affina di anno in anno. Avrei gradito che i prof. Viroli desse anche qualche suggerimento in più su COME SE NE ESCE, se sia ancora possibile.
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+1 #4 afra gattuso 2010-11-03 21:08
sono impressionata dalla sua diagnosi-



avremmo bisogno di












lei per risollevarci-perche' non torna in Italia?
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+2 #3 anti-servile 2010-10-11 12:51
Difendiamo la Costituzione e trasmettiamo l'educazione civica come un'influenza.
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+3 #2 riccardo 2010-08-04 05:49
Lucido, lapidario, preciso, puntuale, obiettivo.
Peccato che il prof Viroli non sia un politico. Sembra che sarebbe uno dei pochi a poter dire a noi che ci ostiniamo ad essere ancora cittadini e non sudditi cosa poter e dover fare.
Complimenti
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+2 #1 maurizio 2010-07-22 21:34
Un solo Invito

Forza Maurizio...

Cerchiamo di conoscerlo tutti meglio a facciamo in modo che il suo pensiero sia il più conosciuto possibile...
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