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Santa Fizzarotti Selvaggi - ...dell'intimità dell'essere

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Cos’è la malattia e cos’è la salute? E, tra i due, c’è uno spazio zero ed esse stesse sono realtà adattabili, manipolabili oppure sono l’assoluto, l’imponderabile, altrettanti modi di essere? Amleto come risponde? Scoscende, si infrange contro lo scoglio, sciaborda sulla spiaggia l’onda lunga del benessere che si alterna, la malattia che infuria,  biancheggia, urla nelle notti del novilunio. E noi, nella ridondanza delle teorie e delle iniziative, ci confondiamo annaspiamo tra i flutti, perdiamo l’equilibrio e, a volte, ci spiaggiamo mentre la società investe quei luoghi-non luoghi, impone comportamenti, esprime esigenze sempre nuove. La nostra resilenza (capacità di far fronte agli eventi avversi della vita) vagola tra medicina, errore, esigenze, società, desideri, traguardi da tagliare a ogni costo.

E idee, evoluzione sociale, problemi si scontrano mentre l’uomo vive dolorosamente le contraddizioni, i suoi tempi, le vicissitudini che lo accompagnano quale re-silens (rimbalzante, risalente) in precario squilibrio. L’equilibrio è difficile ma possibile.

Santa Fizzarotti Selvaggi, psicologo-psicoterapeuta che ha esteso i suoi ampi e variegati studi e le proprie esperienze professionali e umane al mondo della salute, scava nell’intimità dell’essere dove “pesca” questo equilibrio.

In questa intimità, le analisi, i rilievi, i suggerimenti, le opportunità, il me e non me. Ambivalenza tra contraddizione e consequenzialità, tra finalizzazione e l’amore che sustanzia e governa.

Il volume, prezioso per operatori a qualunque livello, per malati e potenziali sofferenti (lo siamo tutti), per tutte le persone che vogliano scandagliare nell’essere, nell’esistenza, nell’evolversi del pensiero, delle scienze, dei comportamenti e delle scelte, segue il divenire dell’uomo, dall’embrione al realizzarsi, all’esigenza di genitorialità (fisica ma anche intimamente morale nella costruzione di un “nuovo” progetto) da carpire comunque e dovunque, al suo rifi uto o abbandono violento, al lavoro di diventare essere e confermarsi madre, al conflitto e tragedia dell’incapacità di realizzare la propria virilità, all’imperversare degli anni che passano, alla “tirannia del tempo”, all’usura degli organi e alla possibilità di porvi rimedio con stampelle di natura comportamentale, chimica, fisica fino alla loro sostituzione.

In questo continuum di azioni, pensieri, volontà, speranze, illusioni, delusioni, vittorie. Santa Fizzarotti Selvaggi, non nuova a queste meritorie fatiche, si impegna, questa volta, a esaminare questi vari momenti della vita con acume che compendia il pre-scientifico e il scientifico, recuperando il filosofico che caratterizza la conoscenza attraverso l’esperienza, fi no all’esame di quel che accade… nelle mani del medico, fi no a suggerire l’autonomia dell’io e dei suoi comportamenti e decisioni. E tali sono, per esempio, le inchieste, le ricerche, i “derivati” esperenziali, intensi e non di pura statistica e demografi a che l’Autrice svolge, elabora, finalizza.

Tale diventa il rapporto medico-paziente che la Fizzarotti Selvaggi esamina, indaga, “confeziona” e perfeziona con suggerimenti e analisi puntuali. Nelle mani del medico il futuro di una, questa, generazione e, punta di diamante, le possibilità di modifi care, intervenire, sostituire. Prezioso il capitolo che il prof. Francesco Paolo Selvaggi dedica ai trapianti dall’alto della propria esperienza di migliaia di reni sostituiti con successo, tenendo conto anche dell’accettazione del “nuovo” da parte del paziente.

Il libro si avvale della prefazione di Umberto Veronesi che, con parole lusinghiere e non di circostanza, sottoscrive l’apprezzamento del lavoro, raccomandandone lettura e meditazione (sia signifi cato che fi ne). L’auspicio – dice Andreas Giannakoulas, nel capitolo introduttivo – che l’impulso sia importante affinché la scienza continui a essere la nostra risorsa centrale per affrontare il futuro.

Nicola Simonetti

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