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L’olio lucano sposa l’ambiente

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Coltivare l’olivo e guadagnare, riducendo l’impatto ambientale. È questo l’obiettivo che si propone l’Uprol di Basilicata con il programma triennale di attuazione del regolamento europeo 867/08. Un investimento complessivo di 300mila euro in tre anni (circa 100mila euro all’anno), tra fondi messi a disposizione dall’Unione Europea, dal Governo e dalle Associazioni, per aiutare gli agricoltori lucani a compiere una svolta sempre più decisa in direzione della sostenibilità. Lo hanno detto a chiare lettere Canio Rosa e Claudio Cufino, rispettivamente presidente e direttore dell’Uprol di Basilicata.

“Il nostro compito – ha detto Rosa – è quello di stare vicino ai nostri associati in un momento assai delicato per l’agricoltura in generale e per l’olivicoltura in particolare, aiutandoli anche a percorrere strade nuove”. Strade che in questo caso, ha spiegato Claudio Cufino, sono quelle dell’agricoltura ecocompatibile. “Il progetto – ha sottolineato – vuole indurre gli agricoltori a sperimentare metodi nuovi e a verificare che l’agricoltura ecosostenibile può anche essere vantaggiosa e mette al riparo da problemi come la desertifi cazione dei terreni, che purtroppo stanno già cominciando a minacciare alcune zone importanti della nostra regione”.

Il progetto si articola in varie azioni: miglioramento dell’impatto ambientale dell’olivicoltura, miglioramento della qualità della produzione delle olive e dell’olio, con le loro rispettive sottomisure. E, dopo la prima annualità di applicazione, è già tempo di fare un primo bilancio. Che per gli operatori è decisamente positivo, sia dal punto di vista dell’impatto ambientale, sia dal punto di vista della qualità dei prodotti. Una delle prime operazioni attuate, è stata quella di recuperare i vecchi impianti di olivo, ormai relegati al di fuori dell’area della produttività.

Ma già dopo un anno il programma dell’Uprol ha dimostrato che con una adeguata potatura di recupero di questi vecchi oliveti è stato possibile estendere il ciclo produttivo delle piante, dando anche alla chioma una forma più idonea per la raccolta. Questo ha reso possibile il recupero di oliveti di grande valore paesaggistico e di impianti ubicati in terreni marginali ed in forte pendio, con un grande vantaggio anche dal punto di vista dell’equilibrio idrogeologico. Un risultato non di poco conto in Basilicata, dove gli uliveti sono stati “respinti” verso terreni marginali dall’avanzata delle coltivazioni cerealicole.

L’intervento, nella prima annualità, ha riguardato cinque produttori, per 10 ettari e 700 piante complessive. Un altro punto fondamentale per la sostenibilità dell’agricoltura è quello della diff usione delle buone pratiche agricole ovvero, come hanno spiegato Rosa e Cufi no, spingere sugli agricoltori per la massima diff usione del quaderno di campagna, del disciplinare di produzione integrata e delle buone pratiche agricole, come il mantenimento del tappeto erboso tra le piante di olivo che mantiene il terreno più umido ed evita l’erosione. L’azione divulgativa di queste pratiche è stata effettuata in 50 aziende del Vulture della dimensione minima di un ettaro, per un totale di 24126 piante.

Giovanna Laguardia

Ulteriori approfondimenti su "La Gazzetta dell'Economia" num. 14 del 10 aprile 2010, pag. 21

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