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Dalla Rai a Sky lo sport tiene il banco

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-13 ai Mondiali – L’affascinante storia della televisione.

Da Nicolò Carosio a Fabio Caressa, dal bianco e nero al 3d passando per l’avvento del colore: l’evoluzione della tv è strettamente legata agli avvenimenti calcistici. Ripercorriamo le tappe più significative dagli anni Trenta a oggi. Dalla Rai a Sky Nel 1933 chi voleva essere aggiornato sui risultati di Serie A doveva accontentarsi della radiocronaca del secondo tempo di un match. Solo per le partite della Nazionale era previsto il commento (di Nicolò Carosio) per tutti e 90 i minuti di gioco.

La prima gara trasmessa in tv fu Juventus-Milan (1-7, in programma al Comunale di Torino il 5 febbraio del 1950. L’Italia debuttò, ovviamente in bianco e nero, solo il 13 dicembre 1953: il 3-0 alla Cecoslovacchia ebbe come telecronista Carlo Bacarelli, il quale fu affiancato da Carosio e Vittorio Veltroni per il successivo incontro con l’Egitto (5-1 il 24 gennaio 1954). Il 3 gennaio 1954, data di inaugurazione ufficiale, la tv esisteva, dunque, già da tempo e qualche settimana prima, precisamente l’8 settembre 1953, era nata La Domenica Sportiva (studio, pubblico e conduttore – il compianto Enzo Tortora – arrivarono soltanto il 28 febbraio 1965). I Mondiali del 1954 furono i primi a essere visti in Italia: il 16 giugno la gara inaugurale, Jugoslavia- Francia (1-0), fu commentata da Carosio mentre gli azzurri esordirono il giorno dopo (2-1 alla Svizzera).

Il primo anticipo televisivo, invece, fu il 15 ottobre 1955 quando Atalanta- Triestina, valida per il campionato di serie B, fu giocata di sabato alle 15.30 per non ostacolare l’affluenza negli altri stadi. Due addirittura gli anticipi il 31 dicembre (!) dello stesso anno con l’obiettivo di aumentare la vendita di televisori: alle 12.45 Roma-Atalanta e alle 14.30 Napoli- Fiorentina. Il 10 gennaio 1960 a Tutto il calcio minuto per minuto arrivarono le radiocronache dei secondi tempi di più match mentre la nascita della moviola in tv risale al 22 ottobre 1967 quando Heron Vitaletti, uno dei montatori della Ds, durante la rubrica Sprint del lunedì sera, indugiò sul gol di Rivera nel derby di Milano: il pallone, in realtà, non aveva varcato completamente la linea di porta. Domenica 27 settembre 1970, prima giornata di campionato, partì Novantesimo minuto con Paolo Valenti e il “teatrino” di una serie di giornalisti spesso “pittoreschi” che alcuni oggi ricordano con nostalgia. Per vedere la tv a colori bisognò aspettare il 26 agosto 1972 in occasione della cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi di Monaco di Baviera e, per la Nazionale, il 17 novembre 1977 (ma in differita) nella gara contro l’Inghilterra valida per le qualificazioni ai Mondiali del ‘78. Il 6 febbraio il primo match di campionato a colori fu Genoa-Torino. La fine del monopolio Rai si ebbe con il Mundialito del 1981, trasmesso (in differita di una giornata) da Canale 5, che in seguito si aggiudicò anche le coppe europee e la Serie A in chiaro (così come Tmc). La pay tv di Tele+, invece, partì sabato 28 agosto 1993 con il primo anticipo di serie B Monza- Padova. Nel 1997 nacque il concorrente Stream mentre il 1° agosto 2003 si tornò a un’unica pay tv, Sky, che oggi deve fare i conti con la concorrenza del digitale terrestre (Mediaset Premium e Dahlia Tv) a suon di tecnologie (hd, 3d, interattività). Da Carosio a Caressa Esistono leggende nel calcio che diventano storie vere anche quando sono assolutamente inventate. Massimo De Luca ha scritto nei giorni scorsi sul Corriere della Sera: “Quaranta anni dopo, la vicenda dell’esonero su due piedi di Nicolò Carosio dal ruolo di telecronista della Nazionale, dopo il pareggio per 0-0 fra Italia e Israele ai Mondiali del Messico, è ancora parzialmente avvolta nel mistero.

Ma le ricerche e le verifiche meticolose condotte, sulla base della documentazione esistente, consentono di smentire quella vera e propria leggenda metropolitana secondo cui Nicolò avrebbe insultato in diretta il signor Seyoun Tarekegn, guardalinee etiope, per aver sbandierato un fuorigioco inesistente sul gol di Gigi Riva al 29’ del secondo tempo. Diciamolo e scriviamolo chiaro una volta per tutte: Carosio non diede mai del negro o, peggio, del negraccio all’assistente dell’arbitro brasiliano De Moraes. Lo si può affermare con certezza assoluta”. Al povero Carosio fu, però, tolto il commento delle partite dell’Italia, affidate a Nando Martellini. Fu lui ad avere l’onore di seguire la semifinale di Messico 70 Italia-Germania Ovest 4-3, passata alla storia del calcio per gli avvincenti tempi supplementari, e la vittoria ai Mondiali del 1982 per 3-1 contro il Brasile (recentemente replicata su La7: 5% di share in prime time, 1,3 milioni di spettatori, picco dell’8,8% con 1,8 milioni!). Quindi il passaggio di consegne con Bruno Pizzul, che non riuscì mai a esultare per un trionfo della Nazionale agli Europei o ai Mondiali. Diverso quanto accaduto a Marco Civoli (“Il cielo è azzurro sopra Berlino”) o a Fabio Caressa (“Siamo campioni del mondo!”, ripetuto per quattro volte) dopo il successo in Germania nel 2006 contro la Francia dopo i calci di rigore.

Fabio Traversa

Ulteriori approfondimenti su "La Gazzetta dell'Economia" num. 21 del 29 maggio 2010, pagg. 8-9

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