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Tv locali sempre più in affanno

Combattute tra l’innovazione tecnologica imposta dal passaggio al digitale terrestre ed i tagli alle provvidenze statali previsi dal decreto mille proroghe l’emittenza locale rischia di entrare in una crisi profonda. In campo anche la Confindustria. Ma le tv locali hanno sempre più un problema di identità: secondo il prof. Simonelli scimmiottano i network nazionali suscitando un interesse marginale.

È il 1973 e il settimanale Tv Sorrisi e Canzoni individua le prime crepe nel monopolio della tv di Stato (“Cerchiamo un’alternativa ai programmi-beffa della Rai Tv”) e, in una grande inchiesta in quattro puntate, illustra “come vedere la tv svizzera”, “come guardare Capodistria”, “le piccole isole della tv francese in Italia”, e soprattutto “quando la tv corre sul filo”, reportage su “Telebiella, la prima televisione privata italiana e, fino ad ora, l’unica veramente funzionante”. Appena cinque anni dopo le tv locali sono una realtà ormai consolidata: “Un popolo, il nostro, di eroi, santi, navigatori, poeti… e di televisioni locali”, che crescono vertiginosamente fino a raggiungere oggi il numero di 860.

La più vista in Italia è Telenorba, nata a Conversano (Bari) nel novembre 1976 su impulso dell’attuale presidente Luca Montrone e capace di coprire un bacino di utenza che comprende l’intero territorio di Puglia, Basilicata e Molise, e parte di Calabria e Campania, per un totale di oltre 6 milioni di abitanti.
Il palinsesto è ricco di approfondimenti informativi (13 appuntamenti giornalieri con le notizie di Telenorba 7 più altri sette per Telenorba 8, oltre alle declinazioni locali ed agli appuntamenti di Telenorba Sport), sit-com e varietà (da qui è partita la carriera di Checco Zalone e si è consacrata quella di Toti&Tata), film e televendite.

Nel 2009 i contatti netti mensili di Telenorba 7 ammontano a 4.899.447 spettatori e quelli giornalieri a 1.463.707, quelli di Telenorba 8 raggiungono rispettivamente 3.959.118 e 634.739. Telenorba 7 raggiunge l’ottimo dato di 26.000 contatti nel minuto medio. A livello nazionale seguono Telelombardia con 1.190.000 (15.000 nel minuto medio), Telepadova con 1.091.000 (11.000), Telecapri con 1.072.000 (ma 16.000 nel minuto medio) e Antenna 3 con 875.000 (9.000).

In Puglia nel 2009 Studio 100 Tv ottiene 3.377.117 contatti mensili e 166.570 giornalieri, 7Gold Puglia 2.802.673 e 229.574, Antenna Sud 2.790.937 e 259.720, Telepuglia (che rientra sempre nel gruppo Telenorba) 1.955.615 e 152.542, Teledehon 1.348.711 e 85.167 e Telesveva 781.257 e 55.164.
Ma oggi tutto questo patrimonio di know-how, investimenti, sviluppo aziendale, ma anche di crescita sociale in termini di informazione e di volano per l’economia locale, rischia di essere messo in ginocchio dall’imminente switch-off digitale. In tutte le zone in cui si è già passati al digitale terrestre (in Puglia, salvo slittamenti, accadrà nel primo semestre del 2011) gli ascolti sono calati in modo netto. Ciò determina una forte riduzione dei fatturati pubblicitari che si aggiunge ai grandi investimenti necessari per approntare una piattaforma digitale.

Due famiglie italiane su tre scorrono già la lista dei canali DTT, circa trenta milioni di decoder installati a fine 2009 e cinquanta milioni di apparecchi tv entro il 2012, quando si spegnerà definitivamente il segnale analogico, pronti a far bella mostra nei nostri salotti, grazie anche ai circa 80 milioni all’anno di contributi pubblici elargiti dal governo. Sotto accusa, però, è finito il sistema di ordinamento automatico dei canali previsto dalla nuova “scatoletta”.

Il meccanismo, conosciuto dagli addetti ai lavori come Lcn, permette alle emittenti di segnalare in quale posizione della lista intendono posizionare i loro canali. Così, con la nuova piattaforma, è iniziata la caccia ai piani alti del telecomando, anche perché, se l’utente rifiuta l’ordinamento automatico del decoder, le emittenti scartate dalle liste personali scivolano pericolosamente dopo il canale 850, rendendole difficilmente rintracciabili tramite il telecomando. La delicata materia è oggetto di ricorso da parte del Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti all’Agcom che ha aperto un’apposita istruttoria.

Fabio Traversa

>> Sul giornale ulteriori approfondimenti.

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