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Wi-fi pubblico niente obblighi; l’Italia si muove

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Innovazioni – Ultimo passaggio alla Camera.

Il 2011 è iniziato con una svolta che finalmente accomuna l’Italia ai principali Paesi del mondo. Dopo anni di battaglie e ripetuti annunci la Gazzetta Ufficiale ha messo nero su bianco il testo contenuto nel decreto Milleproroghe con cui vengono aboliti quasi tutti gli obblighi che gravavano sugli hotspot wi-fi pubblici dal 2005 per via del decreto Pisanu. Gli esercenti non devono più, quindi, identificare gli utenti o registrarne il traffico. Sopravvive solo, fino al 31 dicembre 2011, un obbligo, esclusivamente per gli internet point: richiedere licenza al Questore per qualsiasi punto di accesso internet pubblico (wi-fi e non; il tipo di tecnologia non importa). Per “internet point” il decreto intende “gli esercizi pubblici che forniscono l’accesso ad internet in via principale”. Altri esercenti, cioè quelli che “lo forniscono in via accessoria” (come bar, ristoranti e hotel) non sono tenuti nemmeno a quest’obbligo: possono offrire wi-fi gratis (o altre forme di accesso internet, ma il wireless è il modo più consueto) senza più preoccuparsi di sottostare alle norme del Pisanu.

 

Com’era la vecchia normativa

All’indomani degli attentati terroristici di Madrid e Londra nel 2005 l’allora ministro dell’Interno Beppe Pisanu impone ai gestori di internet point (spesso entrati nelle indagini sugli attentati) ma anche di tutti gli esercizi (ristoranti, discoteche, alberghi, circoli privati) che mettono a disposizione del pubblico terminali internet di chiedere al questore la licenza per svolgere la loro attività. I gestori hanno inoltre l’obbligo di identificare le persone che accedono ai servizi telefonici e telematici offerti, adottare misure per impedire l’accesso a questi servizi in assenza di identificazione e conservare i dati a disposizione degli organi giudiziari e di polizia. L’orizzonte temporale di questa stretta dovrebbe terminare il 31 dicembre 2007 ma la norma viene prorogata di anno in anno fino al 31 dicembre 2010.

L’input di Maroni

Il 5 novembre 2010 il ministro dell’Interno Roberto Maroni, nel corso di una conferenza stampa, annuncia solennemente che il Governo ha, finalmente, deciso (dopo quasi cinque anni) di abrogare le disposizioni antiterrorismo contenute nel decreto Pisanu in materia di accesso a Internet attraverso postazioni wi-fi pubbliche, sostituendole con una nuova regolamentazione idonea a contemperare le esigenze di sicurezza e quelle di promozione dell’accesso alla Rete. Di fronte all’euforia politica, un magistrato d’esperienza come Piero Grasso, procuratore nazionale Antimafia, avanza timori: “Togliendo questi controlli riduciamo di molto la possibilità di individuare tutti coloro che commettono reati attraverso internet. Ora terroristi, pedofili e mafiosi possono nascondersi nella massa degli utenti non più identificabili”. La circostanza che successivamente il Governo abbia deciso di abrogare integralmente le disposizioni in materia di identificazione degli utenti di postazioni pubbliche wi-fi significa che le esigenze di sicurezza ed antiterrorismo non sono ritenute più così rilevanti.

La conversione in legge

Il Milleproroghe deve essere discusso in Parlamento e l’attenzione si sposta inevitabilmente sulla fase di conversione in legge, prevista entro inizio marzo. Esponenti della maggioranza hanno già annunciato la sostituzione delle vecchie norme con nuovi obblighi più “leggeri” e meno invasivi, attraverso emendamenti al decreto. Del resto già a novembre il ministro Maroni si era detto pronto ad accogliere le richieste delle forze dell’ordine, secondo cui servono comunque alcune norme per la sicurezza degli accessi pubblici a internet. L’orientamento prevalente è di imporre identificazione e registrazione del traffico degli utenti solo per specifiche esigenze investigative (e non a tappeto e a priori, com’è stato finora). Questo sarà il senso dell’emendamento che sarà presentato da Antonio Palmieri (Pdl), tra i parlamentari più attenti alla materia di internet. Le forze dell’ordine potrebbero quindi richiedere a certi esercenti, per un determinato periodo di tempo e per scopi precisi, di monitorare gli accessi. Un po’ come avviene per le intercettazioni telefoniche.

Cos’è il wi-fi

Wi-fi sta per wireless fidelity. È una tecnologia che permette la connessione a centraline pubbliche senza la necessità di un collegamento fisico tramite cavi. Vista la buona stabilità della Rete internet e la potenza regolabile del segnale radio, il wi-fi si è imposto come standard mondiale. Nella sostanza tutti gli apparecchi tecnologici mobili di nuova generazione (da smartphone a tablet e laptop) hanno già un’antenna al proprio interno che permette di intercettare il segnale dando l’accesso alla Rete. Accessi wi-fi sono disponibili in aeroporti, stazioni ferroviarie, internet cafè sparsi per il mondo. In Europa è diffusa la rete dei “Totem Freestation”. Esistono anche città, gruppi o singoli individui che hanno costruito reti wi-fi adottando un regolamento comune per garantirne l’interoperabilità (http://www.freenetworks. org/peering.html).

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