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Con Di Mizio l’edicola a cinque stelle

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Intervista - Il caporedattore del TG5.

C’era una volta lo “strillo” per strada, quello delle prime pagine nelle immagini in bianco e nero. Oggi invece, intorno a mezzanotte, la tv ci anticipa quello che vedremo in edicola. Viene alla luce la rassegna stampa. Paolo di Mizio, responsabile della nightline, conduce quella del Tg5, sull’ammiraglia Mediaset.

La notte finestra sul futuro”: e’ l’illusione o il privilegio di un giornalista che cura la rassegna stampa?

“Ritengo che la notte sia una finestra sul futuro per chi come me ama lavorare di notte. Io l’ho sempre fatto, anche da ragazzo e non è per nulla pesante, anzi. Il riferimento è ad un fatto esistenziale, nel senso che mi piaceva stare in piedi la notte anche quando ero studente. La notte mi appassiona, mi sembra un anticipo di quello che accadrà domani, si ha l’impressione psicologicamente di essere già nel domani. In più facendo questo nostro mestiere, dopo mezzanotte arrivano parecchie notizie di grandi eventi a causa del fuso orario, di cose che stanno avvenendo per esempio negli Stati Uniti, a Los Angeles dove stanno nove ore indietro rispetto a noi o dal Giappone, dall’Asia dove è già giorno. Si tratta di notizie come la dichiarazione di Obama che diventano notizie portanti della giornata che verrà. Chi vive di notte anticipa in qualche modo la conoscenza di queste notizie”.

Cosa significa fare una rassegna stampa districandosi tra i diversi tagli e punti di vista dati alle notizie?

“Significa che aspetto con ansia l’arrivo della posta elettronica che mi porta le prime pagine dei giornali e li guardo con immutato interesse e ogni volta sono abbastanza elettrizzato. Poi quando ci sono grandi eventi che riguardano l’Italia e il mondo che mi appassionano in maniera particolare non vedo l’ora di capire come i singoli giornali hanno trattato l’argomento, come lo hanno interpretato, come lo hanno titolato e con che tipo di articoli lo hanno sviscerato.

Cerco di fare una rassegna stampa che non inizi dal giornale più importante a quello meno importante, anche perché ritengo che il criterio di importanza sia soggettivo. Cerco invece di creare un percorso talvolta anche in tempi molto brevi perché spesso passano pochi minuti da quando arrivano gli ultimi giornali a quando vado in onda, che mi porti dalle notizie più importanti a quelle che non sono nell’occhio del ciclone in quel giorno, notizie più periferiche che sono sui giornali di cronaca locale, di diffusione locale.

Spesso cerco di inserire quei giornali che non rientrano nel novero dei primi cinque giornali italiani per diffusione e importanza, legandomi a delle notizie, ad esempio il giorno che c’è un grande evento di cronaca a Vicenza, farò vedere insieme al Corriere delle Sera e al Messaggero, anche Il Giornale di Vicenza. Quando c’è stata la strage di ciclisti a Lamezia Terme, nella prima rassegna ho fatto vedere i giornali della Calabria. Insomma cerco di seguire un percorso, anche se su ciascun giornale c’è un percorso a sé che riguarda la prima pagina. Vale a dire si parte dal titolo principale e poi si sceglie tra i titoli minori. Cerco di “pizzicare” una notizia curiosa o di cronaca, mostro un trafiletto o un piccolo commento firmato solo con le iniziali. Insomma vado ad aggiungere le spezie al piatto”.

Come è cambiata l’editoria nella carta stampata? c’è stata un’evoluzione anche di contenuti?

“Io credo che sia cambiato il lettore in qualche misura piuttosto che la carta stampata. I giornali seguono delle regole molto diverse. Il Messaggero per esempio ha una prima pagina a vetrina dove mette un numero molto alto di notizie e titoli. Praticamente il riassunto di tutto quello che è accaduto nella giornata precedente è già visibile sulla prima pagina del Messaggero. Altri giornali come Libero o Liberazione, giornali di partito, adottano una strategia diversa, cioè puntano su una sola notizia. Anche l’Unità da quando è in formato tabloid adotta una strategia diversa fa una prima pagina che è quasi una copertina con una sola notizia e qualche altra in piccoli titoli a corredo. Anche il Manifesto usa la stessa tecnica: grande notizia illustrata da vignetta o foto e nei bordi ci sono notizie in piccolo taglio e l’editoriale. Questo ci fa capire che ogni giornale ha una sua veste grafica”.

L’evoluzione grafica è stata influenzata dal proliferare dell’informazione sul web?

"Io non credo che internet abbia infl uenzato la veste grafica dei giornali, non vedo un nesso specifi co tra internet e la forma, l’aspetto che assumono i giornali ogni giorno. Forse è il lettore ad essere cambiato in qualche misura. Per quanti siano in tanti a navigare in internet, ci sono molti che non lo fanno, ci sono giornalisti famosi che affermano di non saper usare il computer come Vittorio Feltri.

Diciamo che viviamo in un’età di mezzo tra coloro che non usano il computer e coloro che non possono fare a meno di essere informatizzati. Secondo me anche i lettori che si informano leggendo le notizie sulle testate on line più autorevoli e accreditate come corriere.it o repubblica.it, trovano nella carta stampata, nel foglio stampato, autorevolezza e una capacità di rifl essione che su internet non c’è. Internet è superficiale e l’informazione è orizzontale. Nei giornali invece l’informazione è verticalizzata dal punto di vista della rifl essione, dell’approfondimento. Pensiamo alle pagine culturali, alle anticipazioni dei grandi libri dei grandi scrittori, ai fenomeni sociologici che vengono illustrati attraverso classifi che economiche sulla vivibilità delle città italiane. Si tratta di inchieste costose realizzate attraverso il lavoro di molte persone e non tutti i siti internet possono permetterselo.

I grandi giornali sono quindi in grado di fare gli approfondimenti, gli editoriali in particolare che sono l’opinione che internet normalmente non da. Sulla tempistica delle notizie invece, internet è molto importante, spesso troviamo immagini di eventi appena accaduti su internet. L’importanza che hanno i giornali resta immutata, i giornali hanno un’autorevolezza diversa. Noi non conosciamo quelli che scrivono su internet, e non sempre sono giornalisti. Spesso si tratta di non professionisti. Coloro che scrivono sui giornali sono professionisti dell’informazione e hanno quindi una credibilità di partenza superiore a quella di un anonimo che scrive su in sito poco conosciuto”.

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