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La banda è larga solo negli… spot

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Rischio collasso per chiavette e smartphone.

L’Italia è il secondo Paese europeo per diffusione della banda larga mobile ma la rete fatta di chiavette e smartphone per navigare su internet “rischia il collasso”, perché le risorse degli operatori sono troppo poche rispetto ai tanti terminali utilizzati. L’allarme non è nuovo ma per la prima volta a lanciarlo è Corrado Calabrò, presidente dell’Autorità garante delle comunicazioni (Agcom), durante la Relazione annuale al Parlamento.

Già adesso le velocità reali su internet mobile sono molto lontane da quanto pubblicizzato dagli operatori (che promettono “fino a” 7, 14 o 28 Megabit al secondo). Lo rivelano recenti test fatti da Between e Sos Tariffe secondo cui, a causa appunto della saturazione incombente, le velocità reali sono di 1-2 Megabit al secondo. Gli utenti che navigano in mobilità erano 10 milioni a fine 2009 e per l’estate saranno 12 milioni, secondo il Politecnico di Milano.

Calabrò, però, avverte: “Il futuro presuppone l’ultra banda, le reti di nuova generazione in fibra ottica con capacità di trasmissione sopra i 50 Mbit/s. Gli stessi dati che ci vedono ai primi posti in Europa sul fronte dei prezzi dei servizi tradizionali e della concorrenza infrastrutturata ci classificano sotto la media UE per diffusione della banda larga (20,6% contro il 24,8%). Siamo sotto la media anche per il numero di famiglie connesse a internet (53% rispetto al 65%), oltre che per la diffusione degli acquisti online e per il contributo dell’ICT al PIL (3,9% mentre la media UE è del 5%).

Il nostro Paese è il fanalino di coda nel commercio e nei servizi elettronici. Le nostre imprese vendono poco sul web e la quota di esportazioni legate all’ICT è pari al 2,2% e relega l’Italia al penultimo posto in Europa”. Calabrò ricorda che “Vodafone, Wind e Fastweb hanno avanzato congiuntamente uno schema di piano, cui ha aderito anche Tiscali, che postula, in una prima fase, investimenti (propri e altrui) per 2,5 miliardi di euro al fine di realizzare una rete in fibra destinata a connettere una parte rilevante della popolazione entro 5 anni. Telecom Italia, a sua volta, ha illustrato il il suo piano che annuncia fino a 7 miliardi di investimenti nei primi 3 anni (2010-2012)”. “Ogni imprenditore – rileva Calabrò – ha diritto di fare i suoi piani industriali e l’Autorità asseconderà ogni iniziativa, nel rispetto delle regole, in particolare di quelle sull’accesso. Ma rilevo che l’Agenda digitale europea prevede che almeno il 50% delle famiglie europee utilizzi un collegamento superiore ai 100 Mbps entro il 2020”. I piani proposti portano a questo risultato? “L’impressione è che le pur apprezzabili idee progettuali proposte offrano una visione di quello che si può fare, ma non ancora di quello che concretamente ci si impegna a fare”. C’è, inoltre, parziale sovrapposizione delle aree geografiche d’intervento, senza coordinamento delle opere di posa.

Per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda digitale servono piani operativi. Secondo l’Authority per le comunicazioni occorre “un’iniziativa complessiva, un progetto Italia per una fiber Nation, che eviti costose duplicazioni delle infrastrutture civili e faccia fare al Paese il salto di qualità di cui ha bisogno. Per centrare l’obiettivo della Digital Agenda sono necessari accordi, coordinati a livello nazionale, tra operatori di telecomunicazioni, Amministrazioni territoriali, altri eventuali imprenditori, finalizzati alla progressiva conversione alla fibra di determinate aree territoriali. Ciò darebbe al progetto prospettive di redditività con il carattere di certezza tipico delle utilities e aprirebbe potenzialmente la porta al finanziamento di investitori istituzionali, quale, in primis, la Cassa depositi e prestiti”.

Calabrò cita l’esempio di quanto sta facendo la Francia, dove il Governo ha lanciato un piano nazionale per l’economia digitale e l’ultra banda, i principali operatori hanno deciso di coordinarsi per realizzare una rete in fibra, la legge ha imposto a tutti gli operatori la condivisione delle cablature condominiali e il regolatore ha posto a consultazione pubblica il quadro regolamentare per lo sviluppo della fibra che differenzia le regole per le aree urbane da quelle a bassa densità di traffico.

Non mancano le repliche all’allarme di Calabrò. “Nessun rischio – spiega l’amministratore delegato di Telecom Italia, Franco Bernabé – Stiamo già facendo grandi investimenti per la connessione in fibra delle stazioni radio base, con l’obiettivo di aumentarne la potenza e la capacità. Da parte nostra e degli altri operatori questa è la risposta e va nella direzione giusta”. L’ad di Vodafone Italia, Paolo Bertoluzzo, ammette: “Vera l’osservazione di Calabrò. Il traffico sta crescendo e ogni operatore deve investire e trovare le soluzioni commerciali e tecniche perchè i consumatori abbiano il servizio per il quale hanno pagato. Vodafone sta investendo sulla fibra e ha attivato una serie di strumenti di controllo per limitare la quantità di banda in caso di uso eccessivo, per garantire così una giusta qualità a tutti i clienti”.

Fabio Traversa

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