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Voglia di privacy, Facebook tra le polemiche

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Social Network – Cresce la protesta degli utenti.

Poco più di 30 mila adesioni su oltre 500 milioni di utenti. Non si può parlare esattamente di un successo per il Quit Facebook Day 1, l’iniziativa indetta da due giovani canadesi che invitavano gli iscritti a Facebook a cancellare il proprio profilo per protesta contro le regole sulla privacy adottate dal social network. Evidentemente sono milioni gli utenti disposti a chiudere un occhio sui disagi legati al trattamento dei dati personali pur di continuare a utilizzare la Rete sociale che negli ultimi due anni ha cambiato la vita a milioni di persone in tutto il mondo.

Negli Stati Uniti, ad esempio, secondo i risultati di un sondaggio della società di indagine Vision Critical, appena l’11% degli intervistati era a conoscenza dell’iniziativa e, di questi, solo il 22% si era detto intenzionato a cancellare il proprio volto da Facebook. Quanto alle polemiche il sito sociale ha annunciato nuovi meccanismi più semplici per controllare il grado di privacy delle informazioni inserite dagli utenti. Inoltre è possibile per gli utenti nascondere con un solo comando, se lo desiderano, l’accesso di ‘terze parti’ a tali informazioni. Facebook aveva ricevuto negli ultimi tempi numerose proteste per la complessità dei meccanismi per proteggere la privacy e per iniziative commerciali che rischiavano di rendere pubblici tali dati.

“Siamo una compagnia che sa ascoltare i suoi utenti – ha affermato il presidente di Facebook Mark Zuckerberg – Molta gente era insoddisfatta per i comandi che regolano la privacy delle informazioni”. Zuckerberg ha spiegato che gli utenti di Facebook hanno a disposizione un comando che consente con un solo click di mouse di bloccare l’accesso alle loro informazioni a ‘terze parti’ come i creatori di nuovi programmi. Inoltre un altro singolo comando permette di scegliere in modo semplice come gli utenti desiderano condividere le informazioni: solo con gli amici, con gli amici degli amici o con tutti. “Tutti i vecchi comandi restano disponibili – ha detto Zuckerberg – ma volevamo dare anche la possibilità di fare scelte importanti in materia di privacy”. A quest’ultima, di sicuro, gli internauti non sono disposti a rinunciare, nemmeno a fronte di un intrattenimento gratuito.

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È quanto emerge da un’indagine dei ricercatori di Edelman su un campione di inglesi e americani. Per avere contenuti gratis il 47% degli statunitensi e il 44% dei britannici si dicono disposti a sacrificare un intrattenimento online privo di inserzioni pubblicitarie, mentre accetterebbero di rinunciare alla condivisione dei contenuti con gli amici il 43 e il 35% rispettivamente. Oscilla fra il 20 e il 40%, poi, la percentuale di chi farebbe a meno di scegliere il dispositivo da cui fruire dei contenuti e di chi sopporterebbe di non poter accedere all’intrattenimento da molteplici dispositivi.

In questo quadro la privacy si piazza all’ultimo posto. Soltanto il 13% degli utenti Usa e l’11% di quelli britannici afferma di essere disposto a sacrificare la riservatezza dei suoi dati personali. Gli internauti sarebbero addirittura più propensi a rinunciare a un’alta qualità dei contenuti, un’ipotesi accolta dal 14% degli americani e dal 10% degli inglesi. Aumentano, invece, gli utenti che cancellano profili, avatars, feeds e tracce personali nella fitta rete di relazioni del Web 2.0.

Che il fenomeno abbia raggiunto livelli di guardia è evidente dal fatto che alla defezione personale si stia affiancando un esodo sempre più organizzato, premeditato, collettivo. Due servizi, Seppukoo e Web 2.0 Suicide Machine permettono, infatti, agli utenti di staccare la spina da social network come Facebook, Myspace, LinkedIn e Twitter attraverso una procedura automatizzata. Lanciati entrambi nel mese di dicembre, i due software sono finiti sotto il fuoco del team legale di Facebook, che contesta loro la violazione della Dichiarazione dei diritti e delle responsabilità degli utenti Facebook. Non solo, mentre gli avvocati delle parti interessate sono impegnate in una battaglia legale, Facebook ha bloccato l’accesso ai due siti, rendendoli così inefficaci. Oggi, però, sono sempre di più quelli consapevoli che far parte di un social network significa ritrovarsi catapultato in un tornado di socialità. Tornano gli amici di scuola che uno non sopportava allora, figuriamoci con pancia e calvizie, tornano gli ex amori, e in più arrivano turbe di sconosciuti espansivi che vogliono condividere la medesima passione per le porcellane cinesi e la filologia ugrofinnica. Una volta entrati nel giro è difficile uscirne. A patto di non spegnere per sempre la macchina.

Fabio Traversa

Ulteriori approfondimenti su "La Gazzetta dell'Economia" num. 23 del 12 giugno 2010, pagg. 8-9

 

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