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Faccia da web. I politici nella “rete”

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Studiosi e tecnici a confronto partendo da Obama.

Dopo gli straordinari risultati ottenuti da Barack Obama nelle elezioni presidenziali del 2008 nessuno dubita più dell’efficacia di internet come strumento di comunicazione politica. Resta da stabilire se gli stessi effetti possano essere ottenuti in un Paese tecnologicamente molto meno avanzato degli Stati Uniti quale è il nostro.

Il libro I politici ci mettono la faccia, scritto da Carlo Formenti e Paolo Mele per Manni Editori, offre alcune, sia pure parziali, risposte a quest’interrogativo, attraverso i risultati di una ricerca empirica che l’Osservatorio di Comunicazione Politica (Ocp) dell’Università del Salento ha condotto sull’uso di Facebook nella campagna elettorale per le elezioni amministrative del 2009 in Puglia. Di questi temi si è discusso anche alla libreria Laterza di Bari in un dibattito moderato da Maddalena Tulanti, vicedirettore del Corriere del Mezzogiorno.

Alcuni momenti del dibattito

Secondo Onofrio Romano, docente di sociologia dei fenomeni politici all’Università di Bari, “la straordinaria campagna di Obama, basata anche su Facebook, è distante da quella ben riuscita di Nichi Vendola nel 2005 quando l’utilizzo popolare del web si è rivelato vincente. Diversamente, per le regionali del 2010, la classe creativa che ha supportato il presidente della Regione Puglia ha celebrato se stessa e usato retoricamente il concetto di partecipazione democratica. Risultato? Vendola ha perso 130.000 voti, pari all’11%, rispetto a cinque anni prima, mentre le liste di centrosinistra hanno ottenuto il -15%”.

Di parere diverso Dino Amenduni, coordinatore di Emilab e amministratore delle “pagine fan” di Nichi Vendola e Guglielmo Minervini: “Il nostro apporto è stato decisivo. Ora, però, non vogliamo essere solo comunicatori ma attivisti politici e protagonisti nelle scelte che riguardano il futuro della città di Bari”. Roberto Zarriello, giornalista di Repubblica, riconosce l’importanza del lavoro dei ragazzi di Emilab “ma il merito dei tanti fans su Facebook di Emiliano e soprattutto di Vendola dipende soprattutto da un movimento ideologico che parte dal basso e poi arriva nelle piazze e alle urne. Altrimenti anche Rocco Palese, che si è avvalso di alcune professionali di Emilab, avrebbe dovuto ottenere lo stesso numero di supporter. Vendola, invece, convince per il suo linguaggio e il suo originale modo di comunicare (si pensi ad esempio alle famose videolettere).

Ora, però, dopo la sua vittoria, non va disperso il patrimonio creato sul web 2.0”. Per Patrizia Calefato, professore associato nell’Università di Bari dove insegna Sociolinguistica, “la forma di comunicazione crea il modo attraverso cui ci si presenta a una comunità e la qualità della stessa comunità. Con Facebook, inoltre, si realizza il sogno del narcisismo contemporaneo perché non c’è più il nickname anonimo come in passato nelle chat ma un nome e un cognome dietro cui ognuno rivela se stesso attraverso ciò che scrive. Ma il cosiddetto ‘laboratorio pugliese’ affonda le sue radici anche in forme di partecipazione attiva nate al di fuori della Rete: si pensi alla scelta di Emiliano sindaco nel 2004 o alle doppie primarie per Vendola. Questo ci diff erenzia dal resto d’Italia in cui la comunicazione politica è ancora arretrata”.

Fabio Traversa

Ulteriori approfondimenti su "La Gazzetta dell'Economia" num. 16 del 24 aprile 2010, pag. 29

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