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Una birra per ogni palato

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Vola l’export, ma l’import resta superiore.

Vola l’export, ma l’import resta superiore, calano leggermente produzione e consumi, cresce il numero degli impianti, e si rimpinguano le casse dello Stato. È il quadro di riferimento del mercato della birra in Italia, delineabile grazie ai dati di Assobirra, l’Associazione degli industriali della birra e del malto, che rappresenta il 98% dei produttori della bevanda.

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Sono circa trecento gli impianti produttivi di birra nel nostro Paese, tra stabilimenti (14, di cui 6 nel Centro-Sud) e microbirrifici artigianali (278, sono una realtà in forte espansione). Siamo al 7% del totale europeo, preceduti solo da Germania e Gran Bretagna. In Italia nel 2008 sono stati prodotti circa 13 milioni di ettolitri di birra: siamo al nono posto in Europa, prima di Austria e Irlanda, anche se in lieve calo rispetto al 2007. La Germania, con 102 milioni di ettolitri, è il Paese europeo che produce la maggiore quantità di birra, davanti a Regno Unito (circa la metà), Spagna e Polonia. I marchi di birra commercializzati nel nostro Paese sono oltre 1.500 (in costante aumento), mentre sono trecento i ristoranti che presentano una Carta delle birre.

Le esportazioni sono più che raddoppiate nel 2008 rispetto al 2005 (si è passati da 700mila a 1,5 milioni di ettolitri: i principali acquirenti sono Gran Bretagna, Stati Uniti, Sudafrica e Albania), specialmente per quel che riguarda la birra artigianale, ma il saldo commerciale resta negativo, essendo di gran lunga superiore la quantità di birra importata (prevalentemente da Germania, Olanda e Danimarca: nel 2008 quasi 6 milioni di ettolitri, in lieve flessione rispetto al 2007, ma in crescita rispetto agli anni precedenti).

Per quel che riguarda i consumi, in Italia sono stati venduti nel 2008 quasi 18 milioni di ettolitri di birra (dato più basso dal 2003), prodotti per più di due terzi da stabilimenti del nostro Paese. Il consumo pro-capite è di circa 30 litri di birra all’anno, fra i più bassi in assoluto in Europa (prima è la Repubblica Ceca con 154 litri, seguita da Germania, Austria, Lussemburgo, Irlanda, Polonia). Le aziende birrarie che detengono le maggiori quote di mercato interno sono l’Heineken (31,2%) e la Peroni (20,7%), con la In.Bev SpA (Becks, Budweiser ecc.) al 7,3% e i terzi importatori non associati al 24% (1,6% è la quota delle aziende non associate, comprese le microbirrerie artigianali). Interessanti i dati sulle abitudini di consumo e sulla stagionalità della birra: il consumo casalingo prevale nell’ultimo trimestre del 2009 su quello al di fuori delle mura domestiche, sia per i costi più contenuti che per i controlli delle forze dell’ordine tesi a scongiurare la guida in stato di ebbrezza; i mesi estivi (con luglio al primo posto) sono quelli in cui il consumo di birra è chiaramente più alto.

In chiusura, un dato che la dice lunga sull’importanza del mercato della birra: lo Stato, tra Iva (1.622 milioni), accise (466 milioni: non esistono invece le accise sul vino) e contributi, incassa qualcosa come 4 miliardi di euro l’anno. La produzione e il commercio della birra, poi, danno lavoro a circa 150.000 persone e generano un valore aggiunto (l’apporto al reddito nazionale lordo) di oltre 3 miliardi di euro.

Andrea Buono

Intervista all'autora su "La Gazzetta dell'Economia" num. 15 del 17 aprile 2010, pag. 19

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