You are here:

Sempre di più le fumatrici “Colpa del marketing rosa”

Email

Il rapporto – In Italia le donne (5,2 milioni) hanno quasi raggiunto gli uomini (5,9).

Che il fumo nuocesse gravemente alla salute già si sapeva. Ma che uomini e donne – le cui abitudini sono sempre state così diverse per tradizione – consumassero tabacco allo stesso modo, risulta una novità allarmante. È questo il dato più rilevante emerso dal Rapporto annuale sul Fumo in Italia, diffuso dall’Osservatorio Fumo Alcol e Droghe dell’Istituto Superiore di Sanità in occasione della Word No- Tobacco Day, la Giornata Mondiale Senza Tabacco in programma lo scorso 31 maggio. L’attitudine al fumo, dunque, non ha più sesso. In Italia le fumatrici sfiorano i 5,2 milioni di persone (19,7%), gli uomini sono invece 5,9 milioni (23,9%). Il gap tra le due categorie diventa sempre più sottile. Segno inequivocabile del fatto che, nel nostro Paese, le fumatrici sono in costante aumento. Un dato sorprendente, considerato il fatto che la percentuale totale dei fumatori è in calo. A questo c’è però una spiegazione.

 

Dalla pubblicità al marketing

Le donne costituiscono circa il 20% di oltre un miliardo di fumatori nel mondo, una cifra che pare destinata ad aumentare per colpa – pensate un po’ – della pubblicità. Ma non era stata vietata? La risposta non può che essere affermativa. Almeno in linea teorica. In Italia, infatti, la prima legge che regolamenta la pubblicità delle sigarette risale al 1962. Si tratta della 165, che vieta ogni forma di propaganda dei prodotti per fumatori attraverso giornali, televisione, manifestazioni sportive, t-shirt o quant’altro.

A questa legge, successivamente, è seguito il Decreto Ministeriale 425 del 1991 che vieta la pubblicità televisiva delle sigarette e di qualsiasi altro prodotto del tabacco, anche se effettuata in maniera indiretta mediante nomi, marchi o simboli di aziende produttrici. E ciò che è successo in Italia, si è verificato anche in tanti altri Paesi dell’UE fino ad arrivare dall’altra parte del globo con leggi sempre più specifiche. Eppure la realtà dei fatti è un’altra. L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha denunciato infatti l’azione di marketing “rosa” effettuata dalle multinazionali del tabacco, puntando il dito sulle strategie ingannevoli di promozione che mirano a far inciampare le donne nella trappola del fumo.

Secondo l’organizzazione internazionale, infatti, il fumo viene sempre più spesso associato all’idea di emancipazione, moda e snellezza. Basti pensare al caso delle sigarette Lucky Strike che, negli Stati Uniti, ha accresciuto il proprio business del 300% solo nel primo anno da quando un’azione di marketing le ha associate al concetto della perdita di peso. E l’America è il Paese più obeso al mondo.

Situazione preoccupante

Il 40% degli uomini fuma, le donne rappresentano solo il 9 % dell’intera torta. Da un’analisi più attenta, però, emerge che in Europa la percentuale delle fumatrici lievita al 22% (contro il 44% degli uomini), scendendo fino al 4% nel sud est asiatico (contro il 37% dei maschi).

I dati svelati dall’OMS, che hanno analizzato la situazione di 151 Paesi diversi, mette alla luce una situazione particolarmente preoccupante soprattutto tra i giovani, dove il numero di ragazze fumatrici continua a crescere in maniera esponenziale. Il tabacco è un prodotto che uccide 5 milioni di persone all’anno, di cui 1,5 milioni sono donne.

Secondo le previsioni, in assenza di un’azione urgente per contrastare le attuali tendenze, il consumo di tabacco potrebbe uccidere fino a 8 milioni di persone nel 2030, di cui 2,5 milioni di sesso femminile. Una fetta di popolazione davvero sostanziosa, pari ai tre quarti nei Paesi a basso e medio reddito. Anche per questa ragione, l’industria del fumo ha la necessità di reclutare sempre nuovi clienti per compensare quelli deceduti ogni anno a causa delle malattie derivanti dall’assimilazione di tabacco.

Alessandro Schirone

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna