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I meno istruiti attaccano il Sud

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Manager Italia

Le opinioni degli italiani.

Bari è la città più visitata, dopo Napoli (57%), e l’ultima è Potenza (11%). Il livello di apprezzamento assegna al capoluogo pugliese il 19% ed a Potenza l’11%.

Bari, la più antipatica ed odiosa ma per pochissimi (9%), è vissuta come vivace e dinamica (37%) e bella ed affascinante (29,8%). L’opinione che gli italiani hanno del Mezzogiorno lascia ben poco spazio alla via di mezzo, passando senza remore dall’esaltazione per qualità della gente, clima, territorio e dieta mediterranea alla critica profonda per la gravità della situazione economica e sociale.

Sono questi i risultati dell’indagine “Come gli Italiani e i manager del territorio vedono il Sud” condotta da Astra Ricerche per Manageritalia su un campione di 1.013 intervistati e rappresentativo della popolazione italiana 15-70enne, pari a 43,4 milioni di adulti. In parallelo sono stati intervistati i dirigenti associati a Manageritalia e residenti nelle regioni meridionali.

L’opinione dei manager (oltre 300 intervistati) è chiara ed univoca: ci sono grandi talenti, ma mancano sviluppo e managerialità.

Conoscenza e frequentazione del Meridione. Il 64% degli italiani dichiara di essere un discreto conoscitore del Mezzogiorno, poco più di un terzo (34%) di conoscerlo poco (per esperienza diretta o indiretta) e il 2% di non averne alcuna cognizione. Per quanto riguarda la conoscenza diretta, mentre solo il 6% non vi ha mai messo piede, il 35% lo ha fatto o lo fa saltuariamente, il 19% spesso, mentre il 39% vi abita o vi si reca continuamente.

Perché il 64% degli italiani che non abita nelle regioni meridionali vi si reca più o meno spesso? Per piacere: turismo/vacanze (75%), visite a familiari e/o amici (37%), attività di svago/divertimento (spettacoli, feste, ecc. 16%), attività culturali (15%), acquisti/shopping (15%), attività sportive o presenza a eventi sportivi (7%). Per dovere, che pesa meno della metà (38% in totale): lavoro (19%), studio (10%), fiere (8%), cura della salute (6%), servizio militare o comunque attività militari (5%). Solo il 9% ci va per attività religiose (8%) e/o politiche/ sociali (3%).

E viverci? Quasi un terzo degli italiani vorrebbe vivere al Sud (13% dei residenti nel Nord-Est e 15% di quelli del Nord-Ovest), solo il 60% di chi risiede attualmente (dato che segnala un diffuso desiderio di ‘fuggire’ dal Sud di ben il 40% di chi vi abita).

L’immagine del Meridione tra virtù e debolezze. Solo il 25% degli italiani esprime giudizi totalmente o prevalentemente negativi nei confronti delle regioni meridionali e degli stessi meridionali, il 44% appare moderatamente favorevole, seppur con alcune riserve o critiche anche intense, mentre il 31% è descrivibile come entusiasta o addirittura fan. L’apprezzamento per il Sud è fortemente legato alla conoscenza (49% tra chi lo conosce meno e 14% tra chi lo conosce di più), mentre l’ostilità nei confronti del Meridione è molto più elevata della media al Nord (con un picco nel Nord-Est), tra i 15-24enni e i meno istruiti. Cosa influisce in positivo e in negativo su quest’immagine? Tra i punti di forza: il bel clima (87%), le affascinanti città d’arte (86%), la natura straordinaria (68%); le forti e vive tradizioni popolari (64%), le grandi tradizioni culturali (53%); la gente per nulla intollerante e razzista (99%), per niente materialista e spiritualmente povera (98%), anticonformista (95%), quasi mai triste e depressa (94%), di mentalità poco chiusa (87%), sostanzialmente per bene (87%), laboriosa (84%), accogliente e generosa (61%), umana e simpatica (51%), cordiale ed estroversa (42%).

Tra i punti deboli, invece, vi è la scarsa produttività (93%), il deficit di sensibilità e di iniziative sociali (88%), il malgoverno e la cattiva amministrazione (60%), i disastri della grande criminalità organizzata (59%), l’assoluta inadeguatezza delle infrastrutture della mobilità (strade, autostrade, ferrovie). A detta degli italiani il Sud è un crogiolo di eccellenze sociali e mancanze strutturali. Tant’è che in termini prospettici il 58% avverte un urgente bisogno di un profondo, radicale cambiamento morale, politico e sociale, il 49% parla di un’economia troppo dipendente dai finanziamenti pubblici, il 35% di una società cresciuta disordinatamente e con troppi squilibri e un altro 35% di un territorio troppo spesso svantaggiato dall’egoismo del nord del Paese.

Dall’altro lato, il 57% dei nostri connazionali ritiene che in queste aree vi siano grandi capacità e talenti che – opportunamente utilizzati – potrebbero garantirne lo sviluppo, mentre il 42% è certo che esistano in queste aree grandi possibilità di futura crescita economica e sociale.

E quali sono le attività nelle quali il Sud deve investire? Per gli italiani sono in ordine decrescente: il turismo (per l’81% degli intervistati), la lotta alla criminalità (72%), la salvaguardia dell’ambiente (57%), i trasporti e le infrastrutture (55%), l’insieme di scuola/università/ ricerca (52%), la cultura (51%), il rinnovamento della classe dirigente (45), l’industria (38%), il terziario avanzato (33%), l’innovazione tecnologica (33%), la musica e l’arte (33%). Secondo i dirigenti, invece, nel Sud poca managerialità e sono necessari investimenti e lotta alla criminalità.

Dalla parallela indagine sui manager residenti sul territorio, infatti, emerge una maggior severità verso il Sud, rispetto all’intera popolazione italiana. Quanto allo stato attuale e alle prospettive del Sud, il 73% dei dirigenti del terziario privato residenti al Sud è convinto che qui si trovino grandi capacità e talenti che, opportunamente utilizzati, potrebbero garantire lo sviluppo. Più in generale al Sud manca managerialità: per il 54% degli intervistati l’intero sistema produttivo meridionale è caratterizzato da imprese che hanno troppi pochi manager capaci di gestirle bene e dar loro una seria strategia.

Pierluigi De Santis

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