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Ammortizzatori sociali è sempre la solita... musica

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di Nicola Continolo.

Nel suo solito stile espressivo letterario il Presidente Vendola il 19 febbraio 2013 ha annunciato il varo di un piano straordinario per i percettori di ammortizzatori sociali in deroga. Con questo piano, in attuazione dell'azione di sistema Welfare to Work per le politiche di reimpiego e degli accordi stato regioni degli ultimi tre anni, la regione intende “prendere in carico” i circa 40.000 lavoratori in mobilità (17.000) e cassa integrazione in deroga (23.000), integrarne il reddito, formarli ed accompagnarli in un percorso di reinserimento lavorativo, con l'intento di “farsi carico della povertà e provare a combatterla”.

Il piano nasce con l'intento di promuovere l'aggiornamento ed il potenziamento delle competenze di quei 40.000 lavoratori attraverso specifici tirocini formativi, implementare le politiche attive all'interno dei CPI (Centri per l'impiego), coinvolgere il sistema degli enti locali nella promozione della ricollocazione di quei lavoratori percettori di ammortizzatori sociali in deroga ed infine garantire il sostegno al reddito per i lavoratori esclusi dagli ammortizzatori in deroga a partire dal 2013.

In attuazione delle sette linee di intervento nelle quali il piano è articolato, vengono impegnate risorse pari a 76.321.036 , delle quali circa 11 mln in misure di sostegno al reddito per i lavoratori che nel 2013 cessano dal beneficio, mentre le altre risorse dovrebbero servire per finanziare le tanto decantate, quanto poco praticate, politiche attive per il lavoro. Vediamo quali sono nel dettaglio le sette linee di intervento. La prima è la formazione di un Catalogo dell'offerta formativa predisposto dalla Regione e corredato di un indice di occupabilità per ogni figura professonale in esso prevista, al quale gli organismi di formazione dovranno attingere. La seconda è la formazione del bilancio delle competenze dei lavoratori percettori di ammortizzatori da attuarsi presso i CPI (Centri per l'impiego).

Il Bilancio dovrebbe servire da guida per indirizzare i lavoratori ai percorsi formativi di cui al primo punto, riepilogati nel “Libretto formativo” che accompagnerà i lavoratori, e potrà essere visionato dalle imprese che intendano accedere alle linee di intervento tre e quattro, ovverossia i tirocini formativi e la dote occupazionale consistente nel 50% del costo salariale lordo per l'assunzione dei lavoratori in condizioni svantaggiate secondo le stesse modalità utilizzate nell'avviso 2/2011 del Piano Straordinario per il Lavoro. Le linee di intervento cinque e sei sono relative ai protocolli di intesa con ANCI e UPI per riconoscere premialità alle imprese che assumeranno dalla Banca Dati Percettori (quella costituita dai lavoratori che intraprenderanno un percorso di riqualificazione attraverso i CPI); e con gli Enti Bilaterali per il concorso agli interventi sul potenziamento delle competenze dei lavoratori. L'ultima linea è quella relativa al sostegno al reddito dei lavoratori presenti nella Banca Dati percettori del 2012 che cessano dal beneficio da quest'anno. Se non fosse per la tempistica un po' sospetta, una settimana prima delle elezioni politiche, e la fretta assoluta con cui è stato varato, decantata come un merito nella presentazione, ci sarebbe da esultare per questo "Piano Straordinario”. Finalmente un moderno piano che non si limita ad elargire risorse con sole finalità assistenzialistiche, ostinandosi a voler considerare attivi posti di lavoro di fatto scomparsi, ma che tenta di azionare politiche in grado di spingere i lavoratori ad un ruolo più attivo verso il reimpiego.

Purtroppo però, la fretta e la tempistica ci inducono proprio a sospettare che si tratti del solito provvedimento assistenzialistico preelettorale che tamponerà, con forme più "moderne", l'emergenza dei 40.000 lavoratori che nel 2013 si troveranno senza sostegno al reddito. Senza, peraltro, riuscire ad attivare nella sostanza quelle politiche moderne cui dichiara di ispirarsi e, soprattutto, senza dare soluzione definitiva al reinserimento di quei lavoratori.

Il vero punto debole di questo piano sta in due elementi strettamente legati fra loro: la scelta tutta ideologica di rendere i CPI, operatori pubblici nella gestione del mercato del lavoro, il braccio operativo nell'attuazione del piano; e la scelta di ignorare totalmente le potenzialità che le Agenzie per il Lavoro, operatori privati, avrebbero per rendere attuabile questo piano.

Mi permetto di dubitare fortemente che nell'ambito dei CPI, così come sono dotati e strutturati, si riescano a reperire professionalità in grado di effettuare bilanci di competenze ed analisi di fabbisogni formativi: parliamo di psicologi del lavoro e operatori HR specializzati nel recruiting e nella formazione. Figure, queste, già presenti e operanti nelle APL che avrebbero le potenzialità e le competenze per rendere immediatamente operativo il piano; invece, si è scelto di privilegiare il potenziamento e la qualificazione dei CPI, percorso che mi pare alquanto impervio e velleitario.

Per dare un'idea di quale sia la mentalità, e “modernità”, che sottende agli operatori pubblici, vi invito a registrarvi attraverso il portale Sintesi della Provincia di Bari alla rete provinciale dei CPI. Ebbene, non basta una semplice registrazione on line, occorre anche scaricare un modulo cartaceo, compilarlo, allegarvi documento di identità e inviarlo via fax, raccomandata o a mano presso un CPI per poter ricevere a mezzo mail ( sono moderni! ) user e pwd di accesso al sistema. Basterebbe solo questo a scor a ggiare qualunque persona di buona volontà!

Per non parlare poi del Catalogo dell'offerta formativa che dovrebbe essere arricchito dalle attività dei CPI che avrebbero, altresì, il compito di raccogliere le esigenze formative espresse dal sistema imprenditoriale. Ebbene, chi ha maggiormente il polso delle esigenze imprenditoriali? Gli operatori dei CPI inchiodati nei loro uffici o le APL che battono le zone industriali quotidianamente per cercare di vendere servizi alle aziende?

Ancora un esempio: provate ad accedere al portale Sistema Puglia - Orientamento, Formazione, Lavoro (lavoro.sistema.puglia.it/PFPuglia) e date un'occhiata alle statistiche sulle professioni più richieste in Puglia negli ultimi dodici mesi dal mercato per i laureati. Ebbene, le statistiche riportano che l'80% è stato assorbito dal mondo della scuola, un 10% dalla sanità e, udite udite, un altro 10 % si sono impiegati come direttori d'orchestra e coro (750 assunzioni). E queste sarebbero le basi statistiche da cui partire per capire le esigenze imprenditoriali? Si provi a chiedere ad una qualunque APL quali sono le figure di laureati più ricercate nell'area industriale di Bari, vi snoccioleranno analisi statistiche dettagliatissime, perché queste costituiscono la base fondante del loro lavoro!

Perché quindi non sfruttare immediatamente le conoscenze e le competenze già presenti, mettendole in collaborazione e concorrenza con gli operatori pubblici? Provare, senza pregiudizi ideologici, ad osservare altre esperienze, quali il Labor Lab attivato nel 2007 in Lombardia e riservato a disoccupati con rischio di esclusione sociale, tanto per rimanere all'interno dei confini nazionali.

Contrariamente a quanto affermato da Vendola, non mi pare costituisca di per sé garanzia di efficacia il semplice coinvolgimento del partenariato (sindacato e associazioni datoriali) nel monitoraggio dei risultati del piano, né tantomeno che la politica si sia ritratta dalla gestione, “m a n t enendo un ruolo di programmazione e controllo” di un piano che rimane tutto nella sfera pubblica e fortemente condizionabile dalla politica. Ci viene, anzi, il sospetto che l'intento di rendere i CPI “ dei cantieri operosi, con l'implementazione sia in termini quantitativi che in termini qualitativi”, possa mascherare l'ennesima orgia clientelare. Mi auguro, per quei 40.000 lavoratori, di essere clamorosamente smentito dai fatti.

Nicola Continolo

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