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La vita politica e i cattolici: privilegiare sempre la proposta

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di Antonio Troisi.

Le difficoltà economiche del 2013, rappresentate dalla necessità di una manovra correttiva di non meno di 7 miliardi di euro, ha accentuato la distanza dalla vita reale dei partiti che si limitano ad una semplice elencazione di problemi senza presentare soluzioni concrete. Pertanto sono in molti a chiedersi se dagli schemi culturali che hanno dominato l’orizzonte della società italiana possa venire qualche aiuto. A tal proposito Romano Prodi , in un suo articolo, (Corriere della Sera del 13 u.s.) affronta il tema della presenza dei cattolici nella vita politica, sostenendo che, superati gli anni del dopoguerra e del comunismo, cattolici e laici devono, nei diversi schieramenti, impegnarsi per fare operare insieme i principi che sono alla base del cattolicesimo e i fondamenti della nostra costituzione .

Per valutare questa tesi necessario rispondere a tre interrogativi: 1) E’ possibile “fare operare insieme “ i principi fondamentali del cattolicesimo e quelli della Costituzione? 2) Esistono esempi d’ indiscussa validità, di detta coniugazione armoniosa? 3) Il “fare operare insieme “ è un ricordo storico o è un attaccapanni, (per dirla con Einaudi) atto ad affrontare i difficili problemi della prossima legislatura?

Quanto al primo quesito mi limiterò a ricordare il capolavoro di De Gasperi : la collaborazione tra Giorgio La Pira e Palmiro Togliatti consenti la stesura definitiva dell’art. 2 della Costituzione che garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità. Del resto La Pira precisò che i costituenti avevano scelto per la nascente carta costituzionale una terza via alternativa a quelle individualista e statalista: quella cioè di tendere al pieno sviluppo della persona umana, non soltanto affermandone i diritti individuali, ma anche quelli sociali e, quindi, dei diritti delle comunità intermedie che vanno dalla famiglia sino alla comunità internazionale.

Il risultato più importante del citato art.2 fu la scelta di Alcide De Gasperi, che, profondo conoscitore della realtà tedesca, non volle applicare in Italia l’Economia Sociale di Mercato tedesca (ESM).

Scelse, invece,l’Economia Mista di Mercato (EMM) nella quale uno Stato abilitante incoraggia tutte quelle forme di azione collettiva che generano effetti pubblici, impegnando le istituzioni a facilitare la “ fioritura” dei corpi intermedi della società (art. 2 della Costituzione ). Di qui lo Schema Vanoni che affidando alla finanza pubblica il compito di realizzare la mediazione capitale-lavoro trasformò in meno di dieci anni (contro i 90 della Germania ) una società agricola devastata dalla guerra nella V società industriale del mondo. Per quanto riguarda il terzo interrogativo una risposta realistica e praticabile viene da due esperienze che hanno tracciato un approccio metodologico idoneo a rispettare gli obblighi conseguenti al Fiscal Compact, coniugando il rigore con lo sviluppo .

Intendo riferirmi alla scelta del Governo Prodi di ricorrere alla revisione della spesa per colmare il divario di efficienza tra la nostra Pubblica Amministrazione e quella degli altri Paesi europei impostando un processo di ammodernamento della pubblica amministrazione senza precedenti perchè fu rifiutato il comodo ricorso ai tagli lineari. Fu, infatti, scelto un attento esame degli strumenti, delle scelte allocative e della gestione delle risorse, in maniera da effettuare l’analisi dell’intera spesa di ciascun dicastero sotto il profilo dell’efficienza dell’uso delle risorse umane e materiali. Questo impegno è stato disatteso dai governi successivi e oggi non è rispettato nella sua effettiva dimensione, non essendo sufficienti i tagli lineari alla spesa pubblica se non se ne cura contemporaneamente anche il miglioramento del livello di produttività.

Il secondo precedente riguarda l’importante successo riportato dal presidente dell’ANCI G. Delrio nella sua motivata opposizione alla politica dei tagli lineari a alla finanza locale. Dal 1° gennaio 2013 il gettito dell’IMU finirà interamente nelle casse comunali con una contemporanea riduzione dei trasferimenti per 3 miliardi: una vittoria dovuta al fatto di aver saputo trasformare un problema di cassa in un problema di metodo. L’ANCI ha sempre sostenuto che la voce più importante del bilancio di un ente locale non sono i trasferimenti di risorse dallo Stato ma il saldo di bilancio originario (entrate proprie - spese finali) perché è l’unico parametro in base al quale la CEE valuta l’adempimento assunto dall’Italia di conseguire il pareggio del bilancio. Pertanto la devoluzione dell’intero gettito IMU ai Comuni, aumentando le entrate proprie, rafforza l’elemento chiave del concorso degli enti locali al processo di risanamento della finanza pubblica.

Non mancano certo in questi precedenti delle insufficienze, peraltro superabili: rimane, tuttavia, il merito di aver equilibrato il rigore con la crescita, essendo riusciti ad articolare la finanza pubblica sulla base della compatibilità tra vincoli europei ed esigenze nazionali.

In conclusione la risposta ai tre interrogativi consente di condividere la tesi del ruolo di lievito dei cattolici nella vita politica, tuttavia legato alla qualità della proposta, poiché i drammatici problemi da affrontare trasformeranno la prossima legislatura in una nuova Assemblea Costituente.

Pertanto se i cattolici sapranno gestire l’appartenenza al personalismo comunitario non come una comoda rendita di posizione, ma operando in modo positivo insieme ai laici, l’art. 2 della Costituzione sarà, ancora una volta, l’attaccapanni per un avanzamento civile di tutta la società italiana.

Antonio Troisi

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