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Lavoro e salute: è vietato ogni “giochino”

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di Gaetano Veneto. Nel mondo del diritto al lavoro, nel nostro Paese, si sta operando troppo spesso in questi giorni una callida operazione dialettica, prospettando un falso dilemma: salute o lavoro?

Tutto ciò avviene in questi tempi di disoccupazione così tanto dilagante in tutti i Paesi dell'Unione Europea ed, in particolare, nel tormentato Sud dell'Italia. Il dilemma viene molto spesso proposto, ipocritamente e senza alcun senso del ridicolo anche da alcuni esponenti del nostro Governo, quest'ultimo impegnato a prospettare una “crescita” di cui non si vede l'ombra per mancanza di efficaci iniziative, visto l'attuale impegno a salvare solo finanze private e pubbliche con pur doverosi interventi di contenimento di spesa. Il diritto al lavoro viene così riletto e riproposto, specialmente in particolari situazioni socialmente drammatiche, in una prospettiva dialettica se non proprio alternativa con quello alla salute: sia il primo che il secondo diritto, come è noto, sono scolpiti indelebilmente ed inequivocabilmente in molte norme costituzionali e, testualmente, negli articoli 4 e 32 Cost..

Richiamando questi due diritti inalienabili si constata, in specifiche occasioni, ora una lesione del primo, ora del secondo, secondo i casi patologici che si presentano. Operata una constatazione di sostanziale contrapposizione, nei fatti e nelle aziende, come nel caso ILVA, se ne auspica "una positiva coniugazione".

Orbene, non sembra che il diritto al lavoro, riconosciuto dalla Costituzione quale diritto di tutti i cittadini, possa essere inteso quale diritto ad un lavoro purchessia tale da pregiudicare, ad esempio, la salute di chi lo svolge o quella di altre persone, o la propria od altrui libertà, ma solo "come diritto ad un lavoro che anzitutto si svolga nel pieno rispetto dei diritti fondamentali della persona (salute, sicurezza, libertà e dignità umana), i quali valgono, dunque, a permearne l'essenza, cosicchè nessuna contrapposizione può profilarsi tra i due diritti, la tutela del lavoro presupponendo imprescindibilmente quella della salute ...".

Tutte le parole innanzi virgolettate, che ben potrebbero trovar posto in testi accademici non condizionati da frequenti ed opportunistiche scelte di campo operate da giuslavoristi d'abord, sono contenute in una rigorosa (quanto equilibrata) ordinanza di un Magistrato della Repubblica Italiana, che ha inchiodato imprenditori, amministratori privati e pubblici, Governi statali e regionali a responsabilità che resteranno anch'esse scolpite nella storia dell'indegnità ed inadeguatezza politica e morale del nostro Paese.

Non si può ignorare il dramma dell'ILVA, di Taranto e, più in generale, di tutto l'assetto economico-produttivo industriale del nostro Paese, insieme al rinnovato ed accentuato dramma di una disoccupazione, specie giovanile, che solo in queste ultime settimane è stata rilevata, finalmente con chiarezza e sincerità, nella percentuale globale di oltre il 25%, sommando la cifra dei disoccupati iscritti, dei lavoratori a nero e dei giovani che nemmeno si presentano a dichiarare il loro stato di non lavoro, dando così il segno di una sfiducia totale e di rifiuto di un sistema in cui vivono sempre più infelicemente, cercando (nei casi migliori, purtroppo) di scapparsene verso lidi più ospitali, anche se sempre più difficili da trovare. Mala tempora currunt.

E così il quadro può chiudersi. Solo pochi mesi fa è stata messa mano ad una prima e parziale riforma, ancora una volta, del mercato del lavoro. Soprattutto, dopo lunga e spesso incolta discussione su stabilità e flessibilità, vulgo sull'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori disordinatamente riformato e ridotto, in forma contorta, al tema del restringimento dell'area di stabilità del rapporto, ci si trova ora già nell'imbuto di un autunno ed inverno predisposti ad essere per tutti un tragico ed insieme risibile prologo di una lunga campagna elettorale di infimo profilo. Come già si può intuire, sperando di essere smentiti, quest'ultima sarà tutta intrisa di disvalori, primo fra tutti l'assoluta generale sordità ed indifferenza ai problemi della necessaria ed urgente rivitalizzazione del mercato del lavoro, rendendo finalmente quest'ultimo davvero dinamico e capace di stimolare originali e diversificate occasioni di “nuovi lavori” che soprattutto, garantendo stabilità occupazionale, sappiano coniugare diritto alla salute e diritto ad un lavoro certo e duraturo. E' impegno di tutti quello di seguire, anche proponendo dure e costruttive critiche, i gravi eventi che stanno modificando, senza un progetto globale e spesso con colpi di mano, funditus il diritto del lavoro, senza che, spesso, gli operatori di questo mondo sappiano incidervi adeguatamente. A questo impegno è doveroso richiamare, con le parole e con i fatti, tutti: qualcuno già sta contribuendo, nel suo campo, doverosamente (pensiamo oggi soprattutto alla magistratura) a tener vivo ed attuale il dettato della Costituzione che va rispettata senza forzature o infingimenti elusivi, come nel caso del tendenzioso dibattito (a Taranto ed altrove) sull'equilibrio tra diritto alla salute ed “alternativo” diritto al lavoro. I due diritti sono da leggersi ed applicarsi insieme, senza nessuna alternativa ma in un coordinamento virtuoso che veda davvero il nostro Paese “una Repubblica democratica fondata sul lavoro”.

Gaetano Veneto

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