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Miracolo indonesiano costruito con democrazia e pianificazione

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Unico Paese ad aver restituito in anticipo il prestito concesso dal Fondo Monetario.

Dal 2004, anno in cui il popolo indonesiano ha scelto democraticamente il proprio presidente, la crescita economica, sociale e politica dell’Indonesia è avvenuta a ritmi sostenuti e costanti. Infatti molte banche d’affari tra le quali Morgan Stanley hanno ritenuto di aggiungere un ulteriore lettera, la I, al famoso acronimo, BRICS, riguardante i Paesi in via di sviluppo. Con un PIL per il 2011 previsto per 756.6 miliardi di dollari, con una crescita del 6,2% e con una continua diminuzione del debito estero sul PIL, l’Indonesia è la prima economia del Sud-Est Asiatico, terza economia dell’Asia, e con un ruolo sempre maggiore nel G-20.

La natura di questa forza è molteplice, perché se l’Indonesia è la prima esportatrice mondiale di gas naturale liquido, seconda produttrice mondiale di stagno, terza di rame, terza nazione su scale mondiale per patrimonio boschivo, è stata l’unica nazione del sud-est Asiatico a far parte dell’OPEC da cui è uscita nel 2008 perché divenuta importatore netto, oltre che possedere importati riserve mondiali di carbone oro e argento, non sono secondarie la motivazioni riguardanti l’aspetto sociale e politico.

Di fatti con una popolazione pari a oltre 250 milioni di persone e una crescita demografica stimata pari all’1,25% annuo, si prevede che la popolazione raggiunga i 320 milioni di persone nel giro di 20 anni; Inoltre l’Indonesia e il quarto Paese al Mondo per popolazione e prima democrazia islamica. L’aspetto di convivenza religiosa ha una sua importanza, perché, sebbene il 10% della popolazione è cristiana e il 2% industi, non vi sono conflitti tra la popolazione.

A livello politico con l’arrivo della democrazia e con la possibilità di scegliere liberamente il proprio presidente, la stabilità sociale e di riflesso politica, hanno contribuito a far assumere un maggior peso internazionale all’Indonesia, facendola diventare un partner solido ed affidabile, anche in virtù dell’intera restituzione al FMI del prestito che gli fu concesso dopo la crisi asiatica del 1997-98, diventando così l’unico Paese ad avere restituito l’intero prestito anticipatamente rispetto alla data stabilita.

Per un interscambio duraturo a livello Europeo, nel 2009, a Giacarta, è stato stipulato un accordo di collaborazione su quattro aree, commercio e investimenti, ambiente, istruzione e cultura, diritti umani e democrazia, di cui le prime due di rilevanza strategica.

Infatti, in materia economia e commerciale le relazioni tra Europa e Indonesia sono già consolidate, poiché l’Unione Europea, rappresenta uno dei principali mercati di esportazione, e nel 2008 l’interscambio commerciale ha raggiunto un valore pari a 20 miliardi di euro.

L’Europa ha però stipulato con Giacarta accordi importati anche in materia ambientale, al fine di collaborare per la lotta contro i cambiamenti climatici, poiché l’Indonesia è, dopo Stati Uniti e Cina, il terzo Paese per emissione di gas serra. Sempre in ambito ambientale, un’ulteriore passaggio per salvaguardare l’ambiente, attiene alla deforestazione, perché, entro il 2013 tutto il legname proveniente dal Paese del sud est asiatico, dovrà avere un documento che ne certifichi la provenienza legale.

In questo contesto, un ruolo di rilievo c’è l ha l’Italia, poiché se sotto il profilo giuridico, nel 1995 sono stati stipulati accordi bilaterali al fine di evitare evasioni fiscali, ma soprattutto doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito, sotto il profilo economico, l’Italia, nel triennio 2008- 2010, si posiziona su scala Europea, come quarto Paese fornitore dopo Germania, Regno Unito e Francia, e terzo Paese acquirente dopo Germania e Olanda.

Nello specifico i beni italiani esportati in Indonesia raggiungono il valore di 617 milioni nel 2008, circa 500 nel 2009 e solamente 130 milioni nel 2010, sebbene le previsioni per la fine 2011 prevedano valori simili a quelli del 2009. Il profilo merceologico dei beni italiani esportati nel Paese del sud-est asiatico, riguarda per oltre il 90% beni delle attività manifatturiere. I valori dei beni indonesiani importati in Italia, registrano valori nettamente superiori, con 1 miliardo e 800 milioni nel 2008, 1 miliardo e 600 milioni nel 2009 e nel 2010 circa 500 milioni di euro di beni importati.

Dei suddetti beni circa il 60% attiene a beni prodotti da attività manifatturiere, la restante parte, circa il 35%, riguarda i prodotti dell’estrazione di minerali da cave e miniere e il 5% si suddivide tra prodotti sportivi e prodotti derivanti dall’agricoltura.

Dei beni importati ed esportati tra Italia e Indonesia un ruolo importante è costituito dalla Puglia e, tra le provincie pugliesi, quelle che rilevano maggiori flussi, in ordine di importanza, sono Brindisi, Bari, e Taranto.

Nel 2008 la Puglia ha importato beni per un importo superiore ai 370 milioni, di cui circa l’80% pari a 280 milioni, si riferisce a prodotti minerari, e solo in seguito vengono i prodotti manifatturieri, con 80 milioni. Il 2009 vede registrarsi valori fondamentalmente uguali a quelli dell’anno precedente.

Il 2010 invece, seguendo il trend nazionale, vede un calo che attesta i beni importati a 90 milioni di euro.

In questo triennio un dato di spicco è quello che riguardo il 2008 poiché in quell’anno la Puglia è la prima regione italiana per beni importati. Inoltre, è interessante notare come, questi flussi si distribuiscono sul territorio, tra le già citate provincie, perché se il ruolo fondamentale è assunto dalla provincia di Brindisi che importa beni, per oltre 250 milioni, per ciascun anno dell’intero triennio, con un unico fondamentale settore merceologico, quello dei prodotti minerari, la provincia di Bari, invece, con beni importati per 85 milioni sia nel 2008 che nel 2009 vede una flessione nel 2010. Per il capoluogo di Regione il settore di primaria importanza è quello dei prodotti delle attività manifatturiere, e il secondo è quello dei prodotti agricoli.

Sempre confermando come primario il settore dei beni manifatturieri, Taranto si colloca terza come importanza, anche se i valori siano molto esigui, attestandosi come valore massimo su 3 milioni di euro.

Un capito a parte è quello dei beni esportati, perché, questi non superano mai i 10 milioni di euro, e ciò ci pone di fronte a una grande possibilità sia come regione sia come persone che vogliono intraprendere attività di tipo imprenditoriale. Difatti si sente parlare spesso di come la globalizzazione sfruttando le economie a basso costo, porti effetti negativi sul sistema produttivo locale delle varie nazioni industrializzate. Una delle maggiori critiche che viene mossa alla globalizzazione è perciò quella dello sviluppo diseguale che crea, sebbene non viene mai preso in analisi ciò che di positivo ha il fenomeno della globalizzazione.

Perché quando vi è interazione tra le reti economiche spetta al locale saper sfruttare le occasioni che una rete globale offre, tanto che il sociologo Bauman coniando il termine glocalizzazione, evidenzia come un piccolo centro che a man mano si ingrandisce può essere agevolato dall’interazione con il globale anche per risolvere e affrontare le sfide competitive future.

Aprendo perciò il capitolo della possibilità future è importante sapere che, in Indonesia, le stime future sono ancora più rosee sotto il profilo economico perché se i tassi inerenti, la crescita aumenteranno, e quelli inerenti disoccupazione, inflazione, debito, diminuiranno, nei prossimi 5 anni si stimano investimenti per 225 miliardi di dollari d cui il 40%, pari a 90 miliardi sarà coperto da soldi pubblici.

Per la sua importanza strategica, non sotto solo il profilo geografico, e per i dati presentati, ma soprattutto per la costante crescita è stato previsto che saranno circa 60 milioni gli Indonesiani che entreranno a far parte della classe media, e ciò è una grande possibilità per le imprese pugliesi già esistenti, e per quelle che si potrebbero costituire, di poter esportare i beni, di qualità, prodotti in Puglia, nel Paese del sud-est asiatico. Infatti le occasioni che potrebbero nascere, fanno si che lo sviluppo locale interagendo con le reti internazionali, porti tramite il commercio internazionale, al proprio sviluppo e a quello globale.

CURRICULUM

Orfeo Mazzitelli, nato a Bari il 4 aprile del 1988, ha frequentato il liceo classico; si è laureato in Economia Aziendale il 7 luglio del 2009 e in Economia e Management il 14 luglio 2011 con votazione 110/110 e lode alla Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, discutendo una tesi in “Geografia dello sviluppo del’imprenditorialità”. Attualmente è in cerca di occupazione.

Commenti  

 
+1 #2 Casella 2011-12-18 08:02
Caro Orfeo,

sono molto orgoglioso di te.

Antonio C.
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+1 #1 Crisantemo 2011-12-17 18:35
Gent.mo Dott., la crescita dei paesi Asean regge anche grazie all' attuale stretta monetaria, ma fino a quando questa sarà sostenibile? Tutto questo può portare a un soft landing o ad un hard landing?
In più i prodotti delle nostre piccole-medie imprese hanno grandi potenzialità nell'area Asean ma come rendere conveniente investire in quest'area senza dover chiudere in Italia? E perchè le imprese medio-grandi non investono in Indonesia per poi distribuire nel mercato regionale invece di re-importare?
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