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Per il “turismo culturale” in Italia grandi tesori, piccole competenze

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Regna ancora troppa confusione in un settore in cui il know how ha un ruolo strategico.

Oggi, parlare di turismo in una nazione come l’Italia può risultare banale. Restano innumerevoli, invece, gli spunti da approfondire per una nazione che si adagia sugli allori del grande patrimonio storico-culturale e che non ha mai avuto una vera programmazione sostenibile e manageriale, per la piena fruibilità del patrimonio culturale legata al territorio. Il termine Turismo Culturale è inteso come movimento turistico supportato dalla volontà di visita e di godimento di beni culturali, intesi come monumenti, chiese, musei, castelli, siti archeologici, città d’arte; ovvero si identifica con qualunque viaggio finalizzato alla fruizione di beni culturali, partecipazione ad eventi o a qualche forma di spettacolo.

Il concetto di turismo culturale eredita le incertezze concettuali e le difficoltà di definizione di entrambi i termini che lo costituiscono: turismo e cultura.

Il WTO ha coniato due definizioni: la prima fa riferimento agli spostamenti indotti da motivazioni essenzialmente culturali, come viaggi di studio, visite a siti e monumenti; la seconda prende in considerazione tutte quelle forme di mobilità che soddisfino il bisogno umano di diversità(?) che aspira ad aumentare la conoscenza, l’esperienza e gli incontri, radicati nell’autenticità del luogo.

Fondamento del turismo culturale è dunque la fruizione del bene culturale, intesa alla luce della L.84/1990, che lo definisce “rilevante testimonianza della storia, della civiltà e della cultura ed elemento costitutivo della identità culturale della Nazione”.

Esso, però, non è mosso solo dal bene culturale in sé, ma anche da altri fattori: le tradizioni locali, l’offerta proposta, la volontà di proporla e affermarla. In questa ottica, oggetto del turismo culturale sono tutte le espressioni della vita di un popolo. Non solo opere d’arte e architettoniche ma anche tradizioni, gastronomia, artigianato. Nella percezione dei turisti infatti l’attrattiva culturale di un’area dipende dall’insieme degli elementi socio-culturali che la caratterizzano. Il turismo culturale sfugge ad una rigida definizione poiché abbraccia una variabilità di mete, contenuti, modalità di esecuzione, che riflettono i modelli attuali di consumo turistico molto articolati per l’offerta e altamente specializzati sui trend della domanda.

Il turismo culturale genera degli impatti economici. Con tale accezione si indica la complessità di costi e benefici che derivano in termini monetari come risultato dello sviluppo e dell’uso dei beni e servizi turistici, ai quali si aggiunge l’impatto sull’ambiente e sul sistema economico-sociale. Il modello si basa tecnicamente sull’uso ottimale di una destinazione attraverso la formula inerente alla massimizzazione di π (q) = B (q) - C (q) con C (q) = Cc (q) + Ck (q) + Cd (q), dove π sono i benefici netti, B i benefici al netto dei costi di congestione, q il livello di utilizzo dell’attrattore, C la somma dei costi correnti (Cc), di investimento (Ck) e da danno ambientale (Cd). Il valore di ottimo, corrispondente al punto in cui costi e benefici marginali si eguagliano, garantisce il godimento del più alto livello di benefici raggiungibile; che può anche non essere il punto di equilibrio. L’uso della risorsa comporta che i soggetti che sopportano i costi della conservazione non necessariamente sono coloro che ne ricevono i benefici. Mentre i primi tenderebbero a limitare i costi e quindi l’utilizzo della risorsa, i secondi, invece, opterebbero per un suo maggiore sfruttamento.

Il processo che rende il bene culturale anche prodotto turistico (beni e servizi), richiede l’attivazione di servizi capaci di inserirlo in un circuito virtuoso, in cui convivono un contesto economico-produttivo e uno di gestione e tutela del patrimonio culturale quale fattore di attrazione dei flussi turistici. È quindi necessario una varietà di strutture, servizi e di personale che, insieme, supportino la risorsa.

Nel caso specifico, centro propulsore della storia di Conversano per almeno otto secoli è il castello, che sorge in posizione dominante sul colle della città.

Dal nucleo primitivo del XI sec. il maniero è cresciuto seguendo l’avvicendarsi delle diverse famiglie comitali.

Allo stato attuale la superficie di circa 11.500 mq totali, di cui 3.000 di utilizzo pubblico, è divisa in n.75 unità immobiliari di cui: n.6 di proprietà del Comune, n.15 del Demanio Pubblico e n.54 di proprietà privata.

Nella valutazione di un bene culturale, i concetti di valore economico e valore culturale sono ben distinti fra loro e devono essere considerati separatamente, visto che ciascuno ci rivela qualcosa di diverso, utile a capire il valore del prodotto.

Supponendo che un individuo consideri un bene culturalmente più elevato di un altro, sarà sicuramente disposto a pagare di più per goderne i benefici. Quindi la differenza dei prezzi di domanda potrebbe far pensare, erroneamente, ad una differenza di valore culturale. Tuttavia gli individui possono non conoscere a sufficienza il bene culturale per formulare un giudizio affidabile sulla disponibilità a pagare. Il castello di Conversano è caratterizzato dall’essere sia un bene privato, per il quale esiste un valore di mercato, sia un bene pubblico, ove non vi sono valori definibili: rappresenta un elemento di storia e di arte ed il valore che esso possiede per gli storici ed amanti dell’arte è, economicamente, inestimabile.

Come bene privato, analizziamo quello a cui la comunità sarebbe disposta a rinunciare, per poter acquistare il castello.

Come bene pubblico, invece, utilizziamo la tecnica MVC (Metodo della Valutazione Contingente). Il valore dell’immobile, come dai valori forniti dall’Agenzia del territorio, è di 11.000.000 €; riferiti alla sua superficie ed al D.P.R. 138/98: piano interrato, mq 3.960, 3.168.000 €; primo piano, mq 3.860, 3.860.000 €; secondo piano, mq 3.700, 3.700.000 €.

Và aggiunto il valore delle opere del Finoglio, valutate in circa 500.000 €, di tutti gli affreschi e opere site nel castello e la torre maestra che, dai dati reperiti, si aggirano intorno ai 2.000.000 €. Pertanto il valore economico totale del castello è 13.500.000 €.

Utilizzando la MVC, invece, evidenziamo come la domanda e il beneficio non siano cresciuti in maniera proporzionale all’aumentare dei costi. Il valore culturale risiede nelle “menti” dei visitatori che costantemente visitano il castello. La sfida è la difficile valorizzazione di questo capitale culturale tangibile ed intangibile poiché lo stock, quantità di capitale, è nettamente superiore al flusso di servizi generati nel tempo. Valutando costi e benefici con il payback method, i costi risultano elevati rispetto ai benefici fruibili dalla comunità. In particolare, immutata l’offerta, è stimato un periodo di recupero dei costi attuali di circa 53 anni. Periodo evidentemente troppo esteso, in quanto, nel tempo stimato, i costi aumenterebbero ulteriormente. Ci troviamo così davanti ad un importante, condiviso e sentito patrimonio, ma poco utilizzato. Dopo aver esaminato il quadro generale e i dati, si riscontrano poche idee e ancor meno progetti che alludano a una pianificazione a lungo termine.

Un inizio di sviluppo potrebbe consistere nella realizzazione, a livello strutturale, di un collegamento fisico del Castello col resto del centro storico; si potrebbe, poi, creare un contenitore culturale, che includendo centri universitari e associazioni culturali, possa diventare il vero fulcro dell’identità conversanese. Inoltre, realizzando alloggi, che possano creare un beneficio esperienziale difficilmente riproducibile, gli stessi ambienti dei piani superiori del Castello potrebbero soddisfare i bisogni dei turisti più esigenti.

Tutto questo potrà realizzarsi solo credendo e investendo in una programmazione di progetti che spazino dal city marketing al revenue management, dal destination management all’heritage management.

CURRICULUM

Fabrizio La Volpe, 27 anni di Conversano (Ba), dopo aver conseguito il titolo di dottore in Economia dell’azienda moderna, si trasferisce a Milano  dove è prossimo alla laurea magistrale in “Promozione e management della cultura e del turismo”. Attualmente si occupa di revenue, sales,  marketing e social media presso Exclusive Hotel Collection.

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