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La riqualificazione di Brindisi “città d’acqua” oltre l’industria

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Le nuove priorità sono il recupero del rapporto della polis con il mare, con Balcani e M. O.. L’avvento della grande impresa, con la sua forte capacità di attrazione occupazionale, ha ridisegnato lo sviluppo urbano di Brindisi, città di mare con spiccata vocazione agricola, scelta, verso la fine degli anni ‘50, come sede del più grande stabilimento petrolchimico d’Europa. Qui, la presenza dell’area industriale e delle servitù militari, ha impedito uno sviluppo cittadino che seguisse il tracciato costiero.

La successiva crisi della grande impresa, con le conseguenti ricadute in termini occupazionali, ha alterato gli equilibri preesistenti costringendo i lavoratori ad utilizzare ingegno e competenze per creare attività innovative. Da questa evoluzione nasce l’economia della conoscenza, base della pianificazione strategica delle grandi aree urbane [Scandale 2007]. La crisi del polo petrolchimico ha indotto le autorità brindisine a vedere nell’industria creativa una via alternativa mediante la quale promuovere lo sviluppo ed il rinnovamento urbano: punti di partenza di questa nuova strategia altri non potevano essere se non il rilancio del porto e la riqualificazione del fronte a mare.

Tra gli annosi problemi che affliggono Brindisi vi è la scarsa accessibilità del porto, che, nonostante la posizione strategica, stenta a decollare, con ripercussioni negative anche sulle produzioni locali di eccellenza, specie quelle agroalimentari, già sofferenti a causa dell’eccessiva frammentazione delle imprese e della scarsità di competenze in ambito manageriale, nel settore del marketing strategico, dell’innovazione dei processi produttivi e delle politiche distributive. Nel corso degli anni lo sviluppo del fronte a mare si è costantemente ridotto, stretto tra le installazioni della Marina Militare nel Seno di Ponente e il varco doganale nel Seno di Levante; inoltre le pianificazioni urbanistiche degli anni passati non hanno mai posto al centro dei loro interventi l’integrazione del porto interno nel circuito cittadino, migliorandone l’accessibilità. Specchio di questa situazione è la presenza delle attività commerciali sui corsi principali, lontane dal fronte marittimo. Pertanto, risulta vitale la creazione di un circuito viario che integri il porto con il centro storico, facilitando contemporaneamente i collegamenti con la stazione ferroviaria, con l’aeroporto e con le principali arterie stradali provinciali e regionali.

La riqualificazione cittadina, stando al progetto Brindisi città d’acqua, deve iniziare dal recupero del fronte marittimo, che deve essere realizzato sia attraverso il riequilibrio della città verso est – liberando l’area occupata dalla linea ferroviaria Brindisi Marittima – sia attraverso la creazione di un nuovo fronte, generato dalla ricostruzione del Seno di Levante con edilizia polifunzionale e verde. In tal modo, viene posto in essere un raccordo di qualità con la zona industriale. Contemporaneamente, al fine di valorizzare ulteriormente l’area portuale, particolare attenzione si rivolge alla creazione di servizi a supporto del traffico merci-passeggeri ed alla creazione di sedi destinate ad accogliere attività commerciali, gastronomiche e ricreative, con il fine ultimo di rendere il lungomare il cuore del tempo libero e del divertimento, non soltanto a beneficio dei brindisini, ma anche dei turisti. L’idea di realizzare un parco urbano lungo il canale Patri, simmetrico al Cillarese, è volta a costruire una continuità paesaggistica tra verde e acqua. Per effetto delle trasformazioni d’uso, si rende opportuno spostare le funzioni prettamente portuali del Seno di Levante nel porto medio e nel porto esterno, rendendo, così, fruibili nuovi spazi cittadini.

Si punta, poi, a creare, rispettivamente nell’area di Sant’Apollinare e della ex carboniera, due nuovi poli di attrazione, volti a favorire lo sviluppo urbano lungo tali direttrici. Coerentemente con gli obiettivi stabiliti nel piano strategico di Area Vasta, si cerca di dare vita ad un piano di sviluppo sostenibile che permetta di realizzare progetti di qualificazione paesaggistica e di trasformazione del territorio compatibili con l’assetto geomorfologico ed idrogeologico, che prevedono anche il recupero del centro storico, attraverso il restauro delle residenze e degli immobili adibiti al commercio al dettaglio ed all’artigianato, senza alterare la struttura del quartiere. È, inoltre, prevista la creazione di sedi universitarie per incentivare la formazione culturale, allo scopo di accrescere le competenze delle imprese locali, migliorandone l’organizzazione, la qualità dell’offerta, rendendone più efficienti le politiche distributive e più efficaci le strategie di marketing.

In questo modo si vuole offrire un contributo consistente alla crescita socio-economica della città. Il progetto Brindisi città d’acqua non vuole però essere solamente una operazione di maquillage: il posizionamento geografico che rende Brindisi il naturale crocevia degli scambi commerciali e culturali, nonchè punto di riferimento nelle relazioni tra l’Italia, i Balcani ed il Medio Oriente costituisce il primo punto di forza del territorio. Un’altra opportunità da non trascurare è costituita dal settore agricolo, caratterizzato da una fase di evoluzione delle sue imprese che passano da forme di conduzione individuale a forme di carattere societario. In questo scenario, l’utilizzo del porto di Brindisi per gli scambi commerciali di prodotti agricoli con i Paesi d’oltremare ne consentirebbe la trasformazione in infrastruttura di riferimento per le attività di import-export. Inoltre, non deve essere dimenticata la presenza sul suolo brindisino dell’aeroporto che presenta un trend positivo riferito al traffico passeggeri sia nazionale che internazionale.

L’esistenza di infrastrutture di vitale importanza, quali porto ed aeroporto, la realizzazione di strutture ricettive e di servizio, unite ad una adeguata politica di marketing che punti a rilanciare il paesaggio naturale costiero, il patrimonio artistico culturale, le eccellenze enogastronomiche e le tradizioni popolari può costituire un trampolino di lancio per lo sviluppo turistico, rendendo la terra di Brindisi meta di vacanze per italiani e stranieri.

Pertanto, amministrare il porto in modo efficiente seguendo le linee guida dettate da una strategia efficace, indirizzata alla creazione di un collegamento sinergico tra le infrastrutture esistenti e alla valorizzazione delle eccellenze locali, significa costruire una buona base di partenza per il rilancio dell’economia locale. È fondamentale generare un circolo virtuoso che, attraverso l’accrescimento del reddito locale, dei consumi e dell’occupazione, permetta di ribaltare il trend demografico negativo in atto, dovuto principalmente all’emigrazione giovanile. Secondo quanto emerso dal colloquio con il sindaco On. Mennitti e con l’assessore M. D’Attis, il progetto Brindisi città d’acqua prevede, come primo intervento, la riqualificazione del Lungomare Regina Margherita – attualmente unico tratto dell’area portuale realmente fruibile – per il quale il Comune ha stanziato cinque milioni di euro; altri fondi sono stati conferiti dall’Autorità Portuale per lavori sulla banchina ed opere di consolidamento statico.

Brindisi, da sempre terra di conquista e teatro di speculazioni, in seguito alla crisi del polo petrolchimico e alla sconfitta del contrabbando, fino a pochi anni fa unica vera fonte di reddito della città, ha sentito l’esigenza di “rialzarsi” riscoprendo le sue potenzialità. In questo momento storico caratterizzato dalla nascita di nuovi interlocutori oltre Adriatico, dall’allargamento ad est dell’Unione Europea, dall’avanzata delle potenze economiche asiatiche che considerano il bacino del Mediterraneo uno sbocco potenziale per le loro rotte commerciali e turistiche, l’acqua deve essere mezzo di unione, perché soltanto le relazioni con gli altri Paesi e lo sviluppo culturale permetteranno a Brindisi di uscire dalla marginalità e di cogliere le opportunità che scaturiscono dall’evolversi dei tempi.

CURRICULUM

Sara Rizzi, 30 anni, di Brindisi, si è laureata con lode in Economia Aziendale presso la Libera Università del Mediterraneo LUM Jean Monnet di Casamassima (Ba), discutendo una tesi dal titolo “Brindisi città d’acqua”: verso il piano strategico”. Attualmente è praticante commercialista in attesa di occupazione.

Commenti  

 
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