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Cambia il mondo dei media informazione alla prova Web

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Internet e l’interattività hanno modificato la relazione tra domanda e offerta.

In un’intervista pubblicata dal quotidiano israeliano Haaretz nel febbraio del 2007, l’editore del New York Times, Arthur Sulzberger, ha dichiarato: “Non so se stamperemo ancora il giornale tra cinque anni. Internet è un posto meraviglioso e noi lì siamo leader”. La dichiarazione, provocatoria, non troverà riscontro. Ma un fatto è ineludibile: Internet cambia il modo di produrre e fruire contenuti. Il lavoro di tesi analizza la rivoluzione in atto nel mondo dell’informazione, con particolare riferimento all’interattività e alle novità introdotte dal Web 2.0. La Rete costringe i vecchi media a profonde riflessioni sul proprio ruolo, fino a minacciarne la sopravvivenza. Lo studio della Federazione Italiana Editori Giornali La Stampa in Italia 2007-2009, certifica “una fase di crisi tra le più acute della storia” per il settore.

L’andamento negativo di raccolta pubblicitaria e vendite si ripercuote sull’evoluzione del fatturato editoriale. Il margine operativo lordo (differenza tra costi e ricavi) cala dell’89,7%. Il Rapporto Annuale dell’Osservatorio New Tv e Media del Politecnico di Milano fotografa l’andamento del mercato italiano dei media. Nel 2009, questo subisce una contrazione compresa tra l’8 e il 10%. La dinamica generale è il frutto di due andamenti di segno opposto: il -16% dei media tradizionali e, attenzione, il +13% dei new media. L’inversione di tendenza risulta ancora più evidente se, prendendo in considerazione la stessa testata, si confrontano il numero di visitatori unici del sito e i dati relativi alla diffusione del quotidiano cartaceo. Nel caso de la Repubblica: 501.317 copie vendute e 1.260.000 visitatori, più del doppio.

Ulteriori conferme della forza acquisita dal Web arrivano da due episodi recenti. Alle 3:32 del 6 aprile 2009, un devastante terremoto ha colpito l’Abruzzo: trecento morti, migliaia di edifici rasi al suolo. Vista l’ora, a dare le notizia al mondo non sono stati i giornali, ormai stampati e pronti per l’edicola, ma il sito de la Repubblica. La carta stampata, che per secoli ha portato le notizie in casa della gente, racconterà tutto nel dettaglio, ma con un giorno di ritardo. Un anno dopo il sisma, il 12 aprile 2010, un sito Web si è aggiudicato per la prima volta il premio Pulitzer, prestigioso riconoscimento di giornalismo americano, nato nel 1917. La giuria ha gratificato Propublica.org e il New York Times Magazine per un’inchiesta sull’operato degli ospedali della Louisiana nei giorni dell’uragano Katrina (2005). Secondo Manuel Castells, Internet rovescia l’assioma fordista per cui solo la massa è in grado di creare ricchezza.

Il Novecento è stato il secolo di massa per eccellenza, ma oggi abbiamo davanti uno scenario diverso: produzioni specifiche, consumi personalizzati, appartenenze di nicchia, media individuali. Il Web 2.0, quello interattivo, ha aperto il canale di ritorno per i tanti che erano in ascolto passivo, innescando complicità produttiva: ognuno è attore e non soltanto fruitore. Si definisce “interattivo” un sistema il cui comportamento non è fisso, ma varia a seconda dell’input dell’utente. L’aspetto peculiare di Internet è proprio questo: la modalità pull, il ruolo determinante giocato dalla domanda. In un testo scritto e pubblicato online, come nel caso di una notizia, la componente interattiva è data dalla possibilità, concessa al lettore, di intervenire attivamente e materialmente sull’oggetto della fruizione, percorrendolo tramite i link e aggiungendo contributi propri. A ben guardare, l’interattività non è un fatto nuovo. Nella Poetica, Aristotele indicava il teatro come forma interattiva per eccellenza, come dialogo tra la scena e lo spettatore. La comunicazione si allontana dal modello matematico mittentemessaggio- ricevente per avvicinarsi alla forma del dialogo domanda-risposta.

I concetti di ipertestualità e interfaccia sono complementari rispetto al tema dell’interattività. La prima nozione risale agli anni Sessanta, quando Theodor Nelson concepì una nuova testualità in cui, all’ordine sequenziale, subentra una fruizione per scelte successive. L’ipertesto implica un paradigma conoscitivo caratterizzato dall’abbandono delle idee di centro, margine, gerarchia, linearità, cui succedono i concetti di nodo, collegamento, rete, multilinearità. E internet non è altro che un immenso ipertesto. L’interfaccia (tutto ciò che, visibile e tangibile, permette l’interazione col sistema) consente il trasferimento di informazioni dall’utente al sistema. E viceversa. I concetti di ipertesto e interfaccia dimostrano come l’interattività sia connaturata alla Rete, ma il Web non è sempre stato interattivo allo stesso livello. I primi siti, detti “statici”, mantenevano la stabilità del testo cartaceo.

Un sito dinamico (un motore di ricerca, un forum, una chat) permette, invece, quel dialogo che alla base dell’interattività nel senso più pieno. La differenza tra statico e dinamico sta alla base della distinzione tra Web 1.0 e Web 2.0, termine coniato nel 2004 per designare i servizi Internet di seconda generazione, come siti di social networking e wiki, strumenti che enfatizzano la collaborazione e la condivisione tra utenti. L’1.0 si basa sul paradigma del broadcasting, con il fornitore di contenuti e il fruitore in relazione gerarchica. La logica del 2.0 è quella del peer to peer, una relazione tra pari (“peer” appunto), in cui i ruoli sono interscambiabili. Nell’ambito dell’informazione, il passaggio dall’1.0 al 2.0 coincide con la transizione da mass medium a “my medium”.

Nel 1995, Nicholas Negroponte ha preconizzato l’avvento di un quotidiano virtuale totalmente personalizzato, un notiziario confezionato a nostra immagine e somiglianza. Ora la profezia si è realizzata. Giornali e televisione sono media verticali. Il flusso dell’informazione è a senso unico: dal giornalista al lettore/telespettatore che “subisce” la notizia. Internet, diversamente, introduce bidirezionalità. Il fenomeno dei blog e del giornalismo partecipativo è eloquente.

Narrare gli eventi non è più appannaggio degli addetti ai lavori, a dimostrazione di come la passività dell’utente nei confronti del medium tradizionale abbia lasciato il posto, online, a una dinamica tale da consentire lo scambio dei ruoli. Favorendo il contatto diretto fra la fonte della notizia e i cittadini-lettori, Internet ha rilanciato il giornalismo d’inchiesta, “sociale” o “di servizio”. Proliferano Web magazine, siti di associazioni noprofit, blog civici e pagine personali che hanno lo scopo di svelare le magagne e gli abusi quotidiani in tema di politica, società, ambientalismo. L’esercizio della professione giornalistica è, o meglio sarebbe, per sua essenza, un servizio di tipo sociale reso alla comunità. Ma la pratica testimonia quanto l’informazione, in nome dei criteri di notiziabilità, non sempre riesca a preservare il suo connotato sociale, né a garantire a tutte le parti in causa di una notizia l’espressone della propria voce.

Il quarto e ultimo capitolo della tesi è dedicato alla mobilità, all’informazione fruita su dispositivi come iPhone e iPad. Device che rappresentano, per citare Derrick de Kerckhove, vere e proprie protesi dell’agire umano. Tanto più che, secondo Forrester Research, nel 2015 le vendite di dispositivi mobili supereranno quelle di Pc e, più o meno con la stessa tempistica, le connessioni Internet in mobilità sorpasseranno quelle effettuate da postazioni fisse. La trasformazione del cellulare in mobile medium ha preso il via nel 1999, con i primi servizi sms news, messi a punto dall’agenzia Ansa e dal gruppo Riffeser-Monti. Con la telefonia di seconda (Gprs) e terza (Umts) generazione, il miglioramento delle connessioni mobili ha consentito di veicolare immagini, audio e video. Gli editori hanno investito e, ora, l’utente può informarsi ovunque e in qualsiasi momento, avendo a disposizione un’ampia offerta di applicazioni e siti Web ottimizzati.

CURRICULUM

Giandomenico Spinelli ha 25 anni e vive a Sammichele di Bari. Giornalista pubblicista, si è laureato con lode in Informazione e Sistemi Editoriali presso l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, discutendo una tesi in Sociologia dei Processi Culturali e Comunicativi intitolata “Informazione 2.0”. A Bari, nel 2008, ha conseguito anche la Laurea in Lettere e Filosofia – Editoria e Giornalismo. Collabora con La Gazzetta dell’Economia e con Sportal.fm.

Commenti  

 
0 #1 babiuz 2011-11-01 08:59
basta, avete rotto il c....con questi articoli senzazionalisti ci sulla più grande malattia del mondo: internet.
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