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Anziani di Puglia: Asl da “svecchiare”

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Sanità – Un confronto sull’offerta ai Non Autosufficienti di Milano, Piacenza e Brindisi.

Obiettivi di ricerca

Oggetto del presente caso di studio è indagare la tipologia e le caratteristiche degli strumenti di offerta attivati da tre ASL italiane, una del nord (ASL Provincia di Milano 3), una del centro-nord (AUSL di Piacenza) e una del sud (ASL di Brindisi) ed intercettare, ove possibile, le determinanti che hanno portato all’attuale configurazione del sistema di offerta rivolta agli anziani Non Autosufficienti (NA) di età superiore a 75 anni. A tal proposito si sono esclusi dall’analisi gli interventi promossi direttamente dai Comuni, dalle Regioni, da Inail e Inps e da qualsiasi altro soggetto pubblico che non sia la ASL.

La popolazione anziana è inattiva sul mercato del lavoro ed è maggiormente esposta al rischio di non autosufficienza, quindi dipendente dai familiari, dal sistema pensionistico, dal sistema dei servizi sociali e sanitari; occorre perciò fornire un livello di prestazioni sociali e sanitarie in grado di soddisfare un bisogno di assistenza regolare e continuativa, che non sempre può essere garantito dai responsabili di cura familiari. Tutti i possibili interventi che si possono mettere in campo non sono escludibili vicendevolmente, anzi, sarebbe ottimale riuscire a strutturare una rete di offerta che preveda, contemporaneamente, la presenza di più strumenti di intervento.

Un occhio ai numeri

A livello comparato l’AUSL di Piacenza ha il più alto tasso di risposta pubblica agli anziani NA con circa il 18% di copertura, a differenza di quasi il 10% delle altre due ASL analizzate.

Gli assegni di cura, intesi come contributi monetari ai NA, sono erogati nella ASL brindisina e in quella piacentina, mentre nella ASL monzese viene erogato un Voucher non monetario, valido solo per l’acquisto di prestazioni domiciliari.

Il tasso di copertura dell’Assistenza Domiciliar Integrata (ADI), sulla popolazione ultra settantacinquenne, più alto si ha sempre nell’ASL piacentina con quasi l’11% dei NA assistiti, mentre il più basso si ha nell’ASL brindisina con 0,4 NA raggiunti ogni 100 anziani. La residenzialità più alta si ha nel territorio dell’ASL Milano 3 con quasi cinque p.l. ogni 100 ultra settantacinquenni, contro 1,5 p.l. nell’ASL di Brindisi.

Cambiando prospettiva di osservazione, il numero maggiore di NA scoperti dal servizio pubblico risulta essere quello dell’ASL Milano 3, con un tasso di “non copertura” pari al 52,25% (considerando NA solo il confinamento individuale).

Valutazioni e considerazioni: un utile confronto

Non è semplice e neppure possibile inserire il sistema di offerta delle tre ASL in un preciso filone teorico; piuttosto è da sottolineare come nessuna ASL abbia seguito un percorso univoco per arrivare all’attuale configurazione del sistema di offerta. I meccanismi di programmazione e pianificazione neoincrementali tipici della pubblica amministrazione italiana (path dependency), le tradizionali metodologie di allocazione delle risorse, le limitate fonti di finanziamento e i sempre più stringenti fondi costituiscono il tratto comune delle tre realtà oggetto di studio. I tratti distintivi sono rappresentati dalla diversa dinamicità e reattività delle ASL a studiare e sperimentare nuove soluzioni al comune problema della Non Autosufficienza.

L’AUSL di Piacenza, pur avendo sulle spalle il peso di un maggior numero di anziani NA rispetto alle altre due ASL, si è mostrata molto attiva in questa direzione, con lo studio continuo di un mix di interventi che riescono a far interagire maggiormente le figure professionali presenti sul territorio a sostegno del paziente (presenza del Fondo per la Non Autosufficienza Regionale, ADI a ottimi livelli, integrazione economica specifica per le badanti in aggiunta agli assegni di cura, Punti Unici di Accesso – PUA- integrati sul territorio).

Ad oggi l’AUSL di Piacenza ha il 3,39% di posti letto convenzionati in residenzialità sulla popolazione di età superiore a 75 anni, a favore del più alto tasso di copertura dei servizi domiciliari (10,71% sulla popolazione di età superiore a 75 anni), più del doppio della ASL Milano 3 e 25 volte superiore alla ASL di Brindisi, rispettivamente al 4,32% e 0,42%. La Regione Emilia Romagna finanzia anche la promozione di nuove opportunità assistenziali, finalizzate al supporto delle famiglie, per ridurre il loro carico di fatica e di disagio nell’accudimento del non autosufficiente che vive a domicilio. L’ASL Milano 3, con l’utilizzo del voucher socio sanitario, con l’attuazione di successo dei Piani di Zona, con la presenza dei Centri Diurni Integrati e una discreta copertura ADI, iniziata da molti anni, sembra aver raggiunto un buon punto per poter potenziare e continuare a definire soluzioni innovative. L’ASL di Brindisi, forse sulla scia delle ASL meridionali, sembra essersi svegliata dal lungo sonno che l’aveva portata a dimenticare la questione degli anziani non autosufficienti facendoli ricorrere solo all’ospedalizzazione.

I passi da fare sono ancora tanti a cominciare dal potenziamento dell’ADI, dal monitoraggio degli assegni di cura, dalla istituzione dei PUA e delle Unità di Valutazioni Multidimensionali (UVM). Forse in questo difficile cammino, le altre due ASL sono un buon esempio da emulare per continuare a rimanere svegli e dare ai nonni di Brindisi ciò che i loro coetanei monzesi e piacenti hanno ormai da molti anni.

La fragilità del sistema di cure domiciliari, sia a carattere sociale che a carattere sanitario, l’assenza di percorsi di accesso integrati e di presa in carico globale da parte del sistema welfare regionale, l’assenza di una rete di supporto alle famiglie con prestazioni economiche, figure sostitutive, servizi di sollievo, sono il risultato di politiche sanitarie troppo a lungo centrate sulla ospedalizzazione della cura, sulla debolezza dei distretti sociosanitari e della rete di cure primarie che da questi devono essere assicurate, dalla carenza di personale per la composizione delle equipe per l’assistenza domiciliare, del ritardo nella attivazione di PUA e di UVM, della separatezza degli interventi dei Comuni (con il SAD) e delle ASL con l’Assistenza sanitaria e infermieristica a livello domiciliare, della insufficienza di risorse economiche destinate a sostenere le famiglie per il carico di cura connesso a persone gravemente disabili e non autosufficienti.

Un ulteriore precisazione è indispensabile: il valido sostituto alle Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA), ad oggi, non esiste ancora, dal momento che l’intervento a domicilio degli operatori socio sanitari, per poche ore alla settimana, risulta insufficiente a sollevare la famiglia della completa presa in carico. Anche per questa ragione, la famiglia, ove possibile, ricorre a più soluzioni contemporaneamente (ADI, Centro Diurno, badanti), proprio perché si vede minata nella propria sfera sociale, impossibilitata di “staccarsi” dal genitore NA. Non bisogna dimenticarsi poi, dell’esistenza di quelle realtà in cui non esistono centri diurni, l’ADI soddisfa poca parte del bisogno e la famiglia non può permettersi l’aiuto di una badante. La situazione può sembrare irreale, ma è quanto accade in numerose realtà, ASL di Brindisi in primis.

In Puglia la popolazione non autosufficiente residente in casa è superiore alla media nazionale e lo sarà anche nei prossimi anni: è l’effetto della carenza delle infrastrutture sociali adeguate per accogliere utenti che richiedono assistenza con elevato grado di complessità sociale e sanitaria, ma anche della tenuta della rete familiare che al Sud, più che al Nord, ritarda l’allontanamento del soggetto non autosufficiente dal nucleo familiare, pur in presenza di una maggiore situazione di disagio e di carico del lavoro di cura sullo stesso nucleo.

Questo dato è estremamente importante per la definizione delle priorità di politiche sociali a favore degli anziani e di tutti i soggetti non autosufficienti, dal momento che in una Regione che già mostra una più elevata propensione a mantenere in casa i soggetti con fragilità gravi, occorre predisporre una rete di servizi domiciliari e di aiuto alla famiglia che consenta di rendere permanente tale scelta pur in presenza di condizioni di qualità di vita della famiglia e di qualità di assistenza per il soggetto non autosufficiente molto più elevate.

CURRICULUM

Donato Leone, 27 anni, di San Vito dei Normanni (Br), ha conseguito a Milano all’Università Commerciale “Luigi Bocconi” la Laurea Triennale in Economia Aziendale e la Specialistica in Economia e Management per le Amministrazioni Pubbliche. Attualmente è Junior Controller presso il Centro Diagnostico Italiano SpA (CDI) di Milano; nel suo cv collaborazioni ai master SDA Bocconi e attività di Sales and Marketing Analyst on-line in Born4Shop.com.

Commenti  

 
0 #1 Mike 2017-08-18 04:04
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