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Essere in Rete ora non basta più servono relazioni e partecipazione

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Internet non è solo un contenitore: al suo interno cambiano i rapporti di potere e di sapere.

Non può sfuggirci che qualcosa è significativamente cambiato: la Rete è non solo il contenitore di nuovi scenari politici ma, nel senso più lato, rende possibile e ineluttabile l’innesco di nuovi rapporti di potere e di sapere. Le guerre son cambiate, l’informazione è mutata (oggi si esprime in bit più che atomi) e «il cyberspazio è reale così come le minacce che si porta dietro», parola di Barack Obama (una delle Icone d’oggi, sosterrebbe il sociologo del quotidiano Michel Maffesoli) che manda le sue truppe a reclutare risorse nei principali spettacoli hacker.

Il cyberspazio è la disciplina che nasce negli anni Sessanta presso la comunità scientifica per studiare le analogie fra i sistemi di controllo e di comunicazione di macchine e gli organismi viventi.

Oggi, il prefisso cyber- riguarda tutto ciò che ha a che fare con la tecnologia digitale e si presta bene a declinazioni multidisciplinari (architettura, psicologia, sociologia, informatica). Considerando, come ci viene insegnato, i media “sistemi segnici” in quanto capaci di racchiudere il senso comune, e riflettendo sui tratti politicamente più significativi del vivere postmoderno il percorso di ricerca si è divincolato tra tracce teoretiche (v. Giddens, Lyotard, Baudrillard, Maffesoli) e spazi telematici di confronto.

Il senso comune

Il senso comune produce in ogni caso comunità e oggi la comunità si riversa nelle agorà elettroniche della Rete. E in quanto tale spesso ne risulta fortemente ideologica, stereotipata e rabbiosa. Internet, dai natali militari, oggi è accesso libero a dati, conoscenze, piattaforme economiche e comunicazionali. Mette in circolo “intelligenze collettive” (per dirla con il filosofo Pierre Lévy) e “metamorfosi virtuose” (si veda il sociologo Giampaolo Fabris).

Internet è anche fucina di fantasmagoriche comunicrazie e bolle d’effervescenza (basti pensare a YouTube, Google, facebook, twitter). Come sostenuto dall’allievo di McLhuan, Derrick De Kerckhove, se magia-tecnica-religione era il trittico che condensava la massima esperienza mistica con l’avvento della modernità l’elemento tecnico/tecnologico ha la meglio, tanto da far parlare di “nuovo totemismo tecnologico” o di “maginificazione del mondo”. Il consumo e la comunicazione sostituiscono la Politica e la Religione; i new media stanno imponendo una nuova grammatica di base che trae linfa dal persistente stare insieme e dalle microconversazioni nella Rete.

Ciò che un tempo, con l’incedere delle grandi narrazioni ideologiche ormai estinte per l’incalzante globalizzazione e accelerazione tecnologica, si faceva per resistenza oggi si produce per creazione o per ri-creazione.

Le strategie di potere

Le strategie di potere oggi s’imperniano sulla tecnica, meno sulla legge, istituendo un regime veritiero e verosimile che verte sul nesso saperepotere, per potersi rinnovare sia dall’alto sia dal basso (oggi più che mai), come direbbe Foucault, a livello biopolitico. Molti movimenti underground sviluppano la loro vitalità in ambienti telematici: hacker, cyber femministe, pirati, mediattivisti, sostenitori di copyleft e open publishing, etc.

I cosiddetti eroi neobarbarici, dissolutori di codici in corso per apportare forme e sostanze nuove. La Rete rappresenta la voce dei piccoli e delle minoranze, luogo di incontro e di organizzazione di coalizioni transnazionali e forme di resistenza. I governi e i regimi dittatoriali ne risultano parecchio intimoriti. Ma occorre sottolineare che intelligenza collettiva non equivale a quelle stesse forme e personalità transpolitiche che decidono di non ancorarsi all’astrattismo di un collettivo e non fuoriescono dalle maglie della propria egoità. Inoltre, in Rete si consumano rituali carnascialeschi e ludici con manomissioni e sovversioni, così come nel Novecento con le avanguardie dadaiste e futuriste.

I linguaggi digitali consentono, per loro stessa morfologia, di ri-creare linguaggi e segni: si pensi alla tecnica di politic busting o polbusting, il manifesto figurativo del postmoderno, che manipola l’immagine del politico alla pari di merce fra le merci, detorunandola, ridicolizzandola financo uccidendola quando ormai privo della potenza auratica.

Il contagio

La politica oggi si gioca a livello antagonistico di memi, ossia quelle unità minime d’informazione in grado di propagarsi per contagio negli ambienti favorevoli sino a creare riconoscimento sociale (v. Yes we can: slogan fortunato di obamiama memoria, ma non in Italia con Walter Veltroni e il suo “Si può fare”).

Il percorso si è arricchito di spunti indicativi rintracciati in Rete, ravvisando alcuni esempi di intelligenza collettiva:

· NOBERLUSCONIDAY, primo evento nel suo genere nato completamente dalle pagine gratuite del social network più famoso, facebook, ad opera di alcuni blogger l’indomani dalla bocciatura del lodo Alfano. Una grande mobilitazione della società civile che si è dopo un paio di mesi spostata nella piazza fisica e reale, dove il politico strictu sensu era tenuto a giusta distanza.

· INFLUWEB, il sistema collaborativo finanziato dall’Unione europea di vigilanza epidemiologica che nasce dalla condivisione volontaria per il monitoraggio dell’influenza (si pensi al virus H1N1 che ha seminato esagerati allarmismi alle porte del 2010). Basta registrarsi per essere informati e controllare lo stato dell’arte attraverso mappe interattive on line.

· BLOGOSFERA, intorno la quale si levano posizioni apocalittiche/integrate, tra chi vi intravede un superamento dell’individualismo moderno, visti anche i diari di infonauti e non solo internauti, e chi di contro vi smaschera i falsi luoghi comuni come Geert Lovink e Carlo Formenti; questi in particolare vi scorge un parallelo con i soviet russi: laboratori pionieristici di democrazia diretta poi “normalizzati” dalle Autorità centrali in nome del controllo e del profitto.

· VATICANO 2.0: Anche la Chiesa ha recentemente patteggiato con qualche idol@tria postmoderna andando a scuola di 2.0 e, dopo l’account su YouTube e facebook, si è aperta ai cinguettii di twitter con il santo placet di Benedetto 16°, messo per iscritto su testimonidigitali. it, sito dotato di sezioni interattive quali blog, wiki e talk blog.

· EDU FACTORY, il progetto partito mediante mailing list transnazionali di confronto per ripensare e ridiscutere radicalmente le trasformazioni in atto nelle Università (come il Processo di Bologna) di fronte alla complessa crisi del modello verticistico top-down, su uno scenario di riferimento che vede l’università autonoma e virtuale (vedi per esempio Uninomade) e gli incontri non-rappresentativi, autonomi e indipendenti. Il lavoro si è avviato alla fine con uno sguardo d’appendice che ha racchiuso alcune considerazioni alla luce delle ultime consultazioni elettorali di primavera.

Hyperlinking

Essere sul web non basta più: serve intrufolarsi, far condividere e interagire. Questo l’han ben capito, con risultati a volte discutibili, gli esperti di comunicazione e marketing politico. Così, per le elezioni scorse varie sono state le tecniche virali adottate: dalle cartoline virtuali da scaricare alle suonerie ai concorsi in piena filosofia 2.0 (la partecipazione, grazie all’hyperlinking, diventa scienza). Quel che si è riscontrato è stata la vittoria netta e schiacciante del candidato al secondo mandato per il governo della Regione Puglia, Nichi Vendola. La sua campagna elettorale ha fatto un uso pressoché perfetto di tutti i social media esistenti, a colpi di videolettere e slogan semplici in rima e con il radicamento sul territorio delle Fabbriche di Nichi.

Inoltre in APPENDICE ho raccolto la presenza su piattaforme di social networking relativa ai 4 candidati alla Regione Puglia a qualche ora dallo stop della campagna elettorale (26 marzo 2010). Emergeva su tutti che Vendola non ha usato il Web come mero contenitore di propaganda o protesi del mezzo televisivo, innescando la voglia di condividere, quel desiderio di persistente stare insieme e sprigionando l’emozione collettiva, topos assai prezioso nelle analisi maffesoliane.

CURRICULUM

Lucrezia Lucia Pellico si è laureata con lode in Comunicazione sociale, istituzionale e politica presso l’Università “A. Moro” di Bari discutendo la tesi “Politica della Rete: culture digitali e virus nella fabbrica del sapere” con i docenti E. Iorio e F. Silvestri. Ha inoltre conseguito il master di I livello in
Customer&Citizen Relationship Management e attualmente è alla ricerca di opportunità.

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