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Affermazione del “vendolismo” tra narrazione e comunicazione

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Al carisma il governatore aggiunge alcune significative novità relazionali.

Per quale motivo, nonostante la crisi della politica italiana, la ormai diffusa antipolitica e sfiducia nei confronti di chi gestisce il “bene comune”, Nichi Vendola ha conquistato un così grande consenso tra le masse popolari? Si tratta di una domanda complessa, a cui è difficile dare una risposta univoca e assoluta. Questo non solo perché ogni candidato stimola nei singoli elettori un immaginario e delle aspettative diversi, ma anche perché ognuno sostiene il proprio leader in base a varie motivazioni. Tuttavia, proprio nel caso di Vendola, è possibile evidenziare delle particolari caratteristiche che lo differenziano dagli altri politici italiani e che contribuiscono a creare il cosiddetto fenomeno del “vendolismo”. Spesso abusato e con un’accezione superficiale e priva di analisi (come d’altronde accade per tutti gli -ismi), il termine “vendolismo” denota invece un fenomeno sociale e politico che sta superando i confini regionali, se non addirittura nazionali.

Comunicazione, narrazione e linguaggio

Che Vendola sia un personaggio dotato di carisma è indubbio. Tuttavia una componente essenziale del vendolismo è la comunicazione, unita alla capacità narrativa e alla retorica linguistica.

La narrazione vendoliana, che potremmo definire totalizzante e coerente, abbraccia infatti passato, presente e futuro. Un arco temporale ampio, che coinvolge la sua storia e quella dei cittadini pugliesi. Essa richiama in primo luogo la territorialità regionale, che Vendola dimostra di conoscere in maniera capillare: tradizioni, valori, simbologia, sono sempre al centro della sua narrazione.

Il forte richiamo alla Puglia, infatti, ha spinto molti sociologi e politologi ad associare Vendola alla Lega Nord. Un’associazione vera solo in parte, in quanto, se li accomuna la capacità di coinvolgere l’elettorato e la capillare presenza sul territorio, essi differiscono nelle tematiche: se la Lega parla ad un territorio chiuso e fortemente regionalista, Vendola parla ad un territorio, quello pugliese, che si apre al resto d’Italia e del mondo.

Quanto al linguaggio, invece, quello vendoliano si distingue fortemente da quello adottato da gran parte dei politici italiani. Quasi in una forma di controtendenza, Vendola adotta un linguaggio ricco di barocchismi, termini complessi e di uso poco comune, spesso di matrice filosofica e letteraria. Una caratteristica che lo riconnette al sindacalista pugliese della Cgil Giuseppe Di Vittorio, il quale rincorse, nel secondo dopoguerra, l’ascesa innanzitutto culturale delle classi popolari.

A questa tradizione linguistica si unisce, poi, l’influenza pasoliniana, relativa alla passione civile e libertaria, e la tradizione ecumenico-spirituale, legata alla religione e al cattolicesimo. La costruzione grammaticale, invece, si compone di subordinate di primo e secondo grado. Numerose sono poi le figure retoriche, quali, ad esempio, metafore, similitudini, ossimori, e soprattutto anafore, fondamentali per mantenere desta l’attenzione dell’uditorio e dare un ritmo al discorso.

Il populismo

Vendola viene spesso accusato di populismo. Il populismo è un concetto complesso, privo di una definizione univoca, pur essendo nato in riferimento alle dittature sud americane degli anni ’60. Tuttavia è possibile tracciare delle caratteristiche generali del fenomeno: esso si manifesta come lotta all’establishment; è legato all’ascesa di un leader il cui compito è contrastare questo establishment; la tendenza del leader di rivolgersi direttamente al popolo; l’uso di un linguaggio semplice e coinvolgente. In base a queste caratteristiche, Vendola si rivela essere solo in parte populista.

Egli si scaglia contro un establishment che non è governativo e politico, quanto culturale: il suo obiettivo, più volte dichiarato, è contrastare il “berlusconismo”, caratterizzato, secondo il leader di Sel (Sinistra e libertà), da volgarità, pochezza di linguaggio, mancanza di dialogo e di un’approfondita analisi dei problemi politico-sociali. Ritroviamo tuttavia nel “vendolismo” la tendenza a rivolgersi direttamente al popolo, mentre il richiamo ai valori pugliesi è costante: le battaglie sociali nelle province, il desiderio di rivalsa, la voglia di uscire dalla condizione meridionale. Per quanto riguarda il linguaggio, invece, esso non contiene le caratteristiche del populismo tradizionale, proprio per la sua complessità strutturale e semantica. Il populismo è, inoltre, nella maggior parte dei casi, associato ai movimenti nazionalisti.

Se, dunque, i leader tradizionali populisti si rivolgono ad un popolo che si identifica in una determinata stirpe, nazione, razza, lingua, cultura, religione, Vendola rilancia i temi della diversità, dell’immigrazione e dell’apertura verso l’altro.

Il Berlusconi Rosso

Proprio questo rapporto viscerale con gli elettori, spesso mediato dai mezzi di comunicazione (vecchi e nuovi) ed il personalismo, la capacità di emozionare, oltre che alcuni tratti di populismo, gli è valso in numerosi casi il nome di «Berlusconi Rosso». Ed in effetti i due leader si rivelano essere le due facce delle stessa medaglia. Essi posseggono lo stesso impianto populisticoplebiscitario, che impone un partito illanguidito intorno al corpo del capo, ed un linguaggio che ruota intorno alla gente e al territorio. Entrambi attraggono l’elettorato, lo affascinano, e creano intorno alla loro persona un alone quasi di eroismo associato ad una fama quasi da starlette hollywoodiana.

Ciò che invece differenzia i due leader sono i contenuti. A cominciare dalla loro visione dei partiti. Vendola ritiene, infatti, che essi stiano vivendo una profonda fase di decadenza. Egli punta, al contrario, sulla cooperazione sociale e dunque sulla rete, intesa come collaborazione tra soggetti sociali (associazioni, gruppi sociali, partiti), costruendo in questo modo un immaginario collettivo unito ad una visione collettiva del futuro.

Il messaggio vendoliano si rivolge inoltre a diverse classi sociali, dalle più disagiate a quelle più benestanti. Al contrario Berlusconi agisce come leader di un partito di massa, prima con Forza Italia e, dal 2008, con Il Popolo della Libertà. Un grande partito che, pur essendo strettamente legato all’immagine del suo leader e nato appunto a sua immagine e somiglianza, si propone di contribuire a creare il bipolarismo in Italia, sul modello statunitense. Il suo messaggio, invece, si focalizza maggiormente sul presente e si rivolge al ceto medio.

Vendola e la Rete

Vendola si rivela un innovatore anche nell’uso dei nuovi mezzi di comunicazione.

La Rete ha infatti avuto un ruolo fondamentale nella campagna elettorale del Governatore della Puglia, e continua ad averlo tuttora: Vendola, infatti, è uno dei pochi politici italiani ad utilizzare appieno le proprietà di Internet, grazie alla tecnologia “Web 2.0”, coinvolgendo in questo modo la grande colonia di internauti e giovani fruitori abitudinari del web. Grazie ad una campagna elettorale originale, basata sul trinomio politica-marketing-poesia, e all’ausilio delle Fabbriche di Nichi Vendola, è uno dei primi politici italiani ad aver utilizzato appieno le caratteristiche democratiche e sociali di Internet, sia grazie al sito, caratterizzato da una grande fruibilità e possibilità interattive, ma soprattutto grazie al notevole utilizzo dei social network (Facebook e Youtube).

Che il “vendolismo” sia un fenomeno politico singolare non ci sono dubbi. Tuttavia la peculiarità di Vendola sta nell’aver riportato nelle piazze giovani e cittadini sfiduciati dalla politica. Giovani ed elettori che, dopo averlo sostenuto creando le Fabbriche e operando attivamente sul territorio, dopo aver appoggiato la sua campagna elettorale, ora si stanno impegnando per la sua candidatura alle prossime elezioni nazionali. Essi vedono in lui una nuova speranza per la sinistra italiana, quasi la stessa che ha suscitato Barack Obama negli Stati Uniti. Gli elettori si sono riconosciuti nell’emozionante narrazione del futuro proposta da Vendola. E si augurano che questa narrazione possa coinvolgere l’intero Paese.

CURRICULUM

Vanessa Fiumefreddo, 25 anni, di Bari, ha conseguito la Laurea specialistica in Scienze della Comunicazione Sociale, Istituzionale e Politica, presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, con votazione 110 e lode. Ha discusso la tesi di laurea in Comunicazione Politica, dal titolo “La  fenomenologia del ‘vendolismo’”. Dopo aver collaborato per varie testate giornalistiche locali, ora è in cerca di occupazione.

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