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Competizione tra gli intermediari solo nel rispetto degli investitori

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MiFID – Cosa prevede la Direttiva europea che ha fortemente modificato mercato e attori. La Direttiva n. 2004/39/CE sui Mercati degli Strumenti Finanziari, nota anche con l’acronimo inglese MiFID (Market in Financial Instruments Directive) è stata approvata dal Parlamento e dal Consiglio Europeo il 21 aprile 2004, abrogando la precedente direttiva ISD (Investment Services Directive).

Nell’ordinamento italiano il recepimento della Direttiva MiFID è avvenuto attraverso l’adozione del decreto legislativo n. 164 del 17 settembre 2007 modificativo del Testo Unico della Finanza. Questo decreto ha attribuito estesi poteri regolamentari alla Consob mediante la predisposizione del Regolamento Intermediari e il Regolamento Mercati emanati il 29 ottobre 2007.

Gli obiettivi

La Market in Financial Instruments Directive è entrata in vigore il 1° novembre 2007. Gli obiettivi della MiFID sono:

  • tutela degli investitori;
  • creazione di mercati finanziari integrati ed efficienti;
  • rafforzamento dei meccanismi concorrenziali;
  • potenziamento della cooperazione tra le Autorità di Vigilanza e del controllo dei potenziali conflitti di interesse. La MiFID è una direttiva di armonizzazione massima che disciplina sia gli intermediari che i mercati finanziari. Le principali novità introdotte sono:
  • abrogazione dell’obbligo di concentrazione degli scambi sui mercati regolamentati;
  • aumento della concorrenza tra nuove trading venues;
  • obbligo di “best execution” per gli intermediari finanziari;
  • introduzione di un regime di trasparenza sia pre-trade che post-trade;
  • disciplina dettagliata in materia di conflitti d’interesse tra intermediari finanziari e clienti;
  • adozione del sistema di “transaction reporting”.

Ma, importante novità introdotta con la MiFID è la nuova classificazione della clientela. Infatti, al momento del primo contatto con il cliente è necessario che gli operatori bancari procedano alla classificazione della clientela. La classificazione del cliente è un aspetto centrale e preliminare alla prestazione di qualsiasi servizio di investimento.

Tre categorie di clienti

La Direttiva prevede tre distinte categorie di clientela: clienti al dettaglio, clienti professionali e controparti qualificate.

I clienti al dettaglio sono i soggetti che posseggono minore esperienza e competenza in materia di investimenti e necessitano, quindi, di un livello di protezione più elevato, sia in fase precontrattuale, sia nella fase della prestazione dei servizi di investimento. È la categoria dei “normali” investitori individuali.

Invece, i clienti professionali sono i clienti che possiedono l’esperienza, le conoscenze e la competenza necessaria per prendere consapevolmente le proprie decisioni in materia di investimenti e per valutare correttamente i rischi che assumono. Questa categoria di investitori necessita, quindi, di un livello di protezione intermedio. Nella categoria dei clienti professionali rientrano di diritto tutti i soggetti autorizzati a operare nei mercati finanziari, quali banche, imprese di investimento, altri istituti finanziari autorizzati, imprese di assicurazione.

La terza categoria di clientela è rappresentata dalle “controparti qualificate”. La direttiva definisce controparti qualificate tutti i clienti che possiedono il più elevato livello di esperienza, conoscenza e competenza in materia di investimenti e, pertanto, necessitano del più basso livello di protezione. Ne fanno parte le imprese di investimento e gli enti creditizi, le imprese di assicurazioni, i fondi pensione e le loro società di gestione, altre istituzioni finanziarie, i governi nazionali, le Banche centrali e gli organismi sovranazionali. La suddivisione della clientela in classi di investitori risponde alla esigenza di evidenziare il diverso livello di cultura finanziaria del cliente a cui associare obblighi informativi differenziati.

Il principio di graduazione

La MiFID impone, infatti, il principio di graduazione della tutela finalizzato a calibrare il livello di protezione sulla base delle caratteristiche del cliente con cui si interagisce. L’intermediario deve, innanzitutto, comunicare al cliente la propria categoria di appartenenza, necessaria per definire le regole di tutela appropriate. Nel dettaglio la Direttiva MiFID distingue le regole di tutela applicabili a tutte le categorie di investitori e le regole di condotta applicabili solo ai clienti al dettaglio.

Tra le principali regole poste a tutela di tutte le categorie di investitori, bisogna considerare che l’impresa di investimento:

  • deve comunicare chiaramente al cliente dell’esistenza, natura e importo di commissioni e competenze;
  • deve adottare tutte le misure ragionevoli per ottenere il miglior risultato possibile per il cliente; • deve comunicare al cliente la strategia di esecuzione degli ordini adottata;
  • deve fornire una descrizione generale della natura e dei rischi degli strumenti finanziari;
  • quando presta servizi di investimento diversi dalla consulenza e gestione patrimoniale, deve ottenere dal cliente le informazioni in merito a conoscenze ed esperienza finanziaria necessarie per valutare l’appropriatezza ed adeguatezza del servizio prestato. Vi sono, poi, tutta una serie di regole destinata ai soli clienti al dettaglio, in quanto necessitano del maggior grado di tutela.

Nell’ambito dei rapporti che si instaurano tra l’operatore bancario e il cliente al dettaglio in materia di obblighi informativi, è possibile distinguere tre fasi principali:

  • l’informativa pre-contrattuale, che comprende le informazioni dettagliate sull’intermediario che fornisce il servizio, sulle modalità di comunicazione utilizzate, sulla frequenza della documentazione da inviare all’investitore che devono essere comunicate al cliente prima dell’inizio della prestazione di un servizio di investimento o accessorio. Inoltre, l’intermediario è tenuto a fornire informazioni sugli strumenti finanziari oggetto dell’investimento, sulle loro caratteristiche e rischi;
  • l’informativa contrattuale, che include le informazioni da fornire al cliente al momento della sottoscrizione di un contratto scritto su carta o altro supporto durevole. Gli obblighi di informativa contrattuale mirano a definire il contenuto minimo ed essenziale dei contratti stipulati tra intermediario e cliente;
  • la rendicontazione periodica delle operazioni eseguite nell’ambito della prestazione dei servizi di investimento. Gli intermediari sono tenuti a inviare ai clienti rendiconti periodici al fine di confermare l’avvenuta esecuzione dell’ordine entro il primo giorno lavorativo successivo all’esecuzione dell’ordine stesso.

Servizi personalizzati

Nell’ambito delle regole di condotta poste a tutela degli investitori, un aspetto particolarmente importante è costituito dall’obbligo di “Know Your Customer”. Questo principio prevede l’obbligo per le imprese di investimento di conoscere il proprio cliente al fine di offrire servizi personalizzati e di elevata qualità. Il principio di centralità del cliente si configura come un approccio volto a differenziare e a graduare le regole di condotta degli intermediari in funzione della tipologia di cliente servito e della natura del servizio prestato. Prima operazione consiste, perciò, nell’individuazione della categoria di clientela da cui scaturisce per l’intermediario tutta una serie di obblighi di tutela a favore soprattutto dei clienti al dettaglio.

I tre livelli

Inoltre, il livello di protezione degli investitori varia a seconda del servizio di investimento prestato. A tal fine, la MiFID individua tre livelli di servizi di investimento a cui corrispondono tre livelli decrescenti di tutela per il cliente.

Al primo livello si collocano i servizi di gestione di portafoglio e di consulenza in materia di investimenti a cui corrisponde da parte dell’intermediario una valutazione di adeguatezza degli strumenti finanziari proposti al cliente.

Il secondo livello riguarda la prestazione degli altri servizi di investimento, ad esempio ricezione e trasmissione di ordini, negoziazione per conto proprio, esecuzioni di ordini, a cui corrisponde per l’intermediario una valutazione di appropriatezza.

Al livello più basso, vi sono le operazioni meramente esecutive in cui l’intermediario non è tenuto a richiedere alcuna informazione e non è prevista alcuna valutazione di adeguatezza e di appropriatezza, ma solo la modalità di execution only.

La valutazione

La valutazione di adeguatezza consiste nell’acquisizione dal cliente delle informazioni in merito alle conoscenze ed esperienze in materia di investimenti, alla situazione finanziaria e agli obiettivi di investimento.

Mentre, per attivare il processo di valutazione di appropriatezza, l’impresa di investimento deve acquisire dal cliente o potenziale cliente le informazioni in merito alla sua conoscenza ed esperienza nel settore d’investimento rilevante per il tipo di strumento o di servizio proposto o chiesto.

Qualora il cliente scelga di non fornire le informazioni richieste in merito alla sua conoscenza ed esperienza finanziaria, oppure tali informazioni non siano sufficienti, l’intermediario deve avvertire il cliente che tale decisione impedirà loro di determinare se il servizio o lo strumento sia per lui appropriato. Invece, la mera esecuzione o ricezione di ordini, definita execution only, non è un diverso servizio di investimento, ma una nuova modalità di prestazione dei servizi di esecuzione di ordini o di ricezione e trasmissione di ordini senza reperimento di informazioni dal cliente.

È sufficiente che i servizi siano connessi ad azioni ammesse alla negoziazione in un mercato regolamentato, che il servizio sia prestato su iniziativa del potenziale cliente, che il potenziale cliente sia stato chiaramente informato che, nel prestare tale servizio, l’impresa di investimento non è tenuta a valutare l’appropriatezza del servizio prestato e quest’ultima deve rispettare gli obblighi in materia di conflitti d’interesse. Pertanto, la Direttiva MiFID è stata definita come una “alluvione legislativa” che ha investito gli intermediari finanziari, le società di gestione dei mercati regolamentati ed i singoli investitori.

CURRICULUM

Antonella Mastrochirico, 27 anni di Locorotondo (BA), si è laureata in Economia e Commercio presso l’Università degli Studi di Bari con voti 110 e lode, discutendo una tesi in Economia degli Intermediari Finanziari dal titolo: “I servizi finanziari e la direttiva MIFID: problematiche di  trasparenza”. Ha frequentato il corso di formazione POR Puglia: “Tecnico Specialista nell’organizzazione e gestione informatizzata di aziende agroalimentari”.

Commenti  

 
0 #1 giulio 2011-06-11 17:51
tesi esaudiente cugina!
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