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Fondi strutturali: cinque proposte per non sprecare le risorse dell’UE

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Strategie – L’efficienza irlandese nell’utilizzo può essere un modello per il Mezzogiorno.

 

L’elaborato ha come oggetto l’utilizzo dei Fondi strutturali, che sono stati istituiti nel corso degli anni dalla Comunità Europea nell’ambito di una più ampia politica di coesione regionale. I Fondi strutturali hanno l’obiettivo fondamentale di eliminare i gap economici esistenti tra alcune Regioni o aree dell’UE e il resto dei Paesi. Il primo di questi Fondi ad essere istituito è il Fondo Sociale Europeo, già presente nel Trattato di Roma, seguito dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale istituito nel 1975 e dagli altri Fondi (FEAOG e SFOP), fino ad arrivare al Fondo di coesione entrato in vigore nel 1994. Nell’analizzare i Fondi strutturali, ci siamo posti l’obiettivo di studiare le strategie di utilizzo degli stessi da parte del Mezzogiorno d’Italia, in modo da valutarne la performance attraverso un parallelo con un altro Paese: l’Irlanda. Abbiamo scelto il confronto con questo Paese perché ci sembra che possa essere preso ad esempio per l’efficienza e l’efficacia nell’uso dei Fondi. L’Irlanda, quando è entrata nella Comunità Europea nei primi anni Settanta, era il Paese più povero; oggi, invece, il livello del suo pil pro capite è di circa il 40% superiore alla media del pil pro capite dei Paesi UE. Dall’altro lato, il Mezzogiorno italiano, che fa parte della CEE e poi dell’UE fin dalla sua istituzione nel 1957, registra livelli ancora inferiori al 75% della media del pil pro capite dell’Unione, soglia – target per stabilire quali Regioni entrano nell’Obiettivo 1 (Regioni in ritardo di sviluppo) o meno.

Il confronto Irlanda-Mezzogiorno

Il parallelo viene portato avanti su due Programmi in particolare, i quali operano in ambiti che ci possono offrire la cifra esatta dello sviluppo di un Paese o di una Regione: la Ricerca Scientifica e Sviluppo Tecnologico (PON “Ricerca Scientifica, Sviluppo Tecnologico e Alta Formazione” per il Mezzogiorno e Productive Sector Operational Programme per l’Irlanda) e le infrastrutture di Trasporto (PON “Trasporti” per il Mezzogiorno ed Environmental and Social Infrastructure Operational Programme per l’Irlanda). Siamo convinti che valutare e confrontare ciò che si è fatto in questi due campi possa realmente svelarci quali strategie siano state più efficaci e quali siano stati gli eventuali punti deboli che hanno frenato lo sviluppo dell’Italia meridionale.

I modelli di sviluppo

La prima parte del lavoro si concentra sul tema delle teorie di sviluppo regionale, studiandolo soprattutto attraverso l’analisi dei modelli teorici messi a punto dalla letteratura. Tra le teorie dello sviluppo ci siamo soffermati su quelle che, a nostro avviso, hanno avuto maggiore influenza all’interno delle politiche regionali attivate a livello europeo: la teoria degli stadi di sviluppo di Rostow, poi approfondita dagli studi di Hoover e Fisher; la teoria di sviluppo neoclassica e keynesiana; la teoria della base economica e quella del commercio internazionale, riconducibili alla più generale teoria dello sviluppo regionale trainato dalle esportazioni; il paradigma centro-periferia, la teoria della convergenza, quella dello sviluppo equilibrato (Rosenstein-Rodan e Nurkse) e quella dello sviluppo squilibrato (Hirschman e Myrdal); infine, la teoria dello sviluppo polarizzato di Perroux.

L’evoluzione politica regionale

Nella seconda parte abbiamo affrontato in una prospettiva cronologica e normativa la progressiva evoluzione della politica regionale comunitaria e dei suoi strumenti (i Fondi strutturali, appunto) a partire dal Trattato di Roma del 1957 fino ad arrivare ai Trattati di Maastricht (1992) e Amsterdam (1997), passando per l’Atto Unico Europeo (1986), tutti fondamentali per una codificazione più puntuale della politica regionale e tutti funzionali, assieme all’appuntamento di Agenda 2000, all’obiettivo di una maggiore razionalizzazione delle risorse europee. Il capitolo analizza, inoltre, la ripartizione dei Fondi tra i Paesi membri nei cicli di programmazione, attivati a partire dal 1989 con il pacchetto “Delors I” con una cadenza pluriennale.

Le performance

La terza sezione dell’elaborato entra nel vivo del confronto, con un parallelo tra le performance dei Programmi di Ricerca e Trasporti in Irlanda e nel Mezzogiorno italiano. La struttura seguita è la seguente: analisi separata dei Programmi con particolare attenzione alle scelte strategiche operate, alla dotazione finanziaria e alle performance di spesa delle Misure, ai risultati raggiunti (anche rispetto ai target fissati, in modo da avere un’idea sull’efficacia degli interventi) e agli impatti registrati a livello economico-produttivo; in un secondo momento viene operato un confronto ravvicinato tra i due Paesi sotto tutti i punti di vista analizzati in precedenza in modo separato.

I confronti ci danno modo di avere pochi dubbi circa l’efficienza straordinaria avuta dai programmi irlandesi rispetto a quelli italiani. Sul versante della Ricerca è importante notare come siano state istituite 927 collaborazioni tra centri di ricerca e imprese in Irlanda a fronte di appena 109 nel Sud Italia. Questa sproporzione, aggravata in termini relativi dalle differenze esistenti tra le aree del confronto (in termini di superficie, popolazione e numero di imprese presenti), è dovuta soprattutto ad una programmazione più a lungo termine approntata dall’Irlanda rispetto ad una cultura dell’”inseguire le continue emergenze” adottata dal Mezzogiorno Sul versante dei Trasporti il dato più significativo è dato dagli interventi sullo snodo ferroviario. Dal canto suo. L’Irlanda realizza interventi che fanno risparmiare 38 minuti nella percorrenza delle linee coinvolte, con un conseguente e costante aumento dei passeggeri che viaggiano in treno.

Dal canto suo, invece, in Italia non ci sono risparmi di tempo, coloro che utilizzano almeno una volta l’anno il treno calano dell’1% tra il 2001 e il 2007 e il grado di soddisfazione del servizio cala del 3%, dal 46% al 43%.

Vizi e virtù del Sud

Infine, abbiamo voluto rileggere in maniera sintetica e critica il parallelo tra i due Paesi, sottolineando i vizi e le virtù delle scelte operate nel Mezzogiorno italiano, puntando ad avanzare delle proposte che possano in futuro migliorare la gestione delle risorse europee. Brevemente, i punti dolenti sono: la previsione di misure troppo numerose che portano ad una dispersione dei fondi (conseguenza di ciò è l’avanzamento contenuto degli obiettivi fissati rispetto a programmi con poche priorità che riescono ad avere performance più soddisfacenti), la scarsa programmazione delle strategie di sviluppo, la scarsa capacità di spesa, l’abbandono dei settori tradizionali (agricoltura e tessile-abbigliamento), la grande lentezza dei lavori sulle infrastrutture di trasporto più importanti (soprattutto ferroviarie), la sottovalutazione del principio della partnership e di quello dell’addizionalità (uso delle risorse europee come rimborso di quelle nazionali e non come aggiuntive ad esse), la presenza endemica della criminalità organizzata che, essendo presente in tutte le regioni del meridione, drena risorse fondamentali per attivare un virtuoso circolo di sviluppo, e lo scarso rendimento istituzionale (che si traduce spesso in assenteismo, clientelismo, spreco di risorse e incompetenza nelle assunzioni).

Le cinque proposte

Per tentare di risolvere questi problemi abbiamo avanzato cinque proposte:

  1. programmare più a lungo termine gli interventi, concentrando le risorse su poche priorità fondamentali;
  2. snellire le procedure burocratiche di assegnazione delle risorse, rafforzando però il sistema dei controlli e responsabilizzando la classe dirigente politica con la previsione di meccanismi di premialità e penalizzazione;
  3. puntare sui poli di eccellenza legati ai settori high tech senza trascurare le grandi potenzialità dei settori tradizionali;
  4. sveltire i lavori legati ai progetti strategici delle infrastrutture di trasporto;
  5. lottare in modo incessante e pressante contro la criminalità organizzata, gestendo le risorse destinate al Mezzogiorno in modo più attento e trasparente.

CURRICULUM

Marco Ricciato, 25 anni da Lecce, laureato in Scienze politiche e delle relazioni internazionali presso l’Università di Lecce, ho appena conseguito la laurea specialistica in Management amministrativo presso l’Università di Bari con 110/110 e lode, discutendo una tesi in Economia e politica industriale dal titolo “Strategie di sviluppo a confronto. L’utilizzo dei fondi strutturali in Irlanda e Italia”.

Commenti  

 
0 #1 Nikole 2017-05-02 15:01
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digital goods in the identical networks that make financial markets hum in the twenty-first century.


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