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Banche italiane e mercati esteri in 10 anni esperimento riuscito.

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La tesi nasce dall’osservazione che nell’ultimo decennio la spinta alla globalizzazione dei mercati, la necessità degli intermediari finanziari di diversificare l’attività esercitata e i conseguenti introiti hanno prodotto una forte propensione all’internazionalizzazione delle banche che ha favorito la piena integrazione dei mercati finanziari europei. Tuttavia, con l’ampliamento dei flussi internazionali di capitale e con il consolidamento del settore bancario, i paesi sono diventati più vulnerabili di fronte a shock esterni. Un esempio concreto è rappresentato dalla turbolenza che ha colpito i mercati finanziari mondiali a partire dal 2007: la crisi originatasi nel settore dei mutui immobiliari subprime negli Stati Uniti si è estesa rapidamente a tutte le altre aree economiche attraverso i canali creati dall’integrazione finanziaria. I primi effetti negativi della crisi sull’economia reale si sono già manifestati, soprattutto con il rallentamento della crescita economica nei paesi avanzati, e ha iniziato a manifestarsi anche in alcuni mercati emergenti dell’Europa e del Medio Oriente che hanno a lungo rappresentato un’ottima opportunità di investimento per il sistema bancario, poiché in grado di abbinare elevati livelli di crescita a una rischiosità relativamente contenuta.

Modelli e forme d’entrata delle banche nei mercati esteri

L’elaborato analizza dapprima i modelli e le forme d’entrata utilizzate dai gruppi bancari italiani nel loro processo di internazionalizzazione. Il settore creditizio si espande all’estero principalmente seguendo due modelli: quello delle grandi banche multinazionali, interessate a espandere la propria sfera di influenza in paesi terzi al fine di migliorare il proprio posizionamento competitivo e quello delle banche internazionali che spesso a causa delle proprie minori dimensioni si limitano a partecipare alla globalizzazione finanziaria in risposta alle mosse della propria clientela corporate aprendo filiali nei paesi di loro interesse. Nello specifico, una banca che decida di insediarsi in un mercato estero può scegliere tra diverse forme organizzative a seconda delle sue caratteristiche dimensionali e delle finalità che intende perseguire in quel mercato.

Le direzioni geografiche dell’espansione internazionale

Un aspetto che è stato particolarmente approfondito ha riguardato le direttrici geografiche seguite dalle banche italiane nel loro processo di espansione all’estero. A tale proposito, si è riscontrato che le aree geografiche cui le banche italiane si sono dimostrate maggiormente interessate sono state le economie in transizione dell’Europa centroorientale, ossia paesi considerati ad alto potenziale di sviluppo e rischio contenuto, caratterizzati da una tendenziale crescita del Pil e del Pil pro-capite. Tutto questo prima che la crisi finanziaria internazionale cominciasse diffusamente a deteriorare la situazione economica anche in alcuni mercati strategici dell’Europa dell’Est. Tali paesi sono risultati apprezzabili per il nostro sistema bancario sia per la parallela rilevanza che hanno per il sistema imprenditoriale italiano, sia per gli elementi di attrattività dei loro sistemi finanziari e bancari.

Le determinanti del processo di internazionalizzazione

I fattori che hanno influenzato la crescita dei principali gruppi bancari italiani nelle economie in transizione dell’Europa centro-orientale, possono essere ricondotti alla progressiva diminuzione delle opportunità di sviluppo dimensionale sul territorio nazionale, a motivo del procedere del consolidamento del sistema e per le limitazioni imposte dall’autorità antitrust all’ulteriore espansione nazionale delle banche attive in mercati ad alta concentrazione. In secondo luogo, la scelta di espandersi in questi paesi è stata motivata dalle opportunità di profitto. Del resto questi mercati, prima che la crisi finanziaria sprigionasse i suoi effetti, esprimevano tassi di crescita della domanda di prodotti finanziari di gran lunga superiori a quelli riscontrabili nei maturi sistemi bancari avanzati. Inoltre, le ragioni che hanno spinto le banche ad internazionalizzarsi possono essere ricondotte alla diversificazione del rischio, in quanto essere attivi in vari paesi contribuisce a distribuire le avversioni specifiche in ogni paese. La costituzione dell’UME, che ha consentito l’eliminazione dei rischi di cambio connessi con l’attività internazionale. Il progresso tecnologico e nelle telecomunicazioni, che ha accorciato le distanze tra casa madre e unità operativa estera, riducendo i costi del coordinamento e del controllo. Infine, non si può escludere che sia valsa anche una motivazione di tipo follow the client, nella quale l’apertura degli intermediari ha avuto origine da quella parallela o antecedente della clientela e in particolare delle imprese. Infatti, una delle principali ragioni per cui le banche italiane internazionalizzano la propria attività è infatti quella di seguire i propri clienti. D’altra parte, è ragionevole attendersi che una maggiore presenza di intermediari finanziari dotati di una propria rete commerciale operativa all’estero possa incentivare la propensione all’export degli operatori domestici, in quanto la collaborazione di un intermediario bancario costituisce un utile fonte informativa sul rischio e sulla qualità delle controparti straniere, nonché rappresenta un centro di consulenza e di supporto finanziario. I cambiamenti nel settore bancario. Importanza funzione marketing Per il business bancario e finanziario lo sviluppo di capacità e competenze di analisi del mercato e di gestione delle leve strategiche del marketing appare sempre più critico ai fini del successo competitivo di banche e intermediari finanziari. Grazie alle politiche di marketing, le banche cercano di mantenere e sviluppare le proprie quote di mercato, impiegando questi strumenti in maniera tale che le richieste di prodotti e soluzioni da parte della clientela restino a livelli soddisfacenti. Inoltre, l’arrivo delle banche straniere sul mercato italiano, e di quelle italiane all’estero, rappresenta un momento di crescita e di cambiamento e spinge gli istituti di credito a riconsiderare le proprie strategie di marketing e di comunicazione. Infatti, negli ultimi anni, abbiamo assistito ad un fenomeno di concentrazione nel settore bancario italiano ed europeo che ha portato a dover riconfigurare gli assetti funzionali, le strategie di marketing e comunicazione, corporate identity e re-branding. In particolare, l’operazione di rebranding è molto delicata, in quanto si tratta di riposizionare l’immagine dell’azienda e dei suoi prodotti. Questo di solito include un cambiamento radicale del logo, del nome, della gestione dell’immagine, delle strategie di marketing e di vendita e delle politiche pubblicitarie. Infine, al termine di ogni processo di rebranding si attuano tutti gli sforzi per portarlo a conoscenza del mercato attraverso l’integrazione delle diverse misure di comunicazione.

L’espansione internazionale dei grandi gruppi bancari italiani

Nell’ultima parte dell’elaborato, dopo aver tracciato gli aspetti teorici sottostanti il processo di internazionalizzazione delle banche italiane verso i paesi dell’Europa centro-orientale, si illustrano alcuni aspetti distintivi del posizionamento dei principali istituti di credito domestici operativi al di fuori dei confini nazionali. La scelta dei casi da porre sotto osservazione è ricaduta sui gruppi UniCredit e Intesa Sanpaolo, ovvero sulle due istituzioni che vantano una presenza quantitativamente significativa su territori stranieri. L’obiettivo è stato quello di analizzare il percorso di internazionalizzazione adottato dalle due banche illustrandone la configurazione organizzativa prescelta per andare all’estero ed, in particolar modo, il supporto finanziario e consulenziale fornito alle imprese italiane interessate ad intraprendere un percorso di internazionalizzazione. I dati a disposizione hanno consentito di trarre alcune considerazioni di chiusura relative alle modalità di espansione perseguite dalle banche italiane, ai risultati ottenuti e alla possibile evoluzione della presenza oltre confine, tenuto conto del momento di profonda crisi che sta attraversando, tuttora, l’economia mondiale. In questo contesto, Intesa Sanpaolo e Uni- Credit hanno avuto delle ripercussioni negative, anche se meno di altre banche europee, legate alla situazione critica che il mondo vive. Ma a differenza di altri competitor si tratta di due gruppi molto bene organizzati, strutturati e gestiti, con un’esposizione comunque limitata nei confronti dell’Europa dell’Est, sebbene sia abbastanza per incidere sulla redditività degli stessi.

CURRICULUM

Angela Balice, 29 anni di Bari, si è laureata in Economia e Management presso l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, discutendo una tesi in economia delle
scelte finanziarie e di portafoglio dal titolo: “Il marketing dell’internazionalizzazione da parte delle banche”. Ha da poco concluso uno stage presso la Direzione Territoriale del Ministero dell’Economia e delle Finanze di Bari.

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