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Per lo sviluppo locale del territorio si deve puntare al piano strategico

L'autrice della tesi


Le città cambiano velocemente e in un mondo globalizzato come il nostro le distanze si accorciano, il centro si unisce alla periferia, la periferia si inserisce nel contesto ambientale, sociale e culturale circostante creando una rete che esige un governo reticolare del territorio. I rigidi strumenti urbanistici non riescono a fronteggiare la flessibilità di tale sistema in movimento.

La nuova progettazione deve riuscire ad integrarsi con la vecchia normativa giuridica.

Per questo le Regioni realizzano diverse forme di pianificazione per il governo del territorio.
Negli ultimi anni in Europa e in Italia si stanno diffondendo piani strategici d’area vasta multi settoriali e di lungo periodo che coinvolgono i cittadini e gli altri portatori di interesse pubblico e privato della città.
Dagli anni ‘90 in poi vere e proprie aree metropolitane italiane costituite da più Comuni vicini attraverso varie forme di negoziazione, organizzate secondo gli schemi del Testo Unico degli Enti locali, hanno approvato ed attuato negli anni molteplici interventi previsti in un unico e condiviso piano strategico.
La breve distanza e il comune sentire di città talmente vicine da condividere la medesima cultura e avere le stesse potenzialità spinge queste città ad unirsi per perseguire progetti e ambizioni comuni. Nella mia tesi sono partita dall’analisi dei concetti di pianificazione e programmazione che rappresentano l’entroterra e il nucleo originario della moderna pianificazione strategica.
Focalizzando poi l’attenzione sulle tipologie di pianificazione normativamente disciplinate afferenti al governo del territorio e ripercorrendo le tappe storiche principali della materia urbanistica, dai primi regolamenti edilizi del 1859 alla legge n. 1150 del 1942 e a quella n. 142 del 1990, ho cercato di delineare il sistema odierno e i diversi livelli di pianificazione territoriale con i suoi limiti e la connessa necessità di superarli.
Tale necessità deriva soprattutto dall’evoluzione concettuale che ha visto convergere la materia urbanistica nel governo del territorio, definitivamente avvenuta con la legge costituzionale n. 3 del 2001 che sembra recepire a livello costituzionale il tramonto della materia urbanistica.
Per cercare di governare il territorio, non solo in riferimento agli aspetti relativi alle destinazioni d’uso del suolo ma in relazione ai diversi e molteplici elementi che incidono sul territorio, quali quelli ambientali, economici e sociali vi è l’esigenza impellente di trovare un metodo di pianificazione diverso.
La consapevolezza della reticolarità del territorio ha portato l’Italia e la Comunità Europea a mettere a fuoco forme di nuova programmazione che hanno cominciato così ad evidenziare le mancanze del sistema urbanistico tradizionale delineando un immaginario nuovo e più ampio.
La nuova forma di pianificazione strategica, seppur non normativamente prevista e già sperimentata all’estero, può diventare leva di sviluppo locale per molte città che di fronte a difficoltà, quali crisi economiche e demografiche, o al cospetto di grandi eventi da organizzare, quali le Olimpiadi, sentono l’esigenza di predisporre un piano strategico.
Nella tesi partendo dall’esempio di pianificazione strategica per eccellenza, quello di Barcellona, ho analizzato un’esperienza più recente e per certi versi simile a quella spagnola, il caso di Torino.
Avvicinandomi sempre di più alla realtà in cui vivo ho esaminato le due esperienze pugliesi di pianificazione strategica in itinere: “BA2015” e “La città murgiana della qualità e del benessere”, piani che attraverso convenzioni e protocolli d’intesa hanno unito più Comuni per cominciare insieme un percorso condiviso e partecipato.
L’amministrazione regionale privilegia, infatti, nei criteri per l’assegnazione delle risorse dedicate ai piani, la dimensione territoriale d’area vasta che appare più coerente di quella comunale per la sperimentazione efficace di questo tipo di strumento.
Sulla scia del Documento Strategico della Regione Puglia 2007-2013 che fissa la programmazione regionale in ordine alla politica comunitaria e analizza il contesto territoriale, sociale e culturale della Puglia, si punta a far diventare questa Regione più aperta e competitiva, attraverso la partecipazione dei cittadini e il partenariato pubblico–privato.
Mancando una normativa giuridica in materia di pianificazione strategica gli operatori del settore sono chiamati ad affrontare il problema della coerenza delle linee strategiche dei nuovi piani con i piani territoriali esistenti.
Uno strumento utile in questo senso può ravvisarsi nell’accordo di programma.
Inoltre i Comuni sono chiamati ad approcciarsi a problemi riguardanti l’aspetto organizzativo delle amministrazioni comunali che si mettono insieme realizzando scelte di sviluppo locale comuni, nonché concernenti questioni relative alla cogenza dei piani che dal momento prettamente strategico devono passare a quello attuativo in un arco temporale lungo. Perciò sembra essere necessaria una norma nazionale in materia di governo del territorio che fissi i principi generali.

Curriculum

Angela Giordano, nata a Bari il 03/09/1985 dopo la maturità classica ha conseguito nel luglio del 2009 il diploma di laurea magistrale in Giurisprudenza (già giurisprudenza d’impresa) presso l’Università degli Studi di Bari, ottenendo il massimo dei voti con lode e discutendo una tesi di laurea in diritto amministrativo: “Governo del territorio e pianificazione strategica” (relatrice Giovanna Iacovone). Oggi frequenta il primo anno della scuola di specializzazione per professioni legali ed esercita pratica forense.

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