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Educare al cinema i nostri bambini grande investimento per la società.

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Il mio lavoro è il risultato di una a mio parere naturale e comunque personalissima riflessione scaturita in me in seguito alla considerazione di una bambina di 8 anni. Tempo fa infatti, durante una cena a casa di amici di famiglia, Santa entrò in sala mentre cercava uno dei suoi giochi e si ritrovò, da sola, senza che nessun adulto se ne accorgesse, a guardare le ultime sequenze del film ‘Million Dollar Baby’. Attirò la mia attenzione quando, con molta disinvoltura, prima di raggiungere i suoi compagni di gioco disse rivolgendosi alla madre “Mamma, in tv stanno facendo vedere quello che hanno fatto alla Englaro”. Questa sua affermazione ha fatto in modo che mi ponessi delle domande.
Santa conosceva la vicenda di Eluana Englaro?
Dove e da chi ne aveva sentito parlare?

La bimba

Vedere la parte finale del film le aveva suscitato qualcosa che le aveva fatto pensare a una storia vera che lei stessa conosceva?
E ancora, Santa era consapevole della finzione insita nella rappresentazione filmica e della sua non corrispondenza alla realtà o aveva confuso le due entità?
Sono domande che purtroppo non ho potuto rivolgere a lei direttamente ma che mi hanno portato a pensare alla realizzazione del presente lavoro, che parte dalla considerazione secondo la quale vedere un film significa vedere una storia.
E vedere una storia che tratta di temi prettamente bioetici come l’eutanasia in ‘Million Dollar Baby’ significa avere una formazione tale che permetta allo spettatore di elaborare un giudizio sul problema affrontato o comunque di introiettare l’argomento sviluppato nel film.
Come potrebbe allora il cinema, che interesserebbe maggiormente discipline umanistiche, essere relazionato alla bioetica, che sembrerebbe riferirsi maggiormente a materie scientifiche?

Cinema bioetico

Si potrebbe allora parlare di cinema bio-etico fruendo di lungometraggi come GATTACA (un film del 1997) nel quale si affronta il tema della procreazione assistita o come JUNO (un film del 2007) la cui trama è incentrata sulle vicende che ruotano attorno a un’adolescente rimasta incinta e alla sua iniziale volontà di abortire. La visione di questi, come altri film esaminati brevemente nella mia presentazione, provocano giudizi delle vicende trattate che risultano essere non univoche a seconda della sensibilità e della formazione dello spettatore.
Il giudizio di quest’ultimo sarà inevitabilmente condizionato dalla narrazione della vicenda cinematografica e potrebbe influenzare definitivamente la concezione personale di un dato argomento bioetico.
Tra i tanti ho voluto prendere in esame il tema dell’eutanasia, pensando sempre all’episodio della piccola Santa, che riconduceva la scena finale di ‘Million Dollar Baby’ alla vicenda di Eluana Englaro. Seppur sinteticamente, mi sono soffermata sui casi più eclatanti che hanno sollevato dibattiti sul tema dell’eutanasia (letteralmente dal greco buona morte ) e che hanno suscitato polemiche per le implicazioni etiche, politiche, scientifiche e giuridiche in esse presenti. Sono i casi di Terri Schiavo, Piergiorgio Welby, fino al più recente di Eluana Englaro, morta nel Febbraio del 2009 dopo essere stata tenuta in vita per anni, come gli altri, da una macchina, la cui vicenda suscitò inevitabili visioni discordanti sul tema eutanasico.
Un caso precedente a quelli citati e probabilmente a noi meno conosciuto è stato quello di Ramon Sampedro, attivista per il riconoscimento legale del diritto all’eutanasia in Spagna, morto nel 1998 dopo quasi 29 anni passati costretto a letto a scrivere poesie e a chiedere il suicidio assistito. Di questa vicenda narra il film MARE DENTRO (2004) del regista Alejandro Amenàbar.
Se l’avesse visto e avesse conosciuto la vicenda di Sampedro per Santa sarebbe stato allora più facile ricondurre il film ‘Mare Dentro’ alla storia cui è ispirato, piuttosto che ‘Million Dollar Baby’ a una vicenda di cui probabilmente ha solo sentito parlare?

La scuola

Non possiamo a mio parere prescindere dal bisogno di una accurata educazione al cinema e attraverso il cinema, una cinepedia (dal greco -paedia che significa educazione e -cine che sta per cinema) la quale dovrebbe avere la sua sede naturale nei luoghi di istruzione quali ambienti scolastici e familiari. È proprio qui che i ragazzi iniziano a plasmare la loro personalità e la loro moralità.
Ecco allora che usare il cinema come mezzo per presentare ad esempio un tema bioetico potrebbe essere un modo per veicolare probabilmente in modo meno tedioso determinati contenuti che siano in linea con i principi etici della società cui apparteniamo. Il piccolo spettatore verrebbe reso partecipe di una storia e verrebbe chiamato a esprimere il proprio parere in merito a ciò che gli è stato proposto, confrontandosi con i pareri dei suoi coetanei. Tutto questo dovrebbe avvenire sotto lo ‘sguardo’ attento e vigile di un formatore specializzato o meno.

La famiglia

Ma a parte le scuole, l’ambiente fondamentale nel quale viene forgiata la persona è sicuramente quello familiare, all’interno del quale sarebbe l’ideale proporre attraverso la visione cinematografica temi controversi quali possono essere quelli etici presi precedentemente in esame; sarebbe l’ideale in quanto la veicolazione di determinati momenti avverrebbe sotto la supervisione genitoriale.
Un altro ambiente formativo, all’interno del quale ho svolto la parte sperimentale della mia tesi, è il contesto di socializzazione che si sviluppa nell’ambito del sistema informale della catechesi.
Il piccolo spettatore così si troverebbe a suo agio in questi ambienti e potrebbe essere più facile per lui acquisire, interiorizzare e analizzare temi morali e nel nostro caso bioetici, secondo determinate direttive ma con la libertà che la formazione deve garantire lui.
A conclusione di questo breve percorso che ho voluto intraprendere, la mia convinzione della forza del cinema come strumento per ‘parlare di’ è diventata ancora più radicata.
Oggi la discussione bioetica è attraversata da un costante e significante bisogno di storie. Grazie a queste possiamo vedere meglio, capire meglio e pensare meglio, pensare la bioetica in modo magari non discordante con i principi morali della società cui apparteniamo. Non possiamo non considerare questa forza che promuove una migliore fruizione del film soprattutto da parte degli spettatori più giovani che imparerebbero non solo a guardare meramente il film ma ad analizzarlo e a inserirlo nel proprio bagaglio culturale che possa permettergli di esprimere le proprie considerazioni e posizioni anche su argomenti riguardanti dilemmi morali, quali per esempio l’eutanasia.

La narrazione

Il cinema è una narrazione. Si narra una storia. La visione del film entra nel nostro bagaglio culturale e influisce a livello del subconscio nella nostra vita, riguardo alle nostre scelte, al nostro modo di guardare e pensare.
E naturalmente se il film ci dà un messaggio ‘eticamente corretto’, il nostro agire non può diversificare dal messaggio che la visione di quel dato film ci ha consegnato.
Il rapporto tra storie, cinema e bioetica è più presente e positivamente utilizzabile di quanto si possa pensare.

CURRICULUM

Teresa Campobasso, 27 anni, nata a Bari, ha conseguito nel 2010 la laurea Magistrale in Comunicazione e Multimedialità, presso L’università degli Studi di Bari, discutendo una tesi in Etica della Comunicazione. Da marzo di quest’anno frequenta il Master Universitario in Comunicazione sociale e sanitaria. Attualmente è in cerca di occupazione.

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