You are here:

Scoprire l’Economia di Comunione per costruire una società più giusta.

L’attuale crisi economico-finanziaria ha le sue radici nella trasformazione del sistema economico, non più basato sull’economia reale ma sempre più su quella finanziaria. Ne è emerso un sistema fragile, vuoto, che accentra la ricchezza nelle mani di pochi e scarica i costi sulla collettività. Tale crisi è la manifestazione più drammatica di un processo che negli ultimi due secoli ha sostituito la ricerca collettiva del bene comune con la ricerca personale del benessere privato a ogni costo. È forse, anche, manifestazione dei limiti dei modelli tradizionali di sviluppo politico-economico.
Ed è in questo contesto che si è incominciato a valutare l’ipotesi della ricerca di modelli economico-politico alternativi. Uno degli esempi più indicativi, in tal senso, può essere considerato forse quello di Economia di Comunione (EdC).

L’EdC è un progetto di imprenditori, lavoratori, dirigenti, consumatori, risparmiatori, cittadini, studiosi, operatori economici e politici, che ha come scopo il costruire e mostrare una società umana dove, ad imitazione della prima comunità di Gerusalemme, “nessuno tra loro è indigente”.

Il ruolo delle imprese

Le imprese sono l’asse portante del progetto. Queste si impegnano a mettere in comunione i profitti secondo tre scopi e con pari attenzione:
Sviluppare l’impresa, che deve restare efficiente e competitiva pur se aperta alla gratuità.
Aiutare le persone svantaggiate, creando nuovi posti di lavoro e sovvenendo ai bisogni di prima necessità, dando vita a dei processi di sviluppo iniziando da quanti condividono lo spirito che anima il progetto.

Diffondere la “cultura del dare” e della reciprocità, senza la quale non è possibile realizzare un’Economia di Comunione.
Tra gli obiettivi dei progetti di sviluppo e di assistenza realizzati nell’ambito dell’EdC, primario è quello di costruire rapporti di fraternità e di reciprocità fra persone e comunità. Per questo motivo, l’aiuto offerto non copre mai il totale delle necessità ma va sempre ad integrare ed affiancare le risorse di chi viene aiutato e della comunità locale in cui è inserito.

Senza questa pre-condizione, nessun intervento dall’esterno potrà permettere di uscire dalle trappole dell’indigenza: in certi casi gli aiuti dall’esterno potrebbero addirittura peggiorare la situazione, creando circoli viziosi di assistenzialismo; Vivere la reciprocità del dono porta l’uomo, appena è in condizione di mantenersi autonomamente, a rinunciare a quell’aiuto e ad offrirlo ad altri.

La teoria di Marcell Mauss

Marcell Mauss in “Teoria generale della magia” mostra come lo scambio, nel corso della sua storia, ha rivestito quasi sempre la forma del dono, del regalo offerto generosamente, anche quando nel gesto che accompagna la transazione, non c’è che finzione, formalismo e menzogna sociale e, al fondo, obbligo e interesse economico.

Infatti, non ogni dare, non ogni atto di dare crea la “cultura del dare”. Il “dare” su cui si basa l’EdC è un “dare” che i cristiani chiamiamo “evangelico”, che si apre all’altro nel rispetto della sua dignità e suscita anche a livello di gestione delle aziende l’esperienza del “date e vi sarà dato” evangelico. Si manifesta a volte come un introito inatteso o nella genialità di una soluzione tecnica innovativa o nell’idea di un nuovo prodotto vincente.
È tuttavia interessante, seguendo gli studi di Mauss, rilevare che la concezione del dare evangelico non è un’idea esclusivamente legata alla religione cristiana. Essa si ritrova anche in altre culture, per esempio, c’è un bel proverbio maori che afferma: “Dai quanto ricevi, tutto andrà bene”.

Anche nel diritto indiano classico la cosa donata frutta una ricompensa in questa vita e nell’altra. Qui, produce automaticamente per il donatore una cosa identica a se stessa; là, è la stessa cosa accresciuta che viene ritrovata: Ricevimi (donatario) Dammi (donatore) Donandomi mi otterrai di nuovo.
Stefano Zamagni, prof. di Economia dell’Università di Bologna e ardente promotore del progetto, spiega come fino alla fine del ‘700 il modo di trattare l’economia era tipico della scuola di pensiero dell’Economia Civile. Poi la scuola dell’Economia Politica ha preso il sopravvento. La differenza, continua Zamagni è che nella prospettiva di studio dell’ Economia Civile, la società civile, ovvero, le Associazioni, le chiese, le organizzazioni varie hanno un ruolo anche nell’economico. Nella prospettiva, invece, dell’Economia Politica, le espressioni della società civile organizzata hanno un ruolo che precede, che riguarda la sfera culturale e quella politica, ma non quella economica. Questa divisione non è più in grado di funzionare. Cioè non è più possibile tenere separato il momento della produzione del reddito, della ricchezza, dal momento della sua distribuzione.

Le caratteristiche

Una delle caratteristiche dell’EdC è cercare di fare della comunione non solo un modo per gestire gli utili, ma uno stile di vita e di conduzione aziendale, a tutti i livelli.

Si delinea così un progetto a più dimensioni (aziendale, culturale, teorica e spirituale), tutte coessenziali. Laboratorio in cui si sperimenta una formula di grande rilevanza e attualità, capace di coniugare i valori della solidarietà con quelli della libertà e dell’efficienza e di contribuire a un’economia davvero a ‘misura di persona’.

Il progetto EdC può, in un certo senso, essere la dimostrazione pratica di quel processo di trasformazione che Lautoche propone per rigettare il culto irrazionale e quasi idolatra della crescita fine a se stessa e promuovere la sua società della decrescita serena. Una società economa ed autonoma che richiede una serie di cambiamenti che l’autore sintetizza in un circolo virtuoso di otto “R”. L’autonomia di cui parla Latouche si oppone all’eteronomia della “mano invisibile” del mercato, della dittatura dei mercati finanziari e della tecnoscienza nella società moderna. Questa autonomia non implica una libertà senza limiti. Nella prospettiva di una società di cittadini liberi, il “sapere” dell’obbedienza si deve intendere come un apprendistato, una sottomissione non servile alla legge che si è dati, mentre la sottomissione servile è appannaggio della tirannia. Ciò che costituisce la differenza tra le due forme, è l’esistenza e il buon funzionamento della reciprocità, dal quale discende l’importanza della convivialità che reintroduce lo spirito del dono nel commercio sociale, là dove vige la legge della giungla.

La comunità politica

La logica mercantile va finalizzata al perseguimento del bene comune, di cui, oggi più che mai, deve farsi carico anche e soprattutto la comunità politica. In quanto, è causa di gravi scompensi separare l’agire economico, a cui spetterebbe solo produrre ricchezza, da quello politico, a cui spetterebbe di perseguire la giustizia mediante la ridistribuzione.

A mio avviso il modello di Economia di Comunione può intervenire in quelle realtà dove sia il modello capitalista che comunista hanno fallito.
Lo scopo del mio lavoro di tesi non è quello di ergere a modello assoluto il progetto di Economia di Comunione, ma sottolineare come sia possibile sviluppare entro lo stesso regime di concorrenza, modelli organizzativi diversi, ispirati cioè a criteri di valutazione differenti, proprio come dovrebbe accadere in una società che si dice autenticamente pluralista. Potranno esserci, quindi, organizzazioni ispirate dal criterio dell’efficienza economica, altre ispirate dal criterio della giustizia redistributiva, altre ancora formate dalla cultura della reciprocità e del dare.

Tutte le comunità umane sono rette dall’interazione di tre principi fondamentali: lo scambio, la ridistribuzione di ricchezza e il dono, che se attivi e ben combinati permetteranno alle società di svilupparsi armoniosamente.

Marcell Mauss, in conclusione del suo saggio sul dono ci invita ad adottare come principio della nostra vita, ciò che è stato e sarà sempre un principio: uscire da se stessi, dare liberamente e per obbligo; non c’è il rischio di sbagliare.

Curriculum

Emanuela Pulignano, 27 anni, ha conseguito con lode la Laurea Magistrale in Scienze della comunicazione sociale, istituzionale e politica” presso l’Università degli studi di Bari “Aldo Moro”, discutendo una tesi in Sociologia dei fenomeni politici dal titolo “Un modello alternativo allo sviluppo politico-economico: l’esperienza di Economia di Comunione”. Attualmente in cerca di occupazione.

Commenti  

 
0 #1 Prof. Amalfitano 2011-06-27 10:15
Caro Mimmo, avevi notizia di questa tesi?
A risentirci presto

Alfredo
Citazione
 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna