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La rivoluzione della free press è nata in Australia già nel 1906.

L’avvento della stampa quotidiana gratuita dischiude un nuovo scenario all’interno del mercato editoriale mondiale giacché comporta la diffusione di un prodotto inedito quanto a formato, selezione e presentazione delle notizie (testi brevi, largo impiego di fotografi e ed infographics), i cui costi di  produzione e distribuzione risultano interamente coperti dall’acquisto di spazi pubblicitari da parte degli inserzionisti; prodotto che, nelle sue  innumerevoli “declinazioni editoriali”, ha saputo intercettare nonlettori, neofiti, lettori dei quotidiani a pagamento, ad ogni modo, un pubblico vasto ed eterogeneo dal punto di vista sociale, economico e culturale.

Il fenomeno

Il progressivo dispiegarsi del fenomeno in molti Paesi chiarisce come non si tratti di qualcosa nata in maniera estemporanea da editori “creativi” in un “qui ed ora” mai più proponibili altrove e secondariamente; tale fenomeno, piuttosto, affonda le sue radici nei processi che stanno modificando il sistema della carta stampata e, più in generale, l’intero sistema dei media. Con la free press il sistema dell’editoria sperimenta un prodotto orientato esclusivamente da una logica di mercato (“market-oriented”) che accentua in maniera marcata il piglio commerciale proprio, per esempio, delle televisioni private. Ciò non costituisce necessariamente un difetto a patto di considerare la stampa gratuita un’opportunità che consente di allargare l’offerta editoriale tenendo distinti comparti con proprie logiche di funzionamento, pubblici di riferimento, modelli informativi e non un tentativo di ridurre a una la varietà dei prodotti esistenti.

Da più parti si paventa la possibilità che il pubblico di cittadini si trasformi definitivamente in una massa bulimica di consumatori, insomma, il rischio è il prevalere di “missions” aziendali tese  fornire unicamente potenziali consumatori agli utenti pubblicitari che acquistano spazi sui media per i loro annunci a mezzo di informazioni.

Le radici

Uno dei primi “free local daily newspapers” ha visto la stampa in Australia nel 1906; negli Stati Uniti ne circolavano alcuni già a partire dal 1972, una dozzina dei quali ancora oggi esistenti, principalmente in Colorado; in Europa (Spagna) iniziano a circolare quotidiani gratuiti a partire dal 1992. Ad ogni modo la free press, così come la conosciamo, nasce in Svezia nel 1995, dopo tre anni di tentativi compiuti da Pelle Törnberg e soci nel cercar di convincere vari investitori e l’azienda dei trasporti pubblici di Stoccolma ad appoggiare un’iniziativa editoriale che pareva loro ardita, sotto il nome di «Metro».

La linea editoriale di «Metro» si articola attorno a tre punti fondamentali: News su eventi internazionali, nazionali rilevanti e locali che incidono sulla vita quotidiana dei lettori; Entertainment attraverso le soft news, le recensioni che riguardano gli spettacoli, novità editoriali e musicali, personaggi dello spettacolo etc.; Features ovvero servizi speciali, riguardanti salute, fitness, istruzione, viaggi etc.

L’obiettivo è bilanciare hard news e storie basate sullo human interest, informare, anche attraverso “notizie di pubblica utilità”, in modo essenziale, fornire brevi commenti (views) su questioni particolari, in modo da presentare un prodotto vivace, chiaro, di facile lettura.

Il 2001 vede l’esordio dei free papers italiani «Leggo» (Caltagirone Editore) e «City» (Gruppo RCS). L’indagine condotta su «Leggo» e «City» riguardante la tipologia di notizie pubblicate (generi, ambiti tematici particolari) e l’analisi dei criteri che presiedono al lavoro di selezione,  gerarchizzazione e presentazione delle notizie hanno messo in luce come una particolare attenzione è prestata ai temi di “economia familiare” (il 30,2% dei titoli d’apertura in prima pagina per «City» e 28% per «Leggo» sul totale nel periodo campionato, solo per fare un esempio) ovvero rincaro dei prezzi dei beni essenziali (pane, latte), dei servizi, riguardanti l’acquisto (mutui) e l’affitto delle case, la ricaduta di effetti  congiunturali sui consumi energetici a livello familiare, etc.

Attraverso le notizie di economia familiare i due fogli gratuiti parlano ad una fetta consistente del proprio pubblico ovvero operai, impiegati che sperimentano quotidianamente le difficoltà legate all’acquisto di beni primari, producendo l’eff etto di credere a tali fatti due volte: la prima quando ci  si reca al supermercato, benzinaio, etc., la seconda quando di tali fatti si legge sul giornale.

La cronaca nera

Con la rilevanza assegnata alla cronaca nera il free paper recupera uno degli ambiti più sfruttati dal giornalismo popolare nel quale il racconto della devianza, del sovvertimento dell’ordine e quindi la trasgressione delle norme giuridiche diventa motivo per fare appello e stimolare  contemporaneamente i sentimenti più profondi, nascosti degli individui facenti parte dell’organismo sociale (assolvendo, come fa una parte significativa dell’informazione giornalistica, alla funzione “durkheimiana” di “rinsaldare la coscienza collettiva”).

Le notizie di costume, quelle riguardanti i “divi” (“icone” del nostro tempo) dello spettacolo, la cronaca sportiva (caratterizzata da uno stile cronachistico, fattuale ed un “linguaggio” colorato e disinvolto in fondo proprio del settore giornalistico in questione), costituiscono una parte importante dei fogli gratuiti esaminati.

Stili di vita

Accanto alle notizie riguardanti lavoro e scuola, conquistano un certo spazio sui due fogli gratuiti quelle sulle scienze, tecnologia, ecologia che  possiedono il news value delle conseguenze pratiche sulla vita dei lettori, stimolando l’idea di progresso, della corsa incessante dell’umanità verso il miglioramento delle condizioni individuali  e sociali nonché una certa immagine vetero-positivistica della scienza. Fra gli altri elementi notevoli emersi nel corso dell’analisi di «City» e «Leggo» interessante risulta la rilevanza attribuita dal primo gratuito alle notizie dall’estero (in termini assoluti attualità e politica estera risultano essere dominanti su ogni altra categoria di notizia) e, all’opposto, la particolare rilevanza attribuita da «Leggo» alle notizie locali.

La free press si pone all’intersezione di alcuni fra i più importanti cambiamenti che hanno investito il sistema dell’informazione giornalistica dei Paesi economicamente più sviluppati: un pubblico di lettori di massa che consuma vari tipi di informazione ed è caratterizzato da una forte mobilità sociale, geografica ed una piuttosto alta e diffusa ricchezza di capitale informativo  ed esposizione ai mass media.
In modo particolare, l’analisi sulla readership dei due quotidiani gratuiti (dati Audipress e Sinottica-Eurisko) ha messo in evidenza come il lettorato di questi sia composto da individui piuttosto giovani, da soggetti con un livello d’istruzione medio, e medioalto, generalmente appartenenti ad una classe socio-economica media; il rapporto uomo/donna nella free press risulta piuttosto equilibrato in controtendenza rispetto alla media nazionale dei fogli a pagamento caratterizzati dalla prevalenza del pubblico maschile.

La significativa presenza di studenti della scuola media superiore ed universitari fra i lettori della free press evidenzia (anche in prospettiva) un certo dinamismo sociale ed economico di una fascia consistente di pubblico. Una maturazione del sistema pubblicitario che ha consentito, più in generale, il consolidamento economico di imprese editoriali spesso gravate da perdite enormi, senza ricorrere ad un accentuato “parallelismo politico” per raggiungere il pareggio del bilancio.

I grandi editori

Ora, nel settore free press, vista la crescita in termini di investimenti pubblicitari e diff usione delle testate, si sono impegnati alcuni fra i maggiori gruppi editoriali a livello mondiale come, News International, Associated Newspapers, Le Monde, Washington Post, RCS e Caltagirone Editore per i quali essa costituisce un fattore di “crescita interna” ed un ulteriore tassello nelle strategie di integrazione orizzontale nel settore editoriale.

In un quadro di competizione crescente fra testate quotidiane gratuite nonché fra grandi gruppi editoriali che cercano di occupare ogni settore dell’informazione, sarà importante diff erenziare il proprio “prodotto” da quello della concorrenza, puntando magari sulla “qualità”.

Curriculum

Vincenzo Conversa ha conseguito con lode la laurea specialistica in Scienze della Comunicazione sociale, istituzionale e politica presso l’Università degli Studi di Bari discutendo una tesi in Economia dei media dal titolo “Analisi socio-economica della free press italiana: i casi di «City» e «Leggo»”. Ha svolto uno stage presso l’URP/Informagiovani del Comune di Bari, attualmente è in servizio civile presso l’Osservatorio sulle risorse e povertà della Caritas di Bari- Bitonto.

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