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Crisi economica – Le cause sono da rintracciare nell’eccesso di spesa senza controllo


“E' come se gli americani e i britannici avessero vissuto per un decennio in un paradiso di follia risparmiando meno di quanto avrebbero dovuto perché pensavano che i prezzi delle case e delle azioni sarebbero rimasti alti per sempre”.

Questa frase, che bene sintetizza una delle cause più profonde che hanno originato la crisi mondiale è un caustico giudizio tratto dall’Economist (6 dicembre 2008).

La crisi finanziaria globale che ha colpito inizialmente Stati Uniti, Europa e che si è allargata al resto del mondo, segue un lungo periodo di stabilità economica, caratterizzato da un basso livello di inflazione e da una crescita robusta, specialmente nei paesi emergenti dell’Asia e negli Stati Uniti.
Possiamo affermare che la causa principale della crisi è da rintracciare nello squilibrio nella bilancia dei pagamenti dovuto ad un eccessivo indebitamento da parte degli Usa e ad un eccessivo accumulo di risparmio da parte della Cina.

Morris (avvocato ed ex banchiere), infatti, individua le cause profonde della crisi nelle politiche perseguite negli Stati Uniti, nelle ideologie che le hanno ispirate, nello squilibrio economico di base che ne è derivato. Gli americani hanno cessato di risparmiare e si sono illusi come altre volte in passato, che il resto del mondo potesse finanziare in perpetuo i loro eccessi di spesa.

Negli ultimi anni vi ha provveduto in abbondanza e con apparente facilità, l’eccedenza di risparmio dei paesi emergenti e segnatamente dalla Cina. Le famiglie cinesi, infatti, accantonano in media il 40% del reddito; ridurre la propensione al risparmio è un’operazione di lunga lena e dai risultati incerti perché si scontra con motivazioni profonde: i cinesi sono così parsimoniosi non solo per il retaggio culturale di una civiltà contadina, ma anche per motivi del tutto moderni e razionali in quanto sanno di essere vulnerabili a causa dell’invecchiamento demografico (accentuato ancora di più dalla politica del figlio unico) e non hanno un sistema previdenziale che garantisca pensioni adeguate.

Altro problema della Cina è il suo modello economico basato sulle esportazioni: la crisi dei mutui ipotecari subprime, in una prima fase, e l’eccessiva dipendenza di Pechino dalle esportazioni hanno dimostrato la vulnerabilità di questo sistema economico.

Molte sono le cause della crisi, ma chi è il colpevole?
I responsabili politici cinesi che hanno incoraggiato il risparmio anziché democratizzare l’economia e stimolare il consumo? L’amministrazione Bush che ha tagliato le tasse inducendo al consumo eccessivo? Greenspan che, come presidente della Federal Reserve, ha tenuto bassi i tassi di interesse e ha così nutrito la bolla? Le agenzie di rating che non hanno segnalato i rischi che si andavano accumulando?
Una politica monetaria espansiva.

Quasi tutte le crisi finanziarie sono accompagnate e precedute da un’espansione anomala del credito. L’altro fattore all’origine della crisi finanziaria, esplosa nell’estate del 2007, è stato l’eccesso di liquidità che dal mercato statunitense si esteso progressivamente sugli altri mercati finanziariamente evoluti.
Dopo la crisi finanziaria dei mercati asiatici alla fine degli anni ’90, con la rapida crescita della Cina e dei paesi emergenti dell’Asia e con la contemporanea crescita dei prezzi del petrolio che ha fatto seguito a tale crisi, si è assistito ad un riorientamento dei flussi di capitale delle economie emergenti verso gli Stati Uniti. Contrariamente a quanto previsto dalla teoria economica, il capitale si è spostato dalle economie in via di sviluppo a quelle sviluppate, anziché il contrario.
Le radici dell’eccesso di liquidità sono lontane e risalgono a prima dell’11 settembre 2001: al boom della borsa della seconda metà degli anni ’90, è seguita la bolla della new economy, dove la Fed, di Alan Greenspan, ha risposto con una riduzione del costo del denaro mai vista portando i tassi dal 7% del 2000-2001 all’1% del 2004.

I tassi non ripresero a salire prima della metà del 2004. Per trentun mesi consecutivi i tassi d’interesse a breve, al netto dell’inflazione, furono negativi: in altre parole, il costo del denaro per le banche era zero.
Con i tassi così bassi, le famiglie americane si sono indebitate oltre le proprie capacità di rimborso, nell’illusione che, comunque, sarebbero riuscite ad onorare i debiti perché un’economia che continua a crescere genera prospettive positive.
È cresciuto, così, a dismisura il credito al consumo e sono nati i mutui subprime, prestiti per l’acquisto della casa erogati a persone che possono offrire scarse garanzie di rimborso.

Nel linguaggio americano, i prestiti subprime sono prestiti immobiliari di pessima qualità, in quanto concessi a soggetti con elevato rischio di insolvenza dovuti a precedenti episodi di insolvenza, capacità di reddito basse o neppure accertate, privi di altri cespiti di ricchezza. La concessione di mutui subprime negli Stati Uniti è fortemente aumentata grazie all’innovazione finanziaria e alle condizione di abbondante liquidità, che hanno favorito un’espansione del credito. L’aumento delle insolvenze dei debitori subprime ha innescato la crisi finanziaria.
Il rischio che un mutuo non venga rimborsato è molto elevato e le banche erogano i prestiti applicando tassi di interesse molto elevati.
Il sistema ha interesse a trovare nuova liquidità per offrire mutui rischiosi per chi li sottoscrive, ma anche molto redditizi per le banche. Gli istituti di credito cominciano a cartolarizzare i titoli finanziari, dove per processo di cartolarizzazione si intende la trasformazione di un credito, o anche di flussi di cassa futuri, in un titolo obbligazionario.

Questa operazione consente alle banche di spacchettare i rischi e offrire sul mercato strumenti di investimento con rendimenti molto alti. Si è arrivati così nel 2006 al record di 2 mila e 700 miliardi di dollari di cartolarizzazioni in circolazione.

Sono nati così gli ABS, i CDO e i CDS (credit default swap); quest’ultimo rappresenta uno strumento della più ampia famiglia di derivati su crediti, che consente di trasferire il rischio di credito relativo ad una determinata attività finanziaria sottostante da un soggetto che intende acquisire copertura dal suddetto rischio ad un soggetto che intende prestarla. In pratica, l’acquirente dell’obbligazione con il CDS vuole coprirsi dal rischio che la controparte non rimborsi il capitale; i CDS sono quotati su mercati non regolamentati: più è alto il rischio di insolvenza, più è alto il premio che deve pagare chi vuole coprirsi dal rischio.

Curriculum

Ilaria Gramegna, 25 anni, di Gravina in Puglia, ha conseguito una laurea triennale in Scienze della comunicazione sociale, istituzionale e politica e si è  specializzata quest’anno con una tesi in Istituzioni di Economia politica dal titolo “Crisi Economica: la ripresa del polo del salotto e le prospettive future”, con votazione 110/110. Attualmente la dottoressa Gramegna è in attesa di occupazione.

Commenti  

 
0 #7 Gianna 2014-12-05 14:07
Ma qui dicono che nel 2015 ci sarà una ripresa....


http://www.4minuti.it/news/uninvest-spa-la-crisi-spalle-paese-tornera-crescere-2015-0078011.html
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0 #6 Torsten 2014-08-06 02:18
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+1 #5 pippoclaro 2013-12-12 15:32
fanculo
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0 #4 Roberto martino 2013-11-05 17:11
é possibile contattare l'autore ? sarei interessato ad approfondire l'argomento per il mio lavoro di tesi
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-1 #3 lorenzo rizzo 2013-07-13 23:43
è per caso possibile avere un contatto dell'autore? sarei interessato all'argomento per approfondire la mia tesi di laurea.
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0 #2 Carlo73 2013-03-28 23:49
Certo che la spesa senza controllo non aiuta ma ancor di più non aiuta la mancanza di una politica attenta alla creazione dei presupposti (e infrastrutture) per stimolare il tessuto economico.
Carlo
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0 #1 matteo bellomo 2013-02-18 16:17
ciao ilaria

hai fatto, senza fronzoli, una fotografia dealla situazione reale
e ...non hai voluto(forse) dire che il marcio è .....ancora da venire
in bocca al lupo

matteo
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