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È finita l’epoca della “propaganda”. La politica ha scoperto il marketing.

Oggi, la comunicazione politica ha raggiunto vasti livelli di diffusione, soprattutto in virtù della copertura mediale che le è assicurata; tale visibilità ha reso il prodotto politico più appetibile, più facilmente fruibile anche occasionalmente e raggiungibile da un bacino d’utenza più ampio, compreso quello infantile.

Il prodotto politico deve essere promosso, raccontato, rappresentato, confezionato, investito di una carica emozionale, lanciato con l’ausilio di tecniche di marketing. Il suo linguaggio diviene sempre più simbolico, polisemico, retorico, basato su elementi rituali, così come il momento della contesa elettorale si mediatizza e spettacolarizza. I mass media, le interazioni tra i gruppi e i leader politici stessi svolgono una funzione selettiva e di filtro, dando particolare importanza ad alcuni aspetti della realtà percepita ed incorniciando eventi e personaggi.


L’espressione comunicazione politica stabilisce un nesso di reciprocità tra il mondo della comunicazione, costituito da televisione, stampa e informazione, e il mondo della politica, fatto di partiti, leader, candidati e parlamento.

Il fenomeno della comunicazione politica è complesso, di natura interdisciplinare e analizzato da differenti prospettive. Esso riguarda sia il processo di selezione dei temi attorno ai quali avviene lo scontro politico sia le tecniche e strategie utilizzate dagli attori. Leader, partiti e governi si muovono e si confrontano nel nuovo spazio mediatizzato, che contribuisce a definire la loro identità e visibilità pubblica. Essi si avvalgono di tecniche di news management, quali ad esempio lo “spin-doctoring”, strategia basata sulla capacità dello spin doctor, membro della squadra di consulenti dei leader di governo, di fornire una versione aggiustata di un evento-notizia; ulteriori tecniche consistono nell’assicurare ai news media un adeguato flusso di materiali informativi o nell’orchestrare eventi e temi sufficientemente di richiamo.
Sussiste un rapporto di interdipendenza tra i mass media e la politica, che induce spesso gli attori di entrambi i sistemi a stipulare negoziati ed effettuare scambi di risorse, qualora riconoscano la superiorità dei benefici ricavabili dal compromesso.

Un momento simbolico forte e di grande fermento politico e mediale è rappresentato dalla contesa elettorale. Le elezioni appaiono come un mercato in cui la domanda dei cittadini-consumatori si incontra con l’offerta dei partiti-imprenditori. La complessità delle campagne elettorali contemporanee e la dispersione degli elettori impongono ai candidati un approccio più sistematico ed una pianificazione delle strategie di comunicazione, ricorrendo alla consulenza di professionisti non politici, media advisers, spin doctors e campaign managers.

La necessità di professionalizzazione è anche all’origine dello sviluppo e della diffusione del marketing politico. Con tale espressione si intende un insieme di tecniche aventi come obiettivo favorire l’adeguamento di un candidato al suo elettorato potenziale, farlo conoscere al maggior numero di elettori e creare la differenza con i concorrenti.

Dunque, il marketing politico è in grado di offrire ai candidati un più efficace raggiungimento dei propri obiettivi. Gli strumenti utilizzati nelle battaglie elettorali post moderne per raggiungere tali fini spaziano dalle tecniche più tradizionali, interattive e unidirezionali, a quelle audiovisive, legate soprattutto al mezzo televisivo, fino al marketing diretto. Spot, manifesti, mailing e telemarketing consentono ai politici una maggiore possibilità di posizionamento strategico.
Oggi è proprio la realtà virtuale del set televisivo e del marketing mix a dare forma e sostanza alla campagna. In particolare, l’immagine costituisce una delle risorse cruciali nel mercato elettorale. Essa è diventata il primo elemento che il piano di marketing deve gestire e comunicare, poiché in grado di provocare nell’elettore una avversione o attrazione immediata.

Attraverso l’immagine, l’attore politico presenta se stesso e la propria offerta, marcando la differenza rispetto agli altri, e mediante una rappresentazione scenica della politica, fatta di trucco sul volto, gesti studiati dalla regia, messinscena di parole adeguate, viene percepita un’immagine del politico che è spesso anche il riflesso dell’idea che occupa mente e desideri dei cittadini.
Quindi, le modalità di esposizione, di elaborazione e di fruizione dell’informazione politica, le tecniche di costruzione dell’immagine di leader e partiti, la manipolazione di simboli di appartenenza politica influiscono sui processi cognitivi, atteggiamentali e comportamentali della decisione politica individuale e collettiva.
I mezzi di comunicazione di massa si configurano come importanti fornitori di frames della realtà politica. Essi sono in grado di selezionare e dare particolare importanza ad alcuni aspetti della realtà percepita, incorniciando eventi e personaggi ed evidenziandone una determinata interpretazione causale, una valutazione morale o una proposta di soluzione ad un problema.
Le dinamiche e le caratteristiche delineate circa la comunicazione politica attuale sono recepite dall’individuo e soprattutto dal bambino, in quanto fortemente esposto al flusso massmediale.
Infatti, gli orientamenti politici si modellano nel corso dei processi formativi dell’infanzia e dell’adolescenza e tale “imprinting politico” condiziona gli atteggiamenti adulti.
Il bambino è portatore di un progetto identitario di costruzione di una pluralità di Sé, tra cui rientra anche quello politico, e nella cui costruzione si innestano in modo determinante ed unico mass media, famiglia, scuola, e i frames che tali agenzie costantemente formulano e propongono. L’aiuto di news media, televisione e mezzi di intrattenimento in genere si rivela fondamentale perché i minori imparino a identificare i leader e a prendere coscienza dei problemi più importanti dell’agenda setting.

Da una ricerca effettuata nel 2009 presso la scuola primaria paritaria “Preziosissimo Sangue” di Bari, si è evinto come gli eventi e i personaggi politici costantemente presenti nel flusso televisivo siano quelli che più facilmente si innestano nella mente dei bambini.
I fruitori intervistati, di età compresa tra i dieci e undici anni, hanno individuato le fonti politiche più significative, la capacità o meno di convincimento dei leader e le modalità espressive da essi adoperate.
In particolare, i campionati hanno dimostrato di essere già ampiamente in grado di riconoscere i fenomeni di spettacolarizzazione e mediatizzazione che caratterizzano la politica attuale, auspicando, per il futuro che li vedrà come partecipanti attivi, una comunicazione politica diretta, faccia a faccia.

Curriculum

Teresa Ranieri è nata a Bari 25 anni fa. Dopo la maturità classica, ha conseguito nell’ottobre 2009, presso l’Università degli Studi di Bari, la Laurea Magistrale in Scienze della Comunicazione Sociale, Istituzionale e Politica, con votazione di 110/110 e lode. Ha discusso una tesi sperimentale in Comunicazione Politica intitolata “Framing e Priming nei bambini: una esperienza di ricerca”. Attualmente è tirocinante presso il Corecom Puglia e si occupa di monitoraggio delle televisioni locali.

Commenti  

 
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