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La crisi economica mondiale? Era prevista già dagli anni ‘70

Le crisi finanziarie sono oggetto di studio già da 150 anni. Il problema, a metà dell’800, fu posto da Charles P. Kindleberger, direttore della rivista “The Economist”. Un luminare, non c’è dubbio.

Ma se il problema è da così lungo tempo oggetto delle preoccupazioni della comunità economica e sociale, è possibile che nessuno sia in grado di prevederle?

Non è facile rispondere, ma un economista statunitense di nome Hyman Philip Minsky, semisconosciuto fino a pochi anni fa, era riuscito ad analizzare e spiegare alcuni meccanismi tipici delle crisi finanziare ed economiche. Il modello che teorizzava prende il nome di “Ipotesi di instabilità finanziaria” e porta alla conclusione che il sistema finanziario sia endogenamente instabile poiché i singoli agenti economici (privati, industrie, banche e governi), in corrispondenza di grandi espansioni, tendono ad adottare comportamenti fortemente speculativi nell’aspettativa di un’infinita crescita economica. Questo atteggiamento è caratterizzato anche da un eccessivo indebitamento e quindi da una situazione finanziaria strettamente correlata all’andamento dei tassi di mercato. Sembra un’analisi scritta oggi, ma in realtà è stata enunciata negli anni ’70. Governi ed economisti del nuovo millennio dovrebbero rifletterci su…

Secondo la teoria di Minsky, ogni qualvolta si avvera un evento di “scostamento” (una nuova tecnologia, nuove infrastrutture, tassi particolarmente bassi per un lungo periodo, ecc.) gli agenti economici, presi dall’euforia delle nuove aspettative, aumentano sia i propri investimenti sia i propri livelli di spesa, in gran parte finanziandosi facendo ricorso al credito.

Quest’euforia contagia anche il sistema bancario, che nella speranza di lauti guadagni, ben volentieri asseconda la sete di debito. La spirale può sembrare positiva, e fino a certi livelli di indebitamento lo è: l’economia ne trae forti benefici, si creano nuovi posti di lavoro, le aziende aumentano i fatturati e le banche con il loro credito creano le precondizioni per una crescita apparentemente infinita.

Alcuni operatori economici, presi dal miraggio di enormi guadagni, nel frattempo si sovraindebitano e successivamente iniziano e reindebitarsi per pagare i vecchi debiti, fin quando non riescono più a sostenere la situazione e vanno in default. A seguito dei primi fallimenti le banche iniziano a rivedere le proprie politiche del credito e, spesso in concomitanza con un rialzo dei tassi, fungono da agente destabilizzante (con il cosiddetto “credit crunch”) portando panico fra gli attori economici e facendo scoppiare la bolla speculativa. Tanto più vorticoso è il “boom” economico, tanto più devastante diventa il crollo successivo. Va da sé che un sistema economico laddove pochi agenti economici (o troppi agenti economici) possono avere una così grande influenza, è un sistema endogenamente instabile.

Le teorie di Minsky trovano facile riscontro nell’attuale crisi subprime. I bassi tassi di interesse mantenuti per lungo tempo, decisione di politica monetaria figlia della crisi della new economy (altro evento destabilizzante), hanno portato le aziende a investire fortemente nell’aspettativa di crescita e internazionalizzazione dei business, e i privati a investire in massa nel “mattone”. Le banche d’affari, quindi, hanno accelerato l’utilizzo di prodotti derivati in modo da moltiplicare con una leva molto elevata le possibilità di guadagno attraverso la speculazione. Questa fase è contraddistinta da comportamenti euforici che hanno portato la Banca Centrale Americana a variare la propria politica monetaria iniziando un costante rialzo dei tassi di interesse. L’importante variazione delle condizioni di mercato ha cambiato le prospettive di coloro (tanti) che si erano indebitati sfruttando i bassi tassi variabili e diversi operatori non hanno retto l’aumento delle rate e sono andati in default. Risultato: l’economia è caduta in una crisi che oggi possiamo definire come la più grande dal 1929 a oggi.

Va detto che se il boom e le crisi finanziarie sono fenomeni connessi al normale funzionamento del capitalismo, gli effetti economici non sono inevitabili. Per Minsky è importante il ruolo della banca centrale, che è sia prestatore di ultima istanza, con il compito di evitare l’instabilità finanziaria, sia il controllore dell’economia, il cui compito è di aiutarla a dirigersi verso un sentiero di crescita di piena occupazione e di prezzi stabili. Così come è fondamentale il ruolo dello Stato, che influenza l’economia attraverso le imprese. Il disavanzo pubblico va aggiunto alla domanda privata nel sostegno dei profitti delle imprese e infatti quando cade l’investimento privato, la crescita della spesa pubblica può controbilanciare la discesa dei prezzi e la depressione economica.

Rimane tuttavia un aspetto sociologico oltre che economico: quello del sovraindebitamento. Esso ha scaturito e amplificato gli effetti della crisi subprime e un sistema economico basato sull’indebitamento non potrà che riportarci al punto di partenza. Al di là degli interventi che i cittadini e le imprese possono cercare in entità sovranazionali e non, va specificato che una cultura molto radicata rispetto all’uso dell’indebitamento per salire nella scala sociale (ed esprimerlo mediante il consumo) non è sostenibile. Questo atteggiamento culturale è e sarà alla base delle cicliche crisi che continueranno ad attanagliare ogni velleità di crescita stabile e costante.

Il debito non va però demonizzato: senza di esso avremmo economie stagnanti. Ma gli agenti economici devono farne un uso congruo allo sviluppo della creatività imprenditoriale, mentre andrebbe evitato l’indebitamento finalizzato a spese inutili e speculazioni.

A oggi l’intervento dei governi e delle banche centrali, seppur tardivo, ha evitato il collasso del sistema. L’auspicio è che questo non trasformi la crisi finanziaria di banche, famiglie e imprese in crisi finanziaria per gli Stati.

Curriculum

Barese, 29 anni, Antonio Martellotta ha conseguito nel 2009 la laurea in Economia Aziendale all’università Aldo Moro di Bari con la tesi “La crisi fi nanziaria: un modello previsionale e soluzioni applicabili”. Dal 2000 è impiegato del Monte dei Paschi di Siena e ha maturato esperienze in varie fi liali del Mezzogiorno: Forio d’Ischia (Napoli), Bari, Andria e Trani. Negli anni ha coniugato lo studio con ruoli di responsabilità all’interno della rete bancaria.

Commenti  

 
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0 #1 Olympia 2012-02-03 21:18
Global Debt Crisis

The greatest private fraud of human history.
Who are the great fraudsters who are becoming the murderers of the human kind? How does the economy "illness" threaten Democracy and the freedom of people?

http://eamb-ydrohoos.blogspot.com/2012/01/global-debt-crisis.html
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By knowing what happened in indebted Greece, where loan sharks created “bubbles” and the current inhuman debt, one can understand the inhuman plan in total ...understand where this plan started just to bring all states at the same end ...understand how this type of plans are established...

Authored by PANAGIOTIS TRAIANOU
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