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Evasione fiscale il cancro italiano

Il gravissimo danno allo Stato si aggira intorno ai 120 miliardi di euro.

 

C’è una zavorra che frena la crescita dell’Italia: l’evasione fiscale. La voragine di gettito provocata da chi si affida ai più disparati espedienti per sfuggire al dovere contributivo ammonta a circa 120 miliardi di euro l’anno, l’equivalente di almeno quattro manovre correttive. Peggio di noi sta solo la Grecia, nella classifica europea dell’evasione sul gettito Iva: nel 2009 abbiamo sfiorato il 29% (28,8%, secondo le elaborazioni del Centro Studi di Confindustria), a fronte del 30,2% fatto segnare dai nostri vicini ellenici. Terzo è il Regno Unito (17,3%), mentre decisamente meglio va in Germania (10,3%), Francia (7%) e Danimarca (4,5%). Non conforta nemmeno il dato relativo al gettito totale evaso, pari al 2,3% del PIL. Anche in questo caso ci precede solo la Grecia (3,1% del PIL), mentre la media UE (a 25) si attesta sullo 0,9%...

Inutile dire che anche la pressione fiscale è molto elevata. Secondo l’Istat, nel 2010 essa è risultata pari al 42,6% del PIL (secondo le stime governative contenute nel nuovo DEF, rimarrà pressoché invariata almeno fino al 2014), in calo di mezzo punto rispetto al 2009, ma sempre tra le più alte d’Europa: siamo infatti quinti con la Francia, alle spalle di Danimarca (49%), Svezia (47,8%), Belgio (45,3%) e Austria (43,8%) e tre punti percentuali sopra la media continentale. Pressione che pesa in realtà per il 51,4% sui contribuenti che assolvono diligentemente ai propri obblighi. E che rischia di trasformarsi in oppressione nel caso delle imprese, secondo alcune recenti stime costrette a lasciare allo Stato addirittura il 58% delle proprie entrate, contro una media europea prossima al 40%. Una situazione che, unitamente alle lungaggini della giustizia e alla mastodontica burocrazia, rappresenta un forte deterrente per gli investimenti nel nostro Paese.

Pesante è poi, come risaputo, il fardello del debito pubblico, che si colloca al 120% del PIL e che si stima ne assorbirà nel 2011 quasi il 5% in spese per interessi.

Andrea Buono

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