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Tra emergenza occupazionale e ripresa del mondo industriale

Bari – Il quadro tra luci e ombre dei maggiori stabilimenti della zona industriale.

 

Anno nuovo e crisi nuova alla zona industriale di Bari. Un enorme segno meno oscura il cielo al di sopra degli stabilimenti del capoluogo e getta un’ombra pesante sul futuro economico dell’insediamento. Sono episodici i casi in cui è possibile intravedere uno spiraglio tra le nubi. Alla Getrag, per esempio, grazie all’intesa di luglio la cassa integrazione è ormai un ricordo del passato.

A dicembre è stato siglato un ulteriore accordo di secondo livello che prevede incrementi salariali legati ai risultati. Si tratta mediamente di un surplus di 300 euro in busta paga. I pochi precari rimasti saranno assunti in tempi brevi e lo stabilimento è addirittura alla ricerca di altri 87 addetti. Magneti Marelli: dopo l’accordo di programma siglato con la regione Puglia (35 milioni), il 19 novembre scorso è stato messo nero su bianco un ulteriore investimento di 8 milioni nel settore meccatronico, in seguito al raddoppio delle commesse PSA Peugeot e Citroen. Altri 5 milioni sono diretti al cliente Wolksvagen. Sono state stabilizzate 35 unità a tempo determinato e si prevede l’ingresso in fabbrica di altri 40 addetti.

In base all’ultimo accordo, a partire da febbraio prossimo in Bosch partiranno i contratti di solidarietà. Nessuno sarà licenziato e la cassa integrazione è stata evitata. Ma l’orario di lavoro potrà essere ridotto fino al 30% e i salari in misura massima del 20%. Almeno per i prossimi 2 anni, però, il settore freni è in garanzia: l’azienda ha confermato la sua fiducia al sito di Bari, che diventerà fornitore di Akebono invece di entrare in joint venture con il gruppo giapponese. Anche in BFM i lavoratori possono tirare un sospiro di sollievo. A dicembre il gruppo Lucchini, proprietario dello stabilimento, ha scongiurato l’ipotesi del trasferimento in Francia. Il sito non sarà messo in vendita e continuerà a produrre il cuore al manganese, unico in Europa. Restano aperte le procedure per la cassa integrazione.

Fumata nera alla Graziano Trasmissioni. L’azienda ha annunciato il ritiro dall’accordo di programma di ottobre scorso. Il gruppo ha rinunciato ai finanziamenti pubblici perché crede di non essere in grado di garantire né l’investimento previsto di 7 milioni, né i livelli occupazionali per i prossimi 5 anni. I 480 lavoratori del sito sono in contratto di solidarietà per un anno. I sindacati hanno chiesto un incontro a livello nazionale per avere certezze sulle strategie future. I lavoratori di Agile Eutelia, il gruppo di information technology al centro di un clamoroso crac finanziario, avevano festeggiato il natale con la conferma della sentenza di primo grado che aveva stabilito l’illegittimità della cessione del ramo d’azienda Agile da Eutelia al gruppo Omega.

Ma dal governo fino a oggi non è arrivato nessun segnale positivo. Le commesse scarseggiano e continueranno a farlo fino a quando Palazzo Chigi non farà chiarezza sul futuro della banda larga in Italia. Nel frattempo tutti i lavoratori, compresi quelli del sito di Bari, sono in cassa integrazione. Stessa situazione in Isotta Fraschini, lo stabilimento che a Bari produce motori marini e industriali. Dopo lo sciopero nazionale Fincantieri di ottobre scorso, i siti di Gorizia e Venezia hanno deciso di non versare più la quota associativa in Confindustria, sulle orme di quanto minacciato da Marchionne e il gruppo Fiat. Su Bari l’azienda continua a non investire: il sito vive di commesse governative ma da parte delle istituzioni, nessuna iniziativa. Intanto si è aperto un nuovo fronte: quello delle concessionarie auto.

È in atto un vero e proprio terremoto, dovuto al crollo del mercato. A rischio tutte le aziende con meno di 50 addetti inquadrati nel contratto “commercio”. Per questo tipo di dipendenti non si possono applicare gli ammortizzatori sociali, come la mobilità. Si ricorre quindi alla cassa integrazione in deroga, che però è utilizzabile fino al 31 marzo. Attualmente è la Regione a coprire i finanziamenti, in attesa che Roma destini le risorse necessarie. Le concessionarie EmmeEmme di Bari, Andria e Trani sono in sciopero a oltranza da dicembre scorso per il mancato pagamento di tre mensilità. Il sindacato sostiene che la proprietà abbia già intascato i finanziamenti per gli ammortizzatori sociali e non li abbia distribuiti. La filiale di Altamura, intanto, ha chiuso i battenti. Alla Opel Carenza di Bari 64 dipendenti entreranno nel contratto di solidarietà a partire da aprile. In difficoltà anche la Toyota, la Audi e la Autonetti di Putignano.

Dario Bissanti

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