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Le speranze di Taranto ancorate al porto. 218 milioni del Cipe per la piastra logistica

Sviluppo – L’ottimismo di Giovanni Puglisi presidente della sezione marittimi portuali di Confindustria.

 

Si è spenta la speranza di un siderurgico che continui a tenere a galla l’economia, asfittica da decenni, di Taranto. Una volta tramontata l’Ilva per la crisi mondiale dell’acciaio ed il risveglio ambientalista locale, il capoluogo ionico punta senza esitazione verso il porto. Ma si tratta di un gigante che stenta a muoversi. La svolta potrebbe arrivare dalla logistica, una carta importantissima che Taranto dovrà cercare di mettere in gioco – almeno stavolta – con celerità e superando le barriere che finora hanno di fatto paralizzato il principale fattore della possibile ripresa ionica.

L’ultimo tassello di questo intricato puzzle di infrastrutture, senza le quali la logistica è una aspirazione e non un concreto punto di partenza, è arrivato alla fine del 2010 con l’ok del Cipe al maxi investimento per la piastra logistica del porto di Taranto.

Sono 218 milioni di euro che, in una città dove il crack del Comune ha lasciato ferite profondissime, appaiono quasi come la manna dal cielo. Nella battaglia senza prigionieri per queste risorse destinate alla portualità, in cui il maggior concorrente che era il porto di Trieste è stato sconfitto, ha vinto il Mezzogiorno: ora bisognerà mantenere il passo, utilizzare le risorse, aprire i cantieri e soprattutto completare le opere senza indugi.

Il muro a sostegno del porto di Taranto costruito dai parlamentari ionici e dal presidente della Regione Nichi Vendola, insieme all’assessore regionale Guglielmo Minervini, ha dato i suoi frutti. Gli scenari locali, però, restano ora tutti da disegnare anche se – fra tante incompiute e beghe che si trascinano da decenni – la città ionica ha già mostrato di saper fare squadra quando ha realizzato, in tempi record, gli spazi per il molo porta container in cui approdò il colosso taiwanese Evergreen.

In questo decennio si è delineata con chiarezza la vocazione di Taranto alla movimentazione merci e quella della vicina Bari alla crocieristica, mentre Brindisi si è specializzata nelle merci non containerizzate e nei traffici ro-ro con la costa Balcanica e Mediorientale. Ma ora che gli oltre 200 milioni di euro ci sono, cosa potrebbe bloccare il decollo tanto atteso del porto tarantino?

Lo abbiamo chiesto a Giovanni Puglisi, che con la sua esperienza di capitano di lungo corso nonché di rappresentante di Confindustria Taranto, ha delineato una prospettiva positiva: “Per forza, non credo che Taranto abbia altre alternative se non far crescere il porto”. Puglisi, che è stato riconfermato nella carica di presidente della sezione marittimi portuali e trasporti di Confindustria ionica, è espressione del Gruppo Ormeggiatori Portuali. Chiarissima la sua opinione sull’enorme investimento: i finanziamenti sono un punto di partenza, e per arrivare al traguardo Taranto dovrà dimostrare di saper fare squadra.

La piattaforma logistica è considerata un vero e proprio motore per lo sviluppo. Quanto tempo sarà necessario per completare le opere?

“È una infrastruttura di primaria importanza e va inquadrata in azioni strategiche con più interventi. Ferrovia, trasporto su gomma e aerei sono prospettive già concrete, e con cantieri già aperti o addirittura terminati”.

Eppure il mancato completamento del raddoppio della linea ferroviaria Bari – Taranto è una delle grandi incompiute. Come si fa ad essere ottimisti?

“Adesso nel piano straordinario per il Sud pare che sembra che questo intervento sia inserito tra le priorità. Ma già ora sul terminal TCT i containers viaggiano direttamente sul treno con binari che arrivano fino in testata, di fianco alle navi. Anche per il trasporto su gomma si sono fatti passi in avanti, con lavori realizzati per l’apertura del varco nord che permettono il collegamento diretto con le principali arterie stradali. Senza trascurare che sulla bretella di collegamento fra la SS 106 e la SS100 all’altezza di Palagiano i lavori procedono velocemente. A giugno 2010 il ministero dei Trasporti, la Regione Puglia, le Ferrovie, l’Autorità Portuale e la società Distripark di Taranto hanno sottoscritto un protocollo d’intesa per l’attrezzaggio ferroviario e il collegamento con la rete ferroviaria nazionale (PON 2007-2013) finanziato con 35 milioni di euro. E dobbiamo anche puntare all’utilizzo del trasporto aereo, facendo riferimento alla possibilità reale di utilizzare lo scalo di Grottaglie. È ben collegato al porto tarantino e dispone di una pista molto lunga e larga, già utilizzata dalla Alenia Composite di Grottaglie per le componenti del boeing”.

Marcegaglia e Gavio sono fra i gruppi imprenditoriali di peso che, nell’ultimo decennio, si sono interessati al porto ionico proprio per la logistica salvo poi tirarsi indietro. E ora cosa si prospetta?

“Il gruppo Gavio dalle informazioni in mio possesso continua ad essere interessato. Mentre per Marcegaglia, quando mostrò interesse allo yard della ex Belleli poi, ovviamente, si tirò indietro perché veniva richiesto all’imprenditore di farsi carico del costo di bonifica della zona. Questo ostacolo, oggi, è superato perché si punta alla bonifica integrale di questa area strategica con fondi della Regione Puglia che si farà carico di un costo di oltre 10 milioni, disponibili da una delibera Cipe del 2006. Ci sono poi altri 35 milioni che l’Autorità Portuale ha messo a bilancio nel 2009 per la progettazione definitiva ed esecutiva della cassa di colmata anche con finalità di messa in sicurezza e bonifica, in cui depositare i dragaggi del molo polisettoriale, per i quali ci sono altri 12 milioni resi disponibili dall’Autorità Portuale e dal ministero dell’Ambiente”.

Cosa trainerà il porto tarantino?

“Ci sarà un fermento che non si ricordava da 35 anni, quando venne costruito il polisettoriale. Ma con i lavori al V sporgente, dopo la bonifica e la realizzazione della strada dei moli, lo spazio per i container raddoppierà e attirerà molti altri operatori”.

ANTONELLA MILLARTE

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