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La crisi infinita nel Foggiano picchia più duro

Avanti con la Cassa integrazione in deroga.

L’ultima conquista sociale si chiama Cassa integrazione in deroga. Quasi un anno fa, agli inizi del 2010, i sindacati la invocavano come strumento estremo per salvare – temporaneamente – i posti di lavoro a rischio nell’attesa che il quadro si mettesse al meglio. Si era parlato di “6-7 mesi”. E invece siamo ancora qui a chiederci quando passerà la buriana. E intanto quelle famiglie che hanno “usufruito” della cig in deroga a zero ore sono ancora ferme al palo. “Siamo tutti un po’ più poveri” tuona la Cgil di Foggia a leggere gli ultimi dati sulla situazione occupazionale in Capitanata.

lo scenario precipita: nel 2010 che se ne sta andando, la crisi ha colpito le piccole e medie realtà industriali del Foggiano più di quanto non abbia fatto nel 2009 he veniva considerato come l’annus horribilis della congiuntura economica mondiale. Fra cassa integrazione straordinaria e in deroga quest’anno c’è stata un’altra esplosione delle ore di lavoro perdute: pari al 294% in più rispetto al 2009. La sola cassa integrazione in deroga assorbe il 400% degli ammortizzatori sociali e dà forse l’esatta dimensione del fenomeno disoccupazione in Capitanata.

Del lavoro cioè che non alberga più nemmeno presso chi formalmente ce l’ha: sono in crisi tutti i più moderni distretti produttivi, dall’area industriale di borgo Incoronata, ai patti territoriali (ben sei finanziati in Capitanata, ma resiste solo quello di Ascoli-Candela), passando per il contratto d’area di Manfredonia (ne riferiamo a parte), per finire ai distretti produttivi del commercio e dell’artigianato di qualità di San Severo e quello dell’agroalimentare di Cerignola. Un quadro allarmante, i sindaci sono preoccupati ma non sanno obiettivamente da dove cominciare. “La speranza è che passi la buriana al più presto – dice Gianni Mongelli, primo cittadino di Foggia – e che tutti noi si possa cominciare a programmare non più tra un emergenza e l’altra. Ma di tempo ne dovrà passare ancora fino a quando questo accadrà”.

Per il momento regge solo la cassa integrazione in deroga. Se il governo non l’avesse rifinanziata (come fino a qualche mese fa temevano i sindacati) sarebbero stati almeno 2mila i posti di lavoro perduti in Capitanata. Un’ecatombe. Oggi però la cig in deroga è solo la foglia di fi co a nascondere i problemi di un’economia che non decolla e di imprese in forte sofferenza. “Siamo tutti consapevoli che non si esce dalla crisi con i piagnistei – dice Emilio Di Conza, segretario generale della Cisl – ma dobbiamo pure ammettere che le poche occasioni di programmazione che abbiamo avuto in questi mesi sono andate a farsi benedire.

Prendete i progetti di Area Vasta: alla fine si sono rivelati un boomerang per le politiche di programmazione regionali, altro che lavoro d‘insieme i soldi sono stati finanziati per accontentare questo o quel campanile”. I dati sulla cig in deroga resi noti dall’osservatorio della Cgil foggiana mettono sotto il naso una dura realtà. “Questi dati – dice Franco Persiano, segretario provinciale della Camera del Lavoro di Foggia – dimostrano come la crisi sia ben lontana dall’essere superata e che anzi s’allarga a tutti i settori. Emblematici i dati relativi alla cassa integrazione in deroga, che vale per quei lavoratori sospesi da aziende che hanno terminato il diritto a ricorrere ad altre forme di ammortizzatori o per quei dipendenti che prima non avevano diritto al paracadute sociale”. Tra i segmenti in sofferenza balza all’attenzione anche il commercio che passa in Capitanata dalle 23mila ore di cassa integrazione dello scorso anno alle 156mila del 2010.

Colpiti anche trasporti e comunicazione (+44mila ore), carta e poligrafici (+32mila). La perdita di reddito complessiva al netto di queste percentuali ammonta a 3,5 milioni di euro in meno nelle tasche dei lavoratori coinvolti. A leggere l’elenco delle imprese in soff erenza reso noto dal sindacato, s’intuisce come la crisi che percorre tutto il paese abbia trovato terreno fertile in quelle aziende del nostro territorio in un certo senso predestinate, perchè insediate in un humus già precario.

Parliamo di Bellaria Mobili ad Ascoli Satriano (crisi aziendale), Icoma (produzioni meccaniche, in amministrazione straordinaria), Imar (carpenterie meccaniche, crisi aziendale), Somacis Group (circuiti stampati, crisi aziendale), queste ultime tutte nel contratto d’area di Manfredonia. Soffre anche la Gimpac di San Giovanni Rotondo (prefabbricati in cemento), la Imeltel di Poggio Imperiale (cablaggi elettrici), l’Ala Fantini di Lucera (laterizi), Puliservice di San Giovanni Rotondo, (servizi per aziende) a certificare una diffusione di instabilità che ormai non salva più nessuno.

Massimo Levantaci

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