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A rilento la ripresa degli artigiani. Il Sud un po’ meglio della media

Unioncamere – Nel terzo trimestre 2010 saldo di poco positivo tra iscrizioni e cessazioni.

Lieve ripresa tra le imprese artigiane che, pur incrementando il loro numero rispetto allo scorso anno, nel terzo trimestre del 2010 mettono a segno una crescita a scartamento ridotto (3.547 imprese, lo 0,25% in più rispetto a giugno), pari soltanto alla metà della crescita media generale delle imprese nel periodo (+0,5%).

I principali dati relativi alla nati-mortalità delle imprese artigiane nel terzo trimestre dell’anno sono stati diffusi da Unioncamere sulla base di Movimprese, la rilevazione condotta da InfoCamere a partire dai dati del Registro delle Imprese delle Camere di Commercio.

Il saldo tra iscrizioni e cessazioni dunque è positivo ma in realtà nasconde un motivazione precisa. A determinare infatti questo segno positivo non è la ritrovata vitalità del comparto (che con 23.302 nuove imprese fa registrare il numero di iscrizioni più basso degli ultimi dieci anni), quanto una sorta di resistenza maggiore degli artigiani ad “alzare bandiera bianca” e abbandonare il campo. Si noti che le chiusure tra luglio e settembre sono state infatti 19.755, duemila in meno rispetto al corrispondente trimestre del 2009.

Oltre due terzi della crescita (il 71,2% del saldo) sono dovuti alle costruzioni, dove si registrano 2.544 imprese artigiane in più rispetto alla fine di giugno. In termini relativi, a crescere di più sono state invece le attività del settore turistico (ristorazione e alloggio), aumentate nel trimestre dell’1,34%. In campo più negativo restano i settori del trasporto e magazzinaggio (-404 imprese pari allo 0,39%) e quello dell’industria manifatturiera (-354 unità pari allo 0,10%).

Al centro (+0,32%) e al Mezzogiorno (+0,29%) si registrano incrementi superiori alla media, con Lazio e Campania (rispettivamente 766 e 492 imprese in più nel trimestre, cioè lo 0,75% e 0,65% tasso di crescita del III 2010) a fare da precursore. Unici segni negativi quelli del Trentino Alto-Adige, peraltro interamente dovuto alla Provincia di Trento (-0,03%) della Calabria (-0,13%) e della Sardegna (-0,05%) .

“L’uscita dalla crisi si conferma un percorso difficile soprattutto per le imprese più piccole, meno aperte ai mercati esteri e più isolate dalle reti e dalle filiere produttive del Made in Italy che, invece, anche in questo frangente stanno dando buona prova”. Così il commento del Presidente di Unioncamere, Dardanello, ai dati. “I segnali incoraggianti che vengono dai settori artigiani più rivolti all’innovazione, come i servizi alle imprese o quelli professionali e tecnico-scientifici – ha aggiunto – ci dicono che le opportunità di crescita per l’artigianato esistono e sono consistenti. Allo stesso tempo, il continuo restringimento degli spazi per la piccola impresa manifatturiera, spesso a conduzione famigliare come quella artigiana, rischia di disarticolare il tessuto produttivo di tanti territori che su queste imprese hanno costruito il benessere di milioni di famiglie.

È dunque importante che nelle politiche di rilancio della crescita che il governo sta mettendo in agenda, possano trovare spazio iniziative rivolte a facilitare il coinvolgimento di queste imprese nei circuiti più virtuosi, a partire dal disegno di un fisco più a misura di piccola impresa e di un credito più attento al territorio e meno prigioniero di mere logiche contabili”.

Santa Colella

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