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Impresa, lavoro, famiglia. Così la Cina ci conquista

Solo 3.408 residenti in Puglia, ma molte le aziende avviate.

E' un’invasione silenziosa che si manifesta allo spuntare di una nuova insegna ornata da ideogrammi. Puglia e Basilicata, al pari del resto d’Italia e del resto d’Europa, sono diventate terre di conquista della dinamica imprenditoria cinese, seppur con forti differenze fra territori. La popolazione residente è in aumento, così come il numero delle imprese avviate. I bilanci demografici rendono chiaramente l’entità del fenomeno. Se al 1° gennaio 2008 la popolazione straniera residente in Puglia si è attestata a 63.868 persone, un anno dopo sono diventate 73.848.

I più numerosi sono sempre gli albanesi, 20.891 (il 28,29%), seguiti dai rumeni (14.978, il 20,28%) e dai marocchini (6.180, l’8,37%). Subito dietro però incalzano i cinesi, 3.408 (il 4,61%). In Basilicata, con 689 residenti, sono quinti dopo rumeni, albanesi, marocchini e ucraini. Il saldo per la Puglia, anche se di poco (+252 unità il 1° gennaio 2009 rispetto al 2008), è positivo. E l’analisi per provincia dimostra come Bari e Lecce, rispettivamente 1.212 e 882 residenti, siano le province che ospitano più cinesi. Quello che più caratterizza tuttavia la presenza di cittadini con gli occhi a mandorla è l’inserimento nel contesto socio-economico, tutto votato a un’imprenditoria autonoma sviluppata in famiglia e nell’ambito della comunità.

In particolare Bari (che nell’ultimo conteggio della Camera di Commercio include anche gli attuali comuni della Bat) e Lecce sono il principale polo di attrazione per l’economia cinese. Su 1.905 attività imprenditoriali di cittadini stranieri in Puglia (dato 2009), 676 hanno sede nella provincia del capoluogo e fra queste, 117 sono attività di cittadini cinesi. A Lecce le imprese individuali di cinesi sono ben 119. Diffidenza e paura sono diffusi un po’ ovunque. Ma c’è anche chi, tanto fra i dettaglianti quanto fra i i grossisti, sta trovando benefici.

Così – come si evince dalla ricognizione nelle province pugliesi e lucane nei box di queste due pagine – se a Taranto ci si lamenta per la contraffazione, l’evasione fiscale e l’invasione di esercizi commerciali nel “salotto buono” della città, nel Foggiano il settore dell’estrazione e lavorazione del marmo benedice “la fortissima domanda cinese in questo momento di crisi”.

Da Lecce si evidenzia come un quarto dei residenti cinesi siano titolari di una ditta individuale. E se Potenza sembra ancora immune dall’invasione del popolo del drago, a Matera il Distretto del mobile imbottito e i sindacati hanno avviato un osservatorio per capire il peso della presenza cinese.

Alessandro Di Pierro

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