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Mezzogiorno, l’Edilizia in ginocchio

ANCE – A Napoli convegno tra le regioni del Sud.

“Siamo in ginocchio”. è un grido di dolore, quello che si è levato dal convegno “Ripartiamo da Sud”, organizzato a Napoli dall’Associazione Nazionale Costruttori Edili lo scorso 16 giugno.

È toccato al Presidente del Comitato ANCE per i problemi del Mezzogiorno, Angelo De Cesare, fare l’elogio funebre del settore costruzioni. “In tre anni – ha spiegato – abbiamo perso il 18% in termini di investimenti e 137 mila posti di lavoro, di cui oltre 50 mila nelle regioni meridionali”. I dati sono ancora più allarmanti se si considera che il settore rappresenta il 42% degli occupati nell’industria del Mezzogiorno, e il 10% del totale dell’occupazione al Sud. Per il Presidente dell’ANCE, Paolo Buzzetti, la pugnalata letale deriva innanzitutto dal blocco degli investimenti. “I Fondi per le Aree Sottosviluppate (FAS) – ha detto – vengono impiegati per tutto tranne che per il Sud. Ci sono davvero – si è chiesto – questi 35 miliardi di euro per la programmazione 2007-2013? Dove sono? Quando arriveranno?”.

La vicenda dei fondi FAS è squisitamente politica, secondo Buzzetti. Si tratta di programmi per 35,6 miliardi di euro, di cui 11 riservati al Sud. Il problema è che a Roma i progetti vengono costantemente riprogrammati, e i fondi si spostano da una regione all’altra, a scapito del Mezzogiorno. “Se si tratta – ha detto il Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola – di stralciarli in favore della ricostruzione in Abruzzo o per finanziare ammortizzatori sociali, ci va bene. Ma se si tratta di finanziare i barcaioli del lago di Garda o il pagamento delle multe per le quote latte – ha concluso tra gli applausi –, allora diciamo no”.

Il problema è: chi deve dire di no? Dalla tavola rotonda è emersa un’indicazione molto chiara. Il Sud deve scardinare gli steccati politici che dividono le Regioni e programmare una politica economica comune per fare blocco e presentarsi come interlocutore unico nei confronti del Governo. Questa la direzione illustrata dal Presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, apparso in grande sintonia con il suo omologo pugliese. Prendendo la parola a sorpresa al termine dell’intervento di Vendola, Caldoro ha invitato il suo collega a prendere degli impegni precisi. “I fondi strutturali – ha detto – devono slegarsi dalla logica dei piccoli progetti. Ragioniamo insieme per uscire dalle gelosie e dal centralismo regionale”. L’idea, salutata con entusiasmo dagli stessi costruttori, è quella di progettare grandi infrastrutture interregionali per fare ripartire gli investimenti e chiedere una deroga al Patto di Stabilità.

Sulla stessa linea d’onda il Coordinatore del Consiglio delle Regioni ANCE, Salvatore Matarrese. “Dobbiamo lavorare insieme alle Regioni – ha spiegato nel suo intervento – prescindendo dal colore politico. Serve un’azione congiunta per impiegare in tempi brevi i fondi FAS. Per fare questo – ha ribadito – occorre velocizzare al massimo le procedure di spesa per le infrastrutture, accelerando i trasferimenti dalle regioni ai Comuni, soprattutto per quando riguarda le piccole opere immediatamente cantierabili”. Ma sono state tante le proposte avanzate, pronte per essere girate al Ministro per gli Affari Regionali Raffaele Fitto, ora titolare anche del Dipartimento per la gestione dei fondi FAS. L’Onorevole salentino era assente, ma la sua presenza aleggiava in sala. A lui si è rivolto l’appello finale del Presidente Buzzetti. “Occorre che il Ministro ci dia delle risposte sui programmi di sviluppo del Mezzogiorno – ha detto – programmi che pur avendo superato tutti i passaggi burocratici necessari all’assegnazione delle risorse, aspettano da più di un anno l’approvazione del Governo”. È importante ripartire con le grandi infrastrutture. “I soldi ci sono – ha spiegato Buzzetti –, ma bisogna capire dove e come vengono spesi. Bisogna impedire gli sprechi attraverso un controllo generale delle spese che – ha sottolineato – al momento non esiste. Nessuno risponde della spesa pubblica, siamo allo sbando”. Altra proposta interessante è quella del credito di imposta, non solo per le aziende che creano nuovi posti di lavoro. “In una fase di crisi così opprimente – ha detto il Presidente – bisogna premiare anche quelle imprese che mantengono stabile il livello occupazionale”.

E a proposito di lavoro, Buzzetti ha preteso l’abbassamento dei costi, i più alti del settore industria. “I lavoratori dell’edilizia – ha spiegato – non possono avvalersi della cassa integrazione. Nel migliore dei casi un edile prende 1660 euro, con l’impresa che ne paga oltre 4000 in tassazione. Vogliamo che una parte di questi soldi ritorni nelle tasche dei lavoratori, oppure venga utilizzata per fare formazione quando si perdono i posti”. Infine, la questione scottante dei ritardati pagamenti. E parliamo di lavori pubblici eseguiti. “È un fenomeno – ha spiegato – che intacca gravemente la liquidità delle imprese di costruzioni, già provate da una forte contrazione del credito bancario. Mi auguro che venga accettata la proposta del Presidente della Cassa Depositi e Prestiti, Franco Bassanini: l’istituto si renderebbe disponibile a pagare le imprese per conto della Pubblica Amministrazione”.

E chi conosce la Pubblica Amministrazione meglio dei costruttori? “Noi – ha concluso Buzzetti – abbiamo a che fare con le PA tutti i giorni: è il nostro lavoro, è il nostro territorio. Non siamo come le altre imprese, che possono operare all’estero, delocalizzare. Siamo legati all’Italia indissolubilmente, non possiamo farne a meno. Quando peggiore il paese, peggioriamo anche noi”.

Dario Bissanti

Ulteriori approfondimenti su "La Gazzetta dell'Economia" num. 25 del 26 giugno 2010, pagg. 2-3-5

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