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Sarà una “ripresa lenta” ma ora cresce la fiducia

Banca d’Italia – Presentato il rapporto sull’Economia della Puglia.

Sarà una ripresa lenta, ma per lo meno ora cresce la fiducia. La relazione di Banca d’Italia sull’Economia in Puglia si articola tra luci ed ombre. Luci di una regione che (a sorpresa per qualcuno) mostra virtuosismi sul fronte della spesa e della programmazioni, ombre di una crisi che ha messo più in crisi le regioni di un Sud storicamente svantaggiato. La relazione, articolata attraverso numerosi interventi, ha offerto molti spunti di riflessione e dibattito suscitando, tra gli altri gli interventi del presidente della Regione, Vendola, e del sindaco di Bari, Emiliano.

L’origine della crisi

Nel corso del 2009, l’economia del nostro Paese è stata caratterizzata da un calo del prodotto interno lordo pari al 5,1%. Sulla base delle stime di Svimez e di Prometeia, il PIL regionale si sarebbe contratto di un ordine di grandezza simile, tra il 5-6% in termini reali, e la flessione potrebbe essere stata lievemente superiore a quella del Mezzogiorno. Gli effetti della crisi economicofinanziaria hanno interessato tutti i settori produttivi, provocando una sensibile caduta del valore della produzione ed estendendosi al mercato del lavoro. Il forte calo della domanda estera, iniziato nell’ultimo trimestre del 2008, si è rapidamente propagato dalle imprese esportatrici all’intero comparto industriale. Le vendite all’estero, che sono state il canale di trasmissione di questa crisi internazionale, potrebbero rivestire un ruolo chiave anche nel determinare i tempi di uscita dalla crisi stessa.

Le attività produttive

Secondo l’indagine condotta da Banca d’Italia, il fatturato dell’industria è diminuito del 13% in termini reali durante il 2009, scavando il gap rispetto a quanto successo l’anno prima. La flessione ha interessato quasi due terzi delle imprese in tutti i principali comparti, e appare più pronunciata che nel resto del Mezzogiorno. Per fortuna la situazione è andata migliorando nei mesi estivi, fino a stabilizzarsi all’inizio del 2010.

Gli investimenti industriali, però, si sono ridotti di oltre un terzo (-37%) a causa dell’intenso calo della domanda e del basso grado di utilizzo degli impianti. La ridotta capacità di autofinanziamento delle imprese, inoltre, ha contribuito a rallentare il processo di accumulazione, così i margini di profitto sono diminuiti per circa metà delle aziende. In questo modo, sono calate del 22,9% perfino le esportazioni a prezzi correnti, in linea con la media nazionale. All’inizio di quest’anno si è instaurato nuovamente un clima di fiducia, tuttavia quasi la metà delle imprese ritiene che la ripresa non sarà rapida ed il fatturato dovrebbe tornare ai livelli pre-crisi solo dopo il 2012.

Alessandro Schirone

Ulteriori approfondimenti su "La Gazzetta dell'Economia" num. 24 del 19 giugno 2010, pagg. 2-3

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