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“Made in Italy” la Puglia guida il rilancio

gastronomia

Bari-Chicago – Interessante iniziativa dell’ICE.

Piccolo è bello? Per il mercato nord americano, da oltre 300 milioni di abitanti, assolutamente no. E, allora, mentre i nostri valenti produttori continuano a produrre eccellenze ma non riescono ad aggregarsi per entrare sui mercati internazionali, ecco che l’Istituto per il Commercio Estero scende in campo con forza e su molteplici fronti: il falso “made in Italy” dilaga.

Ha preso il via, proprio dalla Puglia, un’iniziativa di ampio respiro organizzata dal “Nucleo Logistica” dell’ICE di Roma insieme all’ICE Chicago e all’ICE di Bari con uno scopo ben preciso: affrontare e risolvere i problemi commerciali legati appunto alla logistica. Sede operativa è stato il Tacco d’Italia dove, la scorsa settimana, alle aziende pugliesi se ne sono aggiunte altre provenienti da Sicilia, Toscana e Friuli. In totale quattro regioni italiane, 29 aziende in un unico paniere del gusto, 5 buyers americani di altissimo target con un portafoglio potenziale di acquisti che vale milioni di dollari. Al loro fianco esperti di marketing e logistica americani e italiani che, per 5 giorni, hanno dialogato con i nostri produttori: perché è necessario mettere da parte l’individualismo, che risultati si possono raggiungere, come fare.

Se l’ostacolo della frammentazione dell’offerta verrà superato il traguardo sarà di enorme valore: in prospettiva c’è la concreta possibilità di accompagnare piccole e medie imprese del settore agroalimentare in un percorso che porti direttamente nel cuore della grande distribuzione e delle catene gourmet americane. “Mettendo insieme in un unico luogo bontà, tradizioni e innovazioni del prodotto tipico regionale italiano stiamo proponendo un nuovo modo di fare export, e quindi aiutando le imprese a risolvere le problematiche che attualmente limitano o precludono mercati dalle potenzialità straordinarie, il cui accesso è condizionato da una perfetta organizzazione soprattutto logistica”, sottolinea Giuseppe Lamacchia, direttore ICE Puglia.

In questo modo potrebbero trovare spazio negli USA non solo i grandi colossi, che hanno fatto da apri pista per le eccellenze italiane, ma anche – per esempio – i produttori artigiani di pasta artigiana sia secca che fresca. Da soli, soprattutto per i prodotti freschi che richiedono un trasporto refrigerato, non c’è alcuna possibilità di ingresso e crescita nei mercati esteri dove, invece, si può accedere se si lavora in rete con altre pmi. Gianni Fiaccadori, responsabile delNucleo Logistica” dell’Area Beni Strumentali dell’ICE Roma, ha evidenziato che per raggiungere gli obiettivi del progetto si sta cercando di avvicinare le pmi del sistema agroalimentare italiano ai colossi della gdo mondiale interessati all’autentico “made in Italy”. “Dovremo dimostrare di essere in grado di arrivare sugli scaffali e al consumatore americano portando alti livelli di qualità, giusti volumi unitamente a tempistica delle forniture”, ha detto Patrick Capriati, senior marketing promozioni officer dell’ICE di Chicago.

“Il progetto è scaturivo dai risultati di una indagine di mercato registrata da ICE negli Usa che – ha proseguito Capriati – ha dimostrato l’interesse dei consumatori americani al vero Made in Italy, per il quale sono disposti a spendere anche il 20% in più. La contraffazione alimentare viene vista come una opportunità di business tanto che la gdo americana è disposta a investire in ciò, curando tutti i passaggi della filiera, ovviamente con partner qualificati che garantiscono l’intera gamma”.

Da notare che, secondo le statistiche, l’80% degli americani cucina italiano. Ma con quali prodotti? Nei vari incontri fra imprenditori e buyers americani, non sono mancati quelli con i vertici politici e il falso “made in Italy” è risultato fra le priorità da affrontare. “La pirateria alimentare è un problema molto sentito. La Puglia sta spingendo sia per maggiori controlli ma anche sulla tracciabilità e la certificazione della filiera”, ha aggiunto Dario Stefàno, assessore alle Risorse Agroalimentari della Regione Puglia. “La Provincia di Bari è pronta a sostenere il progetto intravedendo ottime opportunità di inserimento delle produzioni più tipiche, e potenzialmente di interesse fra i quali vino, olio extra vergine di oliva, pasta, prodotti caseari uva da tavola”, ha concluso Francesco Caputo, assessore all’Agricoltura della Provincia di Bari con riferimento alla logistica che è la vera chiave di accesso all’export.

Un capitolo a parte, di fondamentale importanza per la Puglia agricola, ha riguardato due buyers giapponesi della Norlake International, invitati in Puglia proprio la scorsa settimana per incontrare operatori del settore ortofrutticolo. Si è trattato della prosecuzione di un contatto avuto in occasione delle azioni collaterali del Foodex Japan 2010. Anche loro, infatti, sono interessati allo stesso progetto logistica che l’ICE sta estendendo anche al Giappone, in collaborazione con l’ufficio di Tokyo, e col quale gli splendidi carciofi del brindisino non potranno ancor più varcare i confini del Sol Levante.

Antonella Millarte

Ulteriori approfondimenti su "La Gazzetta dell'Economia" num. 22 del 05 giugno 2010, pagg. 16-17

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